David Foster Wallace - Questa è l'acqua

COSE NASCOSTE IN BELLA VISTA

Nel primo anniversario del suicidio di David Foster Wallace (12 settembre 2008) Einaudi ha pubblicato una raccolta di racconti inediti in Italia che copre un arco temporale lungo quanto la sua carriera letteraria e che ci consente di conoscere meglio il percorso stilistico e concettuale dell’autore statunitense che molti ritengono il migliore della sua generazione.
In questi brevi racconti si può apprezzare sicuramente la vena surrealista di DFW che non a caso cita Magritte e che si esprime nell’esposizione di sogni e in un continuo riferimento all’inconscio e al mondo onirico (che trova una spettacolare manifestazione nella trasfigurazione dell’istanza interiore del protagonista del racconto Amore e fluttuazione a Northampton in un esserino interiore, l’amore omuncoloide, che spinge il protagonista all’azione).
Tuttavia questo surrealismo “di partenza” si innesta su uno sperimentalismo linguistico – che è il carattere più noto della sua opera - via via sempre più raffinato e sempre più governato con sicurezza da parte dell’autore che ha l’ambizione di rendere una storia non in modo piano, ma in modo sbriciolato, come uno specchio che si frantuma a terra in mille pezzi e in mille schegge. Le storie in questo modo emergono da molteplici punti di vista talvolta non collimanti, talvolta addirittura lacunosi. Tuttavia questa è una modalità compositiva che ha un grande tradizione negli USA (da Spoon River a… Lost) e non a caso DFW aveva una sicura preparazione accademica in storia della letteratura americana. Pertanto il carattere sperimentale di DFW – che emerge chiaramente anche ad una prima lettura - non deve essere cercato nella costruzione o nella struttura del testo che, lo abbiamo visto, è, almeno negli USA, tradizionale.
Lo sperimentalismo di DFW è propriamente più sintattico e semantico che strutturale: sta nella costruzione delle frasi e dei discorsi che è ricca – talvolta debordante - di excursus; nelle digressioni scientifiche; nell’esplosiva vena inventiva che utilizza in continuazione delle espressioni come leif motiv per condurre il lettore attraverso le tortuosità del testo: per esempio “un soldatino pieno di problemi” oppure il già citato “amore omuncoloide” oppure ancora “in modalità predefinita”; ma lo sperimentalismo di DFW si trova soprattutto nella ricerca – talvolta insistita - di un ritmo quasi musicale del testo: per esempio nel racconto Altra matematica sono evidentemente presenti tre “variazioni sul tema” (dell’amore incestuoso), nel già citato Amore e fluttuazione a Northampton c’è un bellissimo finale in crescendo a più voci. Il lato musicale di DFW è secondo me ancora tutto da studiare, magari affiancato al lato scientifico (che è generalmente riconosciuto).
Da un punto di vista contenutistico è difficile rendere conto in questa sede della molteplicità di trame e sottotrame trattate nei 5 racconti della raccolta e nel discorso finale. È forse meglio citare i temi che vengono con più frequenza trattati, scomposti e ricomposti: essi vanno dalla depressione (con un racconto evidentemente autobiografico: Il pianeta Trillafon e la cosa brutta), alle scienze esatte (anche in queste DFW aveva una solida preparazione accademica), al suicidio, all’amore.
Su una tematica però vale la pena di soffermarsi e si trova nella trascrizione di un discorso del 2005 che DFW tenne in una università in occasione del conferimento delle lauree agli studenti. In quell’occasione DFW invitò gli studenti a non ragionare “in modalità predefinita” cioè a non selezionare a priori cosa pensare, ma li invitò a tenersi aperti – con umiltà – anche ad altre possibili interpretazioni degli eventi che accadranno nella loro vita. Per far ciò non dovranno perdere la voglia di interrogarsi in continuazione sulle cose banali, quelle “nascoste in bella vista”.
Visto in quest’ottica e con queste premesse capiamo come l’inconfondibile stile di DFW non sia un gioco autoreferenziale che sbriciola, espande, guarda da più lati un unico episodio, magari banale, tanto per fare sfoggio di capacità di scrittura, ma sia uno strumento di approfondimento, di analisi e di conoscenza della realtà, anche quella banale, quella che si trova in superficie.

Juri Casati

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