"I racconti del ripostiglio" di Claudio Martini

I CAPITOLO

Mi è sempre piaciuta quell'immagine che Pratt propone alla fine di una delle sue opere, penso rientrando in casa alle sei del pomeriggio.
I veneziani, quando sono stanchi della loro quotidianità, della loro vita abituale, entrano in una piccola corte, aprono una porta segreta e se ne vanno in una dimensione parallela, un ambiente in cui i sogni e i desideri trovano forma e creano storie che vale la pena di vivere.
Venezia mi è sempre parsa una città adatta a queste fughe fantastiche, soprattutto nei mesi autunnali, quando l'assedio dei turisti diminuisce e le calli e le piazze sembrano celare segreti antichi, tenuti nascosti così bene che gli stessi residenti se ne dimenticano.
Do uno sguardo al mio appartamento, come se non ne conoscessi ogni angolo, ogni metro.
Mi muovo lentamente dal salotto verso l'ingresso, sentendo addosso una stanchezza che sembra aumentare ad ogni passo. Mi fermo davanti alla porta a specchio del ripostiglio. Osservo l'immagine riflessa, il corpo robusto, la giacca grigia sui pantaloni jeans, la barba di tre giorni, la mia espressione assente.
Mi riscuoto, mi allontano dallo specchio, mi butto sul divano.
Sarei contento di scoprire che lo specchio di fronte alla porta d'ingresso, che rimanda la mia immagine quando rientro dal lavoro, occulti un passaggio che metta in comunicazione i miei desideri di altrove...

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