"Un racconto per Natale e una domanda" di Frank Spada

di Frank Spada

Proviamo a immaginare di essere un’altra volta sul Golgota, e di sentire una voce che prima ci spiega l’antefatto (come la credenza ha voluto raccontarci) e poi il fatto (che aggiorna l’antefatto secondo la volontà che il figlio del Creatore ha scelto come variante per aiutarci): un sacrificio generoso, che ha ideato per mettere in scena una nuova storia davanti al mondo, per liberarlo dalla sofferenza del sentimento di colpa perpetuato lungo i secoli contro il destino dell’uomo, e la ragione che ci tormenta, e i pensieri indirizzati al senso della vita; e della morte – che ci aspetta fin da subito, appena fuori dell’infanzia (appena apriamo gli occhi sul futuro).
E Lui, il predicatore, tornato sulla terra per aiutarci, che questa volta si è inchiodato da solo, prima i piedi, e la mano sinistra dopo, davanti a noi e martellando i chiodi contro la croce, e poi ci chiede di battere l’ultimo chiodo, fuori per fuori, attraverso quella mano che lasciandoci ci benedice con il segno della Croce. E allora, cristiani – anni dietro i mesi fra qualche giorno è Natale –, perché non inchiodarlo subito sul tronco dell’albero, quel bambinello che arriverà dal cielo cavalcando una cometa, prima che si faccia uomo misericordioso per perpetuare l’umana sofferenza inutilmente (o forse è meglio lasciarlo in quella stalla con sua madre vergine e un padre che non è suo padre, e continuare ad abbellire i rami del pino con le palline colorate, maledicendo il mondo che va avanti)?