"La seconda occasione" di Maurizio Verduchi

di Maurizio Verduchi

Molte cose di questa storia sono vere: il lago di Vico e il Monte Fogliano che sono sempre lì compresi i massi/autobus. Bianchino Rogerini è esistito veramente (cercate su google libri e lo troverete) era mercante e nell’agosto del 1297 frequentava le fiere di Sciampagna; mi ha ispirato perché aveva comprato i debiti (e ti pareva) di altri mercanti miei omonimi e veniva molestato per questo (spero non dai miei forse antenati). Il Castello di Vico è rimasto in piedi fino a metà del XIV secolo e quindi in una delle due epoche del racconto c’era. Il protagonista, anche se tratteggiato sommariamente, è nel fisico e nello spirito il mio amico Corrado che ha pensato bene di morire mentre iniziavo a scrivere questo racconto; lui la seconda occasione, anche se la meritava, non l’ha avuta. Il soppalco e la musica irlandese sono miei e reali. L’essere maligno del buio e le sue emanazioni non sono reali ma surrogati ne troviamo tutti i giorni. Resta l’essere luminoso benefico io so chi è e anche lei e lo Scrigno.

"La seconda occasione" pag. 1

Mi chiedo come sia possibile che sia successo. Ora che sono qua sul mio soppalco ad ascoltare musica irlandese davanti al mio pc in una fredda domenica di ottobre, quello che è successo negli ultimi due giorni della mia vita sembra meno reale di quello che c’è scritto nei libri qui al mio fianco eppure è accaduto.

3 novembre 2006 faggeta di Monte Fogliano, amo passeggiare nel bosco tra le foglie morte scricchiolanti sotto i miei passi, i ciclamini che colorano la mattina d’autunno e il silenzio tra le colonne naturali dei faggi; non posso farlo quasi mai e quando ho modo scappo è il modo migliore per riordinare i pensieri ho, meglio ancora, accantonarli e far respirare l’anima per un po’. Cammino in questo posto magico tra gli alberi e i ricordi dell’antico vulcano, massi grandi come autobus, piantati a casaccio sul declivio che scende al lago scagliati dalla furia dell’eruzione. Cammino, respiro l’aria fredda dei novecentometrisullivellodelmare, mi immergo nella natura e… cado. Lo sapevo oltre ai massi grandi ci sono anche i piccoli e io, come l’astronomo che guardava le stelle, ci ho inciampato; mi giro a guardarlo male e il piccolo masso mi appare strano, ha un angolo troppo preciso. Curioso come un bambino che gioca ai pirati comincio a scavare il terreno reso morbido dalle pioggie dei giorni precedenti, non è un masso, è di legno e metallo; mi accorgo che in quel punto, nonostante i padri faggi, la pioggia ha provocato uno smottamento e le foglie hanno coperto tutto. Scavo con le mani, con un bastone, ora il terreno e meno morbido ma l’oggetto mi attira, è sporco, incrostato, sporco ma è indiscutibilmente un piccolo scrigno; la curiosità è irrefrenabile, lo tiro fuori dal terreno, lo pulisco un po’, con il coltellino per i funghi lo forzo e lo apro; dentro dei documenti, sembrano di pergamena ed antichi. Li chiudo dentro e mi avvio verso l’auto. A casa, li voglio vedere con calma.

30 agosto 1297 a nord di Bordeaux, fiera di Sciampagna. Sono due giorni che girano intorno al mio banco di stoffe, prima mi hanno lusingato, poi hanno cominciato a minacciare velatamente. Certo sono in quattro o cinque, ben armati e non hanno l’aria di essere mercanti. Ne ho parlato col Magistrato delle fiere che mi ha rassicurato, finché sono qui non ho problemi e neanche a Firenze ma in mezzo ci sono più di ottocento miglia. La colpa è mia, ho bevuto troppo e alla locanda del Gallo (le coq come dicono qua) ho cantato e soprattutto parlato troppo; ho parlato dei debiti acquistati dagli altri mercanti di Firenze e dei terreni sulla via per Roma che mi hanno dato in cambio; un buon affare per me e per loro; ma adesso quei tipi mi sono addosso, non so perché ma vogliono assolutamente i titoli di possesso dei terreni; devo fare qualcosa assolutamente… ho trovato, resterò qua e spedirò i documenti a casa da una persona fidata e forse so anche a chi posso rivolgermi. Certo che qui intorno c’è un’atmosfera strana, inquietante, sono 10 anni che vengo qua e non l’ho mai percepita, sento i brividi lungo la schiena… ci credessi direi che è qualcosa di magico e negativo però sono un mercante, fiorini, stoffe e carte questa è la realtà…che strane ombre.

"La seconda occasione" pag. 2

Volo lungo la stradina di montagna che di solito faccio con passo tranquillo, entro sulla strada principale e mi avvio a razzo verso casa; è strano come una mattinata di pensieri rilassati si tramuti in un concentrato di ansia e emozione; che caspita ci faceva lassù uno scrigno e di quell’epoca, giusto, di quale epoca sarà? Devo arrivare a casa e vedere inutile continuare a farsi domanda. La giornata di novembre intanto, giustamente indifferente alle mie piccole cose, si svolge come da copione; la nebbiolina si è alzata e con una tramontana improvvisa è apparso il sole. Mi ricordo che oggi è il compleanno di Silvia, se non ci si fa gli auguri tra scorpioni.., ecco casa. Entro e di colpo la frenesia mi passa; ripulisco con cura lo scrigno e finalmente lo apro contiene dei rotoli di pergamena; non è che riesca a capire proprio tutto è una via di mezzo tra italiano arcaico e latino ma insomma con un po’ di buona volontà…in alto una data, 18 agosto 1297… così antico… mi pare di capire che si tratti della cessione di un terreno in agro di …. In cambio della copertura di un debito a una fiera della Sciampagna; mi pare di aver letto qualcosa su queste fiere…poi c’è un altro rotolo nel quale si dice più o meno che chi porta il documento è persona fidata e va compensata adeguatamente e c’è il nome del messaggero: il mio! Che coincidenza assurda… c’è un terzo rotolo, è diverso dagli altri, sembra fatto di luce e oscurità insieme, non ho mai visto una cosa del genere e potrei giurare su qualsiasi cosa che prima non c’era.

30 agosto 1297 notte locanda del Gallo – Due presenze tra le travi della stanza del mercante una sembra fatta di luce “Il predestinato ha trovato ciò che doveva ed è qua, i tuoi piani falliscono essere d’ombra”. Nel punto più buio della trave c’è un qualcosa di ancor più nero, come se lì fosse il nulla “Questo è quello che pensi tu stupido essere di luce; tu pensi, agisci secondo le regole, io no! Non ho regole! Tu, secondo le regole, hai portato il predestinato da noi, io gli ho lanciato un incantesimo e Lui morrà e tu ormai non puoi farci niente è passato troppo tempo” “Sei d’ombra in tutto e per tutto;ma sottovaluti il Tempo su quello ho potere e tu no. Una seconda opportunità, avrà una seconda opportunità!” L’essere oscuro con un grido sordo e agghiacciante svanì. Il mercante sii svegliò di colpo, turbato da oscure sensazioni “Si è urgente. Affiderò i documenti a Corrado, lui riuscirà a portarli in salvo. Mi fido di lui anche se è apparso qui all’improvviso due giorni fa e si comporta in modo strano.” Si girò nel letto e tornò a dormire. Tra le travi un essere luminoso sorrise.

Guardo il piccolo rotolo indeciso e intanto ripenso al nome del messaggero, Corrado Dell’Aquila esattamente come il mio; la cosa mi gira in testa mentre prendo il piccolo rotolo… un’esplosione di luce e non sono più a casa mia… mi guardo intorno stordito, sono in una grande spianata piena di banchi carichi di merci e di gente, di odori, colori, rumori insomma una fiera, ma la gente è vestita in costume…dove sono? O quando sono?

31 agosto 1297 alba locanda del Gallo – “Non so perché mi fido di lui così; non so chi sia Corrado né da dove venga; è apparso la mattina del 27 quasi dal nulla vestito in modo singolare, molto alto, robusto, coi capelli rossi, alto quasi una canna, un guerriero; eppure conosce tante cose, un sapiente; chiunque sia mi ha liberato dai cavalieri neri. Basta è deciso. Gli affido i documenti delle proprietà, li porterà a Firenze ne sono sicuro”. Corrado è fuori che aspetta; prende il piccolo scrigno con i documenti dalle mani del mercante e parte a spron battuto verso sud. Ombre nere sono acquattate dietro le mura del Gallo, si staccano silenziosamente, salgono sui loro neri cavalli e seguono Corrado.

27 settembre 1297 vicinanza del castello di Vico – Non credo ancora, cavalco da quasi un mese alla fine del XIII secolo per portare un piccolo scrigno a Firenze, al palazzo del mercante Bianchino Rogerini. La strada è stata lunga e pericolosa. A Fidenza mi sono scontrato seriamente con i cavalieri ombra, che mi seguono da quando ho abbandonato la fiera. Chi mi ha mandato qua, più che qua ora, divinità o essere magico che sia mi ha mandato attrezzato, cavalco e combatto magnificamente, il fisico è il mio ma è in perfetta forma; ho ucciso due cavalieri dei tre che mi avevano assalito. Nei pressi di Firenze ne ho visti appostati una decina e allora ho deciso di andare verso casa perché ora lo so, sono io che ho seppellito lo scrigno sul Fogliano.

28 settembre 1297 monte Fogliano sopra il lago di Vico – Al castello sono stati ospitali, altro che il XXI secolo, anche se mi hanno preso per matto quando mi hanno visto addentrarmi nella selva; lego il cavallo e proseguo a piedi. E’ diverso rispetto alla mia epoca, d’altra parte ci sono sette secoli di differenza… però il riferimento dei massi autobus c’è li riconosco! Ecco questo è il punto dove nel 2006 ritroverò lo scrigno. Sono attrezzato, scavo e seppellisco non troppo in profondità. Mi avvio di nuovo verso il cavallo, un fruscio, un rametto che si spezza, eccoli di nuovo i maledetti, mi batto, spacco braccia e gambe e poi un dolore lancinante alla gamba e poi alla schiena… frecce… cado riverso, il capo dei cavalieri neri è sopra di me, scopre il volto..che non c’è! Ma che cosa…affonda la spada nel mio petto…….luce, esplosione di luce, “ora è la tua seconda occasione, la tua seconda occasione…” dice la luce.
E mi ritrovo qui sul mio soppalco, con la mia musica irlandese, il 31 ottobre 2006, con uno strano livido sul torace, nella mano destra foglie e terriccio di 7 secoli fa, tre giorni di tempo e la consapevolezza che mi riempie l’anima…ora so come sfruttare la mia seconda occasione.