Ciò che colpisce subito, fin dalla prima pagina, è l’idioma utilizzato: un italiano dialetizzato, o con una forte influenza dialettale. Ma non dà fastidio, lo rende simpatico, originale, genuino. Rende bene l’idea della gente: poveri contadini, pastori, allevatori, piccoli artigiani del legno e del ferro; rende l’idea dell’ambiente: tutto si svolge a Erto, piccolo paese aggrappato alle alte montagne del Friuli al confine col Veneto, si parla quindi di una comunità quasi isolata dal resto del mondo; rende l’idea del tempo: siamo negli anni immediatamente successivi alla Grande Guerra.
E’ la tragica storia di Zino Corona. Un romanzo drammatico, anzi disgraziato, costellato di omicidi, suicidi, morti apparenti su cui pesa la mano della strega Melissa.
Il sesso è il filo conduttore che accompagna la vita di gente misera e arcigna, dai campi alle stalle , alle osterie del paese. In generale il sesso accompagna la vita stessa, dal sesso nasce nuova vita, ma per Zino Corona porterà solo morte e disgrazie.
Zino e Raggio, amici fraterni, si troveranno divisi a causa della moglie di Raggio e si elimineranno a vicenda in epoche differenti.
Si può dire che il romanzo sia scritto alla buona, così come alla buona viveva quella gente. Già lo dimostra l’influenza dialettale, ma lo dimostra di più, ad esempio la descrizione dell’aborto o del sesso (fare quelle robe là). Ogni tanto assume toni brutali, altri di disgusto, altri ancora di cattiveria inaudita, alternati a toni di bontà e solidarietà. C’è tensione e ansia per ciò che accade o sta per accadere, ci sono momenti di nostalgia e malinconia che servono a tirare il fiato. Una scrittura ingenua, anche perché ogni tanto si intuisce cosa accadrà nelle pagine successive. Soprattutto l’esito finale era già stato svelato in un racconto di un libro precedente (Nel legno e nella pietra), ma non per questo perde di interesse. L’autore è un abile narratore e sa tenere il lettore incollato alle pagine del romanzo.
Tra tanti morti, una nuova vita. È quella di Neve, figura misteriosa, unica nata nell’inverno più gelido che si ricordi. In questa storia ha un ruolo marginale, ma l’autore già annuncia che presto tornerà a far parlare di sé.
Stefano Chiarato
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