Marzo 2009 "Splendore a 17 carati" di Alessio Pracanica

Splendore a 17 carati.
(Il mito del secolo d’oro)

di Alessio Pracanica

L'Invencible Armada

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Non è certo una grande scoperta, da parte mia, l’affermazione che, per capire Don Chisciotte, bisogna prima comprendere la Spagna e gli spagnoli…
Vista come entità storica e culturale, la Spagna a me sembra una successione ininterrotta di miti, almeno nella visione in cui spesso la giudica la storiografia ufficiale (spagnola)…
Il mito della Reconquista, …il mito del secolo d’oro, con il suo carico di ambizioni imperiali,…una specie di orgoglio misantropo, molto diverso dall’arrogante “grandeur” dei francesi, che pur tuttavia esiste e rischia di essere misconosciuto, per il semplice fatto che il carattere spagnolo (definizione grossolana, me ne rendo conto, ma il poco spazio richiede semplificazioni e, talvolta, rozze divisioni per categorie) è caratterizzato da un complesso di superiorità frustrato,…per semplificare ulteriormente…se il carattere nazionale francese reagisce a tale frustrazione (e misconoscimenti della sua importanza) con aggressività diplomatica, politica e linguistica (basti pensare alla quantomeno “bizzarra” decisione di De Gaulle di non entrare nella Nato, ma di allearsi con essa)…quello spagnolo reagisce con l’isolamento, l’arroccamento dentro se stessi…se può sembrarvi un’affermazione forte, ricorderò che solo negli anni ’70 di questo secolo la Spagna si è affacciata al confronto con altri paesi (dopo la morte di Franco, cioè) e rimane tutt’ora il paese occidentale ad essere entrato più tardi nella Nato e l’unico paese dell’UE in cui sia stato effettivamente tentato un golpe negli ultimi trent’anni.
A cosa è dovuta questa diversità degli spagnoli?
Se la psicanalisi parla di traumi dell’infanzia per spiegare le aberrazioni caratteriali degli individui, non vedo perché non potremmo applicare lo stesso concetto alle nazioni…
La Spagna ha (o piuttosto ritiene di avere) un peccato originale da scontare…la conquista araba…
Questo episodio da solo, ha fatto nascere diversi miti della storia spagnola…, ma procediamo per gradi…partiamo, com’è ovvio … dall’inizio
Le prime testimonianze storiche di insediamenti umani nella penisola iberica risalgono al 1200 a. C. , in questo periodo, tra popolazioni autoctone e immancabili migrazioni di popoli indoeuropei, si comincia a formare una base etnica (seppur ancora molto variegata)…in quegli anni, tra l’altro, avviene secondo la leggenda, la fondazione di Gadir (l’odierna Cadice), presso Gibilterra, ad opera dei Fenici. Siamo in piena età del Ferro.
In seguito, nei secoli successivi, alla spinta espansionistica di popolazioni provenienti dal nord, farà sempre più da contraltare la fondazione di diversi porti e stazioni commerciali ad opera degli stessi Fenici, operazione accelerata dalla scoperta di notevoli giacimenti di metalli (ferro, argento, oro e soprattutto stagno)…ad essi fanno seguito, ovviamente, gli immancabili Greci, anche se in epoca più tarda…
Fin qui assistiamo ad una vicenda abbastanza simile a quella italiana…popolazioni autoctone o trapiantate da migrazioni provenienti da est, si incontrano (raramente si scontrano, più spesso si amalgamano) con i popoli di navigatori e commercianti giunti dal Mediterraneo…
Nel VII secolo a.C. , assistiamo alla nascita (indicata in fonti ellenistiche) del mitico regno dei Tartessi, di incerta collocazione geografica…esso dura poco, perché già alla fine del VI secolo a. C. scompare dalle documentazioni storiche, probabilmente a causa di un diminuire degli scambi commerciali con i Fenici (che, nel frattempo, hanno i loro guai da risolvere con i Babilonesi) e soprattutto della perdita del monopolio dello stagno in favore di Marsiglia.
Sconfitti i Fenici ad opera di Nabucosondor, una nuova potenza si affaccia sul Mediterraneo…
Cartagine, i cui primi insediamenti in Spagna sono della metà del VI secolo, conserva le stesse caratteristiche comportamentali dei Fenici (da cui, di fatto discende), perché ne conserva le stesse finalità…non imperialismo basato sul possesso di territori, ma occupazione di punti strategici a protezione delle rotte commerciali…
E’ interessante notare, come paesi di scarsa o nulla spinta demografica e dal “pedigree”, per cosi dire, economico (quali le città fenicie, greche, Cartagine ed, in tempi più recenti la stessa Inghilterra e l’Olanda) si siano concentrati su questo modello di colonizzazione, che potremmo chiamare di primo tipo,…mentre nazioni di notevole (per i tempi) esubero demografico e dalle origini stanziali ed agricole, come l’antica Roma, i califfati musulmani, il Giappone a cavallo del ‘900 o (guardacaso) la Spagna imperiale, abbiano sempre preferito l’occupazione tout court di territori, dando vita ad una colonizzazione di secondo tipo, con risvolti e ripercussioni culturali molto diverse, soprattutto per le popolazioni occupate…
Ciò, naturalmente, perché le nazioni appartenenti al secondo esempio potevano permetterselo, avendo uomini e risorse sufficienti (rispetto, ad esempio, alle piccole città greche), ma anche perché le loro origini agricole piuttosto che industriali e la stessa necessità di beni di consumo (soprattutto alimentari) per nutrire un impero sempre più vasto, forniscono se non una scusante, certo una parziale motivazione di tale comportamento…
I legionari romani, manipolo di contadini in uniforme, che non avevano prodotti da offrire, trovavano perfettamente normale, conquistato un territorio, edificarvi città e fattorie, ad imitazione dei modelli lasciati a casa…Greci e Fenici, per lo più marinai e commercianti, si accontentavano di fondare un porto, lasciando l’entroterra relativamente libero di farsi i fatti suoi, contando sul suo bisogno di commerciare per assimilarlo…
Lo sviluppo di questi concetti ci porterebbe forse troppo lontano, vi chiedo però di tenerli a mente, perché essi saranno necessari per capire quella casta di hidalgo, o cavalieri della piccola nobiltà spagnola, a cui, di fatto, appartiene Don Chisciotte…

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Eravamo rimasti a Cartagine, in realtà essa non è l’unica potenza ad affacciarsi sul Mediterraneo, ovviamente ce n’è un’altra, situata su alcune colline accanto ad un fiume chiamato Tevere…
Il conflitto tra Romani e Cartaginesi, a mio avviso, illustra al massimo grado i concetti esposti prima,…Roma ha poche difficoltà ( in chiave storica e nel corso dei secoli, ovviamente) a trasformarsi in potenza navale, le sue risorse e il suo immenso retroterra lo permettono…Cartagine invece, che per resistere tenta di trasformarsi in potenza territoriale, deve andare incontro a notevoli limiti. Essi, più che pratici (in un certo momento controlla l’intera penisola iberica), sono strutturali… esprime una cultura raffinata, individualista…le mancano le connotazioni di pensiero per diventare, di colpo, stato imperialista…troppe sono le resistenze da superare…in definitiva è qui, secondo me, piuttosto che a Capua, che si infrange il sogno di Annibale…Roma è già organizzata in modo tale da concepire ed amministrare un impero…di fronte al quale, Cartagine è solo una piccola e fiorente città,…che, se allargata, finirà per annacquarsi…
La fine di questa lotta è troppo nota perché ci si dilunghi, …dirò soltanto che, con la conquista di Cadice nel 206 a. C. si conclude la presenza cartaginese in Spagna e la penisola iberica diventa una provincia romana.
Tale resterà per parecchi secoli, diventando il forziere dell’impero (era tradizione per tutti i politici indebitati, da Cesare in poi, farsi assegnare come governatori in Spagna per risolvere ogni problema economico) e, in seguito, il suo granaio…
Diventa anche un centro di notevole cultura…tra gli “spagnoli” famosi di quel tempo ricordiamo Lucio Anneo Seneca, il poeta Lucano, il geografo Pomponio Mela e il retore Quintiliano fino al poeta satirico Marziale, che ricorderà cosi la sua terra natale :

“ Ti stupisci o Avito, che ti parli di terre lontane,
Io, fatto vecchio dalla città latina;
Che sente sete del dorato Tago
E del paterno Salo, e che tenta di far ritorno
Alla capanna e al campo miserabile che la nutre
Ma io amo quella terra, dove sono ricco con poco
E la povertà mi fa viver in opulenza.”

La raggiunta romanità della Spagna è attestata persino dall’origine di uno dei più grandi imperatori, il castigliano Traiano.
Il declino dell’impero si ripercuote, ovviamente, anche sulla Spagna che, nel 400 d.C. si ritrova divisa in regni barbari indipendenti,… Vandali, Svevi e Alani…
E’ poi la stessa Roma (o almeno quanto ne resta) ad offrire ad i Visigoti l’occasione per entrare in Spagna, mediante un patto che culminerà nella fondazione di uno stato goto con capitale a Tolosa.
Dopo parecchi screzi con i Franchi (recentemente convertiti al cristianesimo) giunge in soccorso il re ostrogoto Teodorico (l’effettivo padrone dell’Italia) e la protezione di questo ingombrante padrino, permette ai goti di tentare la conquista delle regioni meridionali spagnole…conquista che risulta comunque incompleta a causa di notevoli rivalità tra gli stessi barbari, precipitando la penisola in una situazione di notevole complessità politica ( vada per tutte la presenza di una provincia bizantina a nord di Cartagena ).
La scelta visigota di spostare la capitale a Toledo, nel VI secolo, conferma che la strategia dei goti è ormai concentrata sulla Spagna…si accelera cosi la conquista delle ultime enclavi sveve e il definitivo accerchiamento dei possedimenti bizantini…
Bene o male la penisola ritrova una sua unità politica che non verrà più messa in discussione…
A tale unità non corrisponde però, almeno per il momento, una coesione sul piano etnico e linguistico…per superare ciò, Recaredo, diventato re nel 586, utilizza la via della conversione al cattolicesimo, che viene sancita dal III Concilio di Toledo (589)…ciò scatena un’ondata repressiva soprattutto verso gli ebrei …
Il regno goto è caratterizzato da una notevole dose di instabilità interna…dato che spesso la successione non viene organizzata burocraticamente, ma decisa con una serie di omicidi…la decisione quindi di abbracciare la fede cristiana, deve essere vista alla luce del tentativo di rafforzare le prerogative regie, ed in effetti, i numerosi concili di Toledo, cercano sempre di imporre una visione divina del monarca, minacciando di scomunica chiunque cerchi di ucciderlo o deporlo…la scelta di compromesso di una monarchia elettiva, rafforza il ruolo di clero e nobiltà e il potere goto sulla Spagna raggiunge il suo culmine con la conquista dell’enclave bizantina nel 624.
Una successiva rete di intrighi e lotte intestine, porta all’ingresso dei musulmani in Spagna…7000 berberi chiamati in aiuto da uno dei litiganti per il trono, conquistano Toledo nel 711, ponendo fine a circa tre secoli di dominio visigoto.
Tra questa data e il 732, anno in cui si suole datare l’arresto dell’espansione musulmana, ad opera di Carlo Martello a Poitiers, gli arabi completano la conquista della Spagna, in realtà essi si fermano ai Pirenei non tanto, o non solo, per merito dei Franchi, quanto perché il loro numero è di per sé insufficiente a garantire il controllo della penisola, figuriamoci per imbarcarsi in avventure contro una delle più forti potenze del tempo…secondo me, lo scoglio dei Pipinidi è solo l’occasione su cui si infrange l’espansionismo arabo, la marea al massimo sarebbe avanzata di qualche km.
La Spagna araba, almeno all’inizio, è un coacervo di conflitti, in misura non molto differente dal regno goto che l’aveva preceduta,…queste lotte intestine, spingono l’elite politica a ripensare le frontiere…soprattutto al nord, ove si crea il cosiddetto “deserto della valle del Duero”, zona spopolata al fine di dissuadere i Franchi dall’invasione…in realtà tale decisione determina i germi della “Reconquista”, perché permette la nascita di microcosmi cristiani, quali il piccolo regno delle Asturie ad opera di Alonso I (739).

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Nel 750, ad opera di Abd-Al-Rahman, si compie l’effettiva unità politica della Spagna musulmana, con la conquista di Cordoba e la decisione di proclamarsi emiro…staccandosi cosi dal califfo e fondando di fatto uno stato musulmano indipendente…
Inseriamo a questo punto la discussione del primo “mito” inerente la realtà storica spagnola…la storiografia (soprattutto del periodo di Franco) tende a considerare il dominio arabo come un’anomalia, un’interruzione della normale esistenza di una nazione…e ritiene che la Reconquista, avrebbe espulso dal paese due etnie che non si erano mai integrate con il tessuto sociale, gli ebrei e i musulmani…
Sarebbe come dire, che gli Italiani si sentivano e definivano tali già nel medioevo…
Tale assurdità (perché a mio avviso di questo si tratta) non ha alcuna giustificazione sul piano storico e culturale…se si è parlato di unità a proposito della conquista romana o visigota, essa si realizza su un piano esclusivamente geopolitico, mai su un piano etnico o linguistico e soprattutto religioso…semmai sotto Roma gli spagnoli si sentivano romani (seppur di periferia) o più facilmente Castigliani, Andalusi, Baschi…sotto i Goti, poi, si sentivano tutto e il contrario di tutto…
Sicuramente non spagnoli insomma…semmai, la nascita di un comune sentire proprio dell’entità nazione (ammesso che in Spagna ciò sia mai avvenuto totalmente) è da imputarsi proprio alla dominazione musulmana, che pur rispettando tutte le etnie ed i particolarismi ( a dispetto delle facili credenze che ritraggono gli arabi come intolleranti e crudeli) favorì la genesi di un“particolarismo” spagnolo…per la prima volta nella sua storia, realtà indipendente da altre (che anche la conquista gota era legata a doppio filo con il regno di Teodorico) e soprattutto realtà stabile sul piano economico e politico…
Sotto il dominio arabo quindi, vengono a porsi due condizioni indispensabili per la formazione di una nazione…l’unicità (non parte di un impero, ma regione con sue peculiarità) e la stabilità (cosicché le varie etnie possano col tempo riconoscersi nel corpus di leggi ed usanze di quello specifico locus geopolitico)…
Perciò, a mio avviso è necessario parlare di “mito” della Reconquista…
Essa semmai fu una conquista tout court…che “spagnola”, la Spagna lo era stata poco e male.
Certo, non è tutto oro quel che riluce, alla morte di Abd-Al-Rahman scoppiano di nuovo lotte intestine per il potere e si esacerba il conflitto con i piccoli regni cristiani…
Nel nord intanto, mai veramente posseduto dai musulmani, si ingrandisce la piccola realtà del regno delle Asturie, e diventano indipendenti la Galizia e la Castiglia (che tanta parte avrà in seguito).
In ogni caso, sotto il dominio musulmano, la Spagna raggiunge uno dei periodi di massimo splendore dal punto di vista culturale ed architettonico …la successiva incapacità del mondo arabo di adattarsi ai cambiamenti dell’età feudale, porta al progressivo arretramento degli arabi in una posizione di difesa sempre più marcata e di fatto, apre le porte a quella che verrà definita la Reconquista…
Essa inizia come una penetrazione verso sud dei vari regni cristiani e si conclude nel 1249…
Ad ulteriore prova del mancato carattere nazionale di questa impresa, valga come dimostrazione che la Spagna cristiana, alla fine, risulta divisa tra diversi regni, tutti cattolici, ma notevolmente diversi tra loro…basti guardare alle successive scelte politiche…mentre la Castiglia si rinchiude su se stessa a leccarsi, almeno per il momento, le ferite,…la Catalogna si pone come potenza commerciale nel Mediterraneo, o almeno tenta di farlo…ciò avrà qualche ripercussione in seguito.
Se infatti in Castiglia viene ostacolata la nascita di una vera e propria borghesia, in Catalogna tale classe sociale si forma rapidamente, acquistando anche numerosi privilegi…
Nel corso del XIII secolo, la Castiglia ritrova le forze per un’ulteriore espansione, che porta ad una serie di conflitti ed impelagature in problemi portoghesi e navarresi…
Nel 1402 avviene la conquista delle Canarie…
Nel 1469, il matrimonio tra Isabella di Castiglia e Ferdinando d’Aragona segna la nascita di uno stato unitario, che si impegna subito nella conquista del regno di Granada…l’ultimo vero obiettivo della Reconquista…
Ciò che in origine era una semplice unione dinastica ( e con ciò sfatiamo definitivamente il mito della Reconquista) tenta di trasformarsi in un intreccio di relazioni più salde e legate da una comunanza di interessi…
Nella prima metà del ‘500, avviene poi la realizzazione del grande impero americano, con la conquista di Haiti, di Cuba e di tutto il centro e sud-America (eccettuato il Brasile, che era stato assegnato al Portogallo dal trattato di Tordesillas).

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Nel 1516, dopo una serie di ulteriori problemi dinastici (su cui sorvolo, perché è una successione di nomi di una pallosità mortale) si ritrova re Carlo V, un Asburgo, il cui regno va ben oltre i confini spagnoli e comprende i Paesi Bassi, la Lombardia, e l’Europa tedesca…
Ne viene fuori un conflitto con Francesco I, re di Francia, che termina con la pace di Cambrai del 1529. Essa sancisce l’abbandono di qualunque pretesa sulla Borgogna, in cambio del controllo su Napoli e Milano.
Le dispute intorno al protestantesimo e le rivalità all’interno della famiglia Asburgo, portano alla divisione della dinastia in due rami, uno che eredita l’impero e l’altro la Spagna…
Il nuovo re spagnolo Filippo II (il figlio di Carlo V) si impegna in una politica sempre più peninsulare e mediterranea, che culmina nell’alleanza con Venezia ed il papa, determinando la vittoria di Lepanto del 1571…a questa battaglia navale partecipa anche un nostro vecchio amico, Miguel de Cervantes Saavedra.
Nel 1565 circa, cominciano le ribellioni nei Paesi Bassi, rimasti legati alla corona spagnola,…il tutto porterà ad una serie di scontri con l’Inghilterra, la cui scusa ufficiale è costituita dalla decapitazione della cattolica Maria Stuarda, e culminerà nel disastro dell’Invincibile Armada nel 1588…anche qui abbiamo modo di incontrare il nostro amico Miguel, che opera come intendente per l’acquisto di cibo ed equipaggiamenti per la flotta…
In quello che, da parecchi storici, verrà definito “Siglo de oro”, non mancano notevoli scompensi e squilibri…la Reconquista, scacciando e perseguitando gli ebrei e i musulmani, aveva, di fatto, privato il paese dell’unica classe di tecnici in possesso della necessaria intraprendenza e del know how, per reinvestire la fiumana d’oro e d’argento proveniente dalle colonie, in maniera diversa che non fosse lo sterile latifondo nobiliare…
In mancanza di un tessuto economico che trasformasse la ricchezza momentanea in ricchezza duratura, i fondi provenienti dalla tassazione e dalle miniere americane venivano indirizzati alla politica imperiale ed espansionistica di Filippo II, che, oltre a costare più di quanto rendeva, bloccava ogni ulteriore progresso sociale in favore di uno stato immobilista al suo interno, con una nobiltà ed un clero spesso parassitari se non francamente inetti, e numerosi nemici, ben più organizzati sul piano economico, al suo esterno…
La lotta tra Inghilterra e Spagna per il padrominio dei mari ( e del mondo), ripercorre, a ruoli invertiti e su scala diversa, il conflitto tra Roma e Cartagine, ove la monarchia inglese interpreta il modello di stato commerciale, senza snaturarlo nel tentativo di estendere i possedimenti oltre il dovuto (l’India è un caso a parte, con sue peculiarità), e con una borghesia intraprendente, dinamica…la Spagna invece è una Roma pigra…cui manca la profondità sul piano demografico e mentale per governare un impero cosi vasto…potremmo dire che la Spagna non governò, ma si limitò a depredare i territori occupati, invero non diversamente dagli Inglesi, ma senza trarne un reale sviluppo, che fosse leva e motore di una crescita ad un gradino superiore di potenza qualitativa oltre che quantitativa…
Il Secolo d’Oro, quindi, lo è senz’altro dal punto di vista delle arti e delle lettere (come vedremo tra breve), molto meno in campo politico ed economico,…con un regno costretto a dichiarare più volte bancarotta…se cosi non fosse, d’altronde, non sarebbe durato un solo secolo…diciamo piuttosto che è un secolo dorato…che, con le grandi opere prodotte, maschera le reali deficienze dello stato spagnolo…
E’ in questi tempi che incontriamo i nostri due grandi amici…e, con la storia, è qui che ci fermiamo.
Don Chisciotte e Sancio, infatti, si muovono in una Spagna ricca di contrasti,…uno stato che non funziona e tira a campare…con notevoli malesseri sociali…praticamente privo di borghesia…in cui il collante tra poveri e ricchi dovrebbe essere rappresentato da quegli hidalgos, o esponenti della piccola nobiltà, che però, per naturale propensione, tendono a parteggiare più per chi sta la di sopra, che per chi sta al di sotto di loro.
Cervantes è un tardo-umanista che si ribella all’età del barocco…non a caso attingendo, per la rivolta del suo personaggio, al mito pre-barocco più forte che esistesse…l’eroe della Chanson de Geste…durante le sue avventure, Don Chisciotte non manca di soffermarsi sulle numerose ingiustizie e sui torti che dovrà raddrizzare…se ciò viene nascosto sotto il mantello della pazzia e dell’umorismo è solo perchè l’autore scrive in epoca di Controriforma…e non possiamo pretendere che rischiasse il collo…, ma, secondo me, la ribellione di Don Chisciotte si attua su diversi piani…uno senz’altro etico, cosmico, universale…ed un altro puramente storico, sociale, oserei dire contemporaneo…, ma questo lo vedremo in seguito…
Per concludere, sperando di non avervi annoiato in questo lungo cammino storico, chiedo venia per eventuali errori e strafalcioni commessi…restringere a poche pagine la vita di un grande paese non è mai cosa facile…per tutti i pareri espressi invece, non invoco nessuna scusante…come sempre, riguardo le mie povere idee, me ne assumo piena responsabilità.

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P.S. a scanso di equivoci, vorrei chiarire … la Spagna di Don Qujiote non è la Spagna attuale…che qualche giorno fa è diventato il primo paese cattolico a concedere il matrimonio civile alle coppie gay…quando un paese compie passi da gigante, annullando in breve tempo il gap che lo distanzia dal resto del mondo, merita tutta la nostra ammirazione.