"L'uomo senza ombra" pag.1

Il signor Capuleti si accorse improvvisamente di un fatto increscioso, era senza ombra. Da quanto, non poteva saperlo.
Voglio dire, uno non è che sta tutto il giorno a controllarsi l’ombra. Sarebbe difficile, in alcuni casi decisamente imbarazzante. Cosa state facendo, giovanotto? domanda l’anziana signora seduta sull’autobus, in tono austero e fastidioso. Sto controllando la mia ombra, casomai sparisse. Voi non siete in senno, giovanotto, dovreste frequentare di più la parrocchia e pregare, pregare molto.
Insomma, sorvegliare la propria ombra non è affare facile e comunque i pensieri son tanti, mille i problemi di una comune giornata ed un pover’uomo facilmente si dimentica delle cose più banali, come controllare che la propria ombra non scappi, non se ne vada per i fatti suoi, a combinare chissà quali guai.
Così passano i giorni ed un bel momento uno si accorge che l’ombra non c’è. Come non c’è? Andata, volatilizzata, sparita, alienata, forse aggrovigliata da qualche parte o impigliata in un cavo elettrico, defluita giù per lo scarico, rimasta sotto le gomme di un camion di passaggio e magari a quest’ora già in viaggio verso il nord europa, i Carpazi, l’America, non si sa, non è dato sapere.
Dove sarà a quest’ora? si domanda il signor Capuleti in preda ad un’ansia crescente. Sembra facile a dirsi. Ci sono cose che uno da per scontate. L’ombra è una di queste. Apparentemente inutile, incorporea, immateriale, impalpabile. Eppure necessaria come l’aria e il pane. L’ombra è un punto di riferimento, ti dice che esisti, anche al buio. Si staglia gigantesca contro il fianco dei palazzi, quando rincasi la sera. Proietta la tua sagoma stilizzata contro la casa di fronte, quando osservi la città piena di luci. Il più delle volte ti segue docile, come un animale al guinzaglio, passando sotto le suole di chi ti cammina accanto, scivolando silenziosa su pozzanghere, marciapiedi, cacche di cane, macchie d’olio. Senza mai un lamento, una protesta, una richiesta, una benché minima manifestazione d’indipendenza. Si limita a mutare forma, ad allungarsi, a restringersi, come negli specchi dei luna park, in cui uno si vede più alto, più magro o più grosso, a seconda dello specchio e un po’ anche dell’umore.
Insomma, niente farebbe pensare ad una fuga improvvisa, ad un moto di ribellione. Il signor Capuleti immagina un’eventuale denunzia alla polizia. Quando l’avete vista l’ultima volta? domanda un sergente prendendo appunti con aria annoiata. Andiamo sergente, potreste metterci un po’ più di impegno, che diamine, in fondo si tratta della mia ombra! Il sergente si limita a scrollare le spalle. Spariscono tante cose ogni giorno Soldi, oggetti di valore, persone, alcune di valore, altre meno. Non c’è certo il tempo, né la voglia di occuparsi di una cosa banale come un’ombra. Ci fosse almeno di mezzo una rapina, un colpo di pistola, qualcosa di lontanamente eccitante, per un sergente annoiato a pochi mesi dalla pensione. Nossignore, solo un tipo scialbo, con la pancia e pochi capelli, che sostiene di aver perso l’ombra. Niente da fare, si dice il signor Capuleti, la polizia non capirebbe. Già s’impegnano poco per le cose serie, tipo rapine e omicidi, figurarsi per un’ombra. L’ombra di un tipo scialbo con la pancia e pochi capelli.
Cosa fare? si chiede Capuleti. Uscire a cercarla? Uno ne fa di chilometri in una giornata, anche ammesso che fosse sparita nelle ultime ventiquattr’ore. Si esce, si rientra, si gira, si fa la spesa, si salutano i pochi amici, si beve un bicchiere prima di rincasare. Il tutto fidando che lei, la docile ombra, sia rimasta attaccata al tuo corpo per tutto il tempo. Solo che adesso non c’era più. Dov’era finita? Forse qualcuno poteva averla presa, rapita, rubata. Preso da un improvviso impulso, il signor Capuleti decide di uscire nuovamente a cercarla. Dove? Dove capitava. Avrebbe girato la città, passando e ripassando dai posti che era solito frequentare, fino a quando non fosse saltata fuori, con le buone o con le cattive.
Uscito di casa, si schiaccia contro un muro, in preda ad una nuova vergogna. E se qualcuno, magari, dio non voglia, un conoscente, si fosse accorto del fatto che gli mancava l’ombra?
Avrebbe perso quel po’ di prestigio sociale di cui godeva.
Guarda quel tipo, non è quello che lavora nell’ufficio accanto al tuo, caro? E’ senza ombra. L’avevo detto io che aveva qualcosa di strano. Ti ricordi quando lo incontrammo al Luna Park? Aveva vinto tutti quei pupazzi al baraccone del tiro a segno. E non ha né moglie, né figli e nemmeno uno straccio di fidanzata , che se ne fa di tutti quei pupazzi? Mi piacciono i pupazzi, ci ha risposto, con quel sorriso falso, ti ricordi caro? E adesso gira senza ombra. Te l’avevo detto io che era un tipo strano.