Intervista Colonne d'Ercole

Buongiorno ai nostri amici di Colonne d’Ercole.

Per spiegare meglio chi sono i nostri amici, lasciamo la parola a loro attraverso la seguente intervista ed iniziamo chiedendo:

1) Qual è la vostra “mission”? Il motivo per il quale vi siete riuniti ed avete deciso di creare un sito?

Siamo come voi amanti della lettura e della scrittura, con un difetto al cassetto del comodino: non riusciamo proprio a tenerlo chiuso. Il famigerato custode del manoscritto privato con noi ha fallito. Colonne d’Ercole è nata perché avevamo voglia di metterci in gioco, di sottoporre ad altri le cose che scriviamo, ciascuno ammettendo con umiltà i propri limiti, la disponibilità ad accettare le critiche e il desiderio di migliorarsi.
Le cose che scriviamo singolarmente vengono passate ai raggi X dagli altri del gruppo, corrette in sessioni collettive di editing che si rivelano utili a tutti e non solo alla “vittima” di turno. La quale può vedersi cassare senza pietà certi passaggi che le sembravano tanto belli e geniali, ma che scopre essere tali solo per lei.

Il sito rappresenta un invito per tutti a uscire allo scoperto. E’ nato sia come strumento di lavoro interno al gruppo, sia come bacheca per interagire con altri bibliofili: come strumento di lavoro, perchè contiene un forum tramite cui operiamo e discutiamo da casa, un’agenda che ci ricorda le scadenze e gli incontri, una mailing list che ci permette di rimanere sempre in contatto; come vetrina, invece, per informare sulle nostre attività, per i libri che consigliamo o sconsigliamo, per segnalare i concorsi che reputiamo seri e i tanti appuntamenti culturali della zona. Serve anche a trovare nuovi contatti fruttuosi (culturalmente parlando, s’intende) come quello con voi.

2) Qual è la vostra storia? Come gruppo. In quanti siete?

Siamo in dodici, tutti reduci dallo stesso corso di scrittura narrativa. Al termine di quell’esperienza abbiamo deciso di continuare da soli per realizzare qualche progetto comune. Da un paio d’anni ci troviamo una volta alla settimana per portare avanti i nostri lavori e leggere quelli che... ci arrivano via mail.
Anche noi abbiamo età, mestieri e interessi diversi, ma con il tempo è nata una bella amicizia, per cui non è affatto faticoso rimanere uniti.
Essendo in tanti, abbiamo abbandonato presto le velleità da scrittore collettivo e ci siamo buttati sulla forma più congeniale della raccolta di racconti. Così è nata “Sputi, storie di disprezzo”, pubblicata da Bacchilega Editore. Oggi però ci stiamo scervellando su una struttura più omogenea che mantenga intatte le peculiarità, lo stile, le tematiche care a ciascuno di noi. Non è facile, ma crediamo che esista un “anello mancante” tra lo scrittore singolo (che raramente può dirsi davvero tale) e quello collettivo. Vorremmo riempire quello spazio con qualcosa di originale.

3) Organizzate altre iniziative oltre a pubblicare sulla rete e in cartaceo i vostri racconti e quelli che vi inviano? Se si, quali.

Certo: assieme ad altre realtà imolesi organizziamo presentazioni e incontri con gli autori; collaboriamo con una compagnia teatrale che trasforma i nostri racconti in vere e proprie rappresentazioni, e sempre con loro organizziamo letture pubbliche. Abbiamo messo in scena a teatro uno spettacolo multimediale che incorporava reading, musica e video, ed è stata un’esperienza molto gratificante.

4) Qual è, secondo voi, il panorama letterario odierno? (lo so, è la stessa domanda che avete rivolto a noi, ma ci interessa avere il vostro parere)

Ci si imbatte sempre più spesso in autori che hanno calcolato a tavolino il nuovo best seller, oppure in libri mediocri che hanno avuto una promozione esagerata. A rendere giustizia di queste situazioni, per fortuna, ci sono le recensioni su Anobii.
Anche il mercato letterario,
come è già accaduto per quello musicale, si sta virtualizzando: occorre non farsi spaventare dagli strumenti che Internet mette a disposizione e che consentono di coinvolgere attivamente i lettori: si tratta di trasformare il libro in un’opera aperta, che non finisce all’ultima pagina ma si arricchisce ancora di nuovi contributi e interpretazioni. Pensiamo ad alcuni autori che l’hanno fatto con ottimi risultati, come Wu Ming o Kai Zen.

5) Quali sono le difficoltà che incontrate nel pubblicare i vostri racconti?

Oggi il verbo “pubblicare” può essere declinato in molti modi diversi: ci sono la vecchia industria libraria, Internet e vari servizi che permettono di stampare in autonomia il proprio libro. Eppure l’editoria fai-da-te non ci convince più di tanto: crediamo che il parere di un editore valga molto e sia un riconoscimento indispensabile per giudicare la bontà di una storia. Di certo è sempre più difficile essere originali, trovare l’elemento di novità - nella forma o nei contenuti - che possa suscitare interesse.

6) Perché è difficile per gli scrittori esordienti pubblicare ed emergere? E’ più importante la trama ed il messaggio di un libro scritto o la fama dell’autore per avere successo in campo letterario?

E’ naturale che gli autori noti abbiano la strada spianata e garantiscano le vendite anche quando non colgono nel segno. In un periodo come questo in cui i soldi non abbondano - e la cultura è sempre la prima a risentirne - è comprensibile che gli editori puntino su nomi di sicuro richiamo piuttosto che rischiare.
Si dice sempre che in Italia ci sono più scrittori che lettori, e forse è una battuta non lontana dalla realtà. Proprio perché l’offerta è così ampia è più difficile emergere, ma crediamo che le buone idee, se ci si mette tenacia e si crede nel proprio progetto, possano ancora trovare il loro spazio. Qualche esordiente ogni tanto compare e questo lascia ben sperare, ma il pubblico non è stupido: se il prodotto non è di qualità, il successo ha vita breve.

7) Quali sono i vostri libri/autori preferiti e perché?

Difficile fare una media di gruppo, i gusti sono diversi e spesso non ci azzeccano proprio niente gli uni con gli altri. In generale, siamo piuttosto critici nei confronti dei best seller (nella rubrica “La corazzata Potemkin” ne stronchiamo senza pietà alcuni), forse per invidia. Se scopriamo qualche piccolo gioiello poco noto, lo segnaliamo volentieri sul sito.

8) Cosa vi da l’essere un gruppo?

Da un bieco punto di vista egoistico, ci assicura che le presentazioni che organizziamo non sono mai deserte; per non dire che garantiamo un buon numero di vendite, anche solo contando su amici e parenti (ecco un messaggio tutt’altro che velato per gli editori).
Scherzi a parte, in gruppo ci si dividono i compiti, ci si sprona a vicenda, ci si danno scadenze e si cerca di rispettarle per la tacita intesa che ci unisce. Non mancano i battibecchi, ma cerchiamo di volgere tutto in un’ottica costruttiva.

9) Esiste un modo per collaborare a vostro parere? Se si, quale?

Abbiamo già avuto modo di sperimentare con successo collaborazioni con altre realtà simili alla nostra. Hanno portato nuovi stimoli e sinergie, quindi promuoviamo con entusiasmo le iniziative di gruppi affini al nostro e chiediamo loro un po’ di visibilità. Quando è stato possibile, abbiamo organizzato insieme qualche serata per supportare i rispettivi progetti del momento. Il bilancio di queste esperienze in termini di interesse suscitato è stato positivo, quindi siamo sempre disponibili a perseguire questa via.

10) Ultima domanda, importante per i nostri lettori che vedranno l’intervista sul sito: Come si fa per contattarvi?

Invitiamo tutti a visitare il nostro sito, www.colonnedercole.org, a confrontarsi sui temi che proponiamo e a iscriversi alla newsletter rigorosamente aperiodica. Chiunque sia interessato a ciò che facciamo o voglia sottoporci i suoi lavori, può contattarci via mail all’indirizzo colonnedercole@colonnedercole.org.

Vi ringraziamo per la disponibilità. Un cordiale saluto.

Grazie infinite a voi e complimenti per il lavoro che fate, speriamo di rincontrarvi presto. E tenete duro!

La redazione di Scrigno.