"Senza tempo" di Francesco Pomponio

di Francesco Pomponio

Grossi fiocchi di neve scendevano oltre le sbarre. Il frate sedeva vicino all’uomo con la barba incolta.

“Dunque, quale era il tuo dubbio, figliolo?”

L’altro attese prima di rispondere, si alzò e, salito sulla panca, si affacciò a guardare nella piazza.

“Mi chiedo, padre, se non sia peccato di orgoglio affermare che per creare noi uomini ci sia voluto un Essere Superiore.”

Il frate non rispose, scosse la testa e uscì, col viso triste.

“Vorrei essere un gesuita, per saperti rispondere, ma entro stasera lo saprai ugualmente.” pensò allontanandosi, mentre la porta veniva richiusa.

Fuori, sotto la neve, la gente ammucchiava fascine attorno al palo.

La piazza cominciava ad affollarsi di curiosi per l’esecuzione del pomeriggio, mentre il cielo grigio si sfaldava a pezzettini.