Alessandra Libutti - Thomas Jay

E' un romanzo questo che, fin dalle prime pagine, fa scordare che è scritto da un'esordiente.
Il romanzo tocca il tema della giustizia, di quanto la società sia responsabile o meno degli "errori" o della perdizione di un individuo. O almeno questo è uno dei piani di lettura che mi tocca da vicino, in una società che tende a giustificare sempre e comunque lasciando che il carnefice diventi la vittima.
La scrittura epistolare permette al lettore di entrare subito in intimità con il protagonista ed a seguirlo per tutto il suo percorso di cambiamento come se lo si stesse facendo insieme a lui, sospendendo il giudizio per ascoltare il suo su se stesso.
E' un romanzo intenso, carico di emotività, che narra di una vicenda umana come ne capitano poche. Di persone così, che sbagliano e sono convinti di meritare ciò a cui vanno incontro a causa dei loro errori si possono contare sulle dita di una mano. Anche se la violenza descritta nelle carceri e nei manicomi in anni così poco lontani da noi, mi lascia sempre con l'amaro in bocca.
E' un romanzo questo, che offre molti spunti di riflessione sulla vita, sul dolore, sul significato della sofferenza, prendendo dai grandi nomi della letteratura le forze per guardarsi dentro e ricominciare a vivere anche quando tutto il mondo, compreso se stessi, pare contro alla vita ed alla sopravvivenza.
E' un inno al non arrendersi mai utilizzando la mente, l'intelligenza e l'immaginazione come forza interiore che nessuno potrà mai ingabbiare.
Infine, è un concerto di parole, un racconto dentro a tanti altri, che spiega l'impagabilità della scrittura come mezzo per riscattarsi, sopravvivere alla propria morte o addirittura a se stessi.

Nadia

Per un assaggio del libro clicca sul link di seguito:
http://scrignoletterario.it/node/593