"Regalo di Compleanno" di Marco Giuffrida

(Una storia vera)
Di Marco Giuffrida
Poco tempo fa, a casa, si ricordava e, ridendo, si parlava di uno scrigno, di un mese, novembre, e di un anniversario, il terzo.
Avevo aperto, proprio un 30 novembre, una grande scatola di latta dove mia madre “conservava” vecchi ricordi di famiglia: una infinita quantità di negativi e di fotografie, un pezzo di nera e lucida ossidiana, alcune conchiglie, fuselli, agorai, diverse fiale contenenti sabbia ed altre cose più o meno interessanti.
Un anno dopo, nel lungo selezionare allo scanner dei negativi, a un tratto, sul monitor, è comparso il volto di una giovane ragazza. Da qui un mio rossore di cui, alla famigliola incuriosita, ho dovuto dare delle spiegazioni.
Quella ragazza, una diciottenne o giù di lì, era stato il mio “primo e segreto” Amore.
Era la sorella di un mio amichetto, di cui frequentavo la casa. Un vero colpo di fulmine!
Quando “cominciò” avevamo dodici anni appena. Provai subito ammirazione per quella giovinetta dai capelli biondi e gli occhi chiari che sarei restato ad osservare e ascoltare, in silenzio, per ore intere. Ne ricordo ancora i lineamenti delicati, il tono e la pacatezza della voce.
Alcuni anni vissuti fianco a fianco, complice l’amicizia con il fratello, bastarono a far nascere in me un sentimento profondo e tenero che, in certi momenti, mi toglieva il fiato. Si, quella ragazzina mi piaceva davvero tanto!
Si usciva dalle miserie del dopoguerra ed ogni giornata pareva bella. Se incontravo “Lei”, lo era ancora di più. E di più ancora se le potevo stare vicino.
La sorte, un brutto giorno di Maggio, volle che le morisse il Padre e questo Paradiso diventasse inferno. Un mese di tempo, appena dopo la fine delle scuole, eccola costretta a cambiare città. Cento chilometri lontana che, per quell’epoca, erano difficili da colmare. Dunque, furono lettere e solo lettere.
A peggiorare la situazione ci fu il trasferimento della mia famiglia che, un anno dopo, si trovò proiettata mille e duecento chilometri più lontano.
Ancora lettere e due incontri. Tre, quattro ore in tutto, ogni volta. Poi, ancora lontananza e scritti.
Piano piano, anche quel canale di comunicazione si attenuò fino a rarefarsi del tutto.
Ognuno di noi con il proprio bagaglio di ricordi: lei, ignara, con il sentimento di Amicizia per me ed io con quell’Amore per lei che avevo sentito crescere e radicarsi dentro al cuore.
Con l’avanzare degli anni ebbi a credere che tutto fosse finito.
Eppure, quella ragazzina ora donna, non l’ho mai dimenticata. L’ho sempre portata dentro al cuore, in quell’angolo segreto dove altri non hanno accesso.
Con il tempo, quell’Amore si è trasformato in Affetto profondo e, spesso, mi sono domandato cosa ne fosse stato di lei e se avesse avuto una vita felice.
In vecchiaia ho sentito il bisogno di “voler sapere”, sapere di lei e dei suoi fratelli.
Ed ho cominciato, deciso, le ricerche.
Dunque, nel 2006, 30 novembre, l’apertura di quella scatola che i “miei” definirono scrigno del tesoro.
Nel 2007, il 30 novembre, il rossore che non ho saputo mascherare, nel rivedere quel volto, suscitando curiosità ed ilarità nella famiglia.
Nel 2008, ancora l’ultimo di novembre, per dare una svolta alle ricerche dagli esiti negativi, tento con l’iscrizione ad un “Social Network” dove ho cominciato a cercare persone con il cognome di quei miei amici. Un lavoro lungo e lento, durante l’anno successivo, rallentato da grossi problemi familiari con esiti assolutamente infelici e deludenti.
Un giorno,ultimo scampolo del 2009, poche ore dopo aver lanciato quello che avevo deciso sarebbe stato l’ultimo messaggio, ricevo una risposta che mi toglie il fiato!
“Sono la figlia di “F.”, la nipote dei suoi Amici, miei zii e, in particolare, di “G”, la sua Amica”. Vi era anche il numero di cellulare del papà!
Giusto il tempo di prendere fiato e superare l’emozione che, eccomi, commosso, appeso al telefono con “F.” per colmare il vuoto che si era creato in mezzo secolo di Vita.
Qualche sera dopo squilla il telefono e, rispondendo, resto senza fiato. E’ “Lei” che chiama, attivata dal fratello.
La mia famiglia segue gli eventi.
Mi faccio forza (l’emozione è tanta). E’ un lunga rimpatriata in cui mi dice della sua vita e della sua famiglia, del marito che le è mancato e delle figlie.
I miei silenzi sono stati più lunghi dei discorsi.
Quanti ricordi, quanta malinconia e, ora, quanta gioia. Una gioia che, quasi, mi soffoca facendomi battere il cuore forte e in fretta.
“La tua voce non è cambiata”, le dico” Ed è vero.
Quella non è cambiata mentre noi e tutto il resto, attorno, siamo cambiati con il trascorrere degli anni.
Ma ora so. So che è viva, che sta bene anche se è stata molto sfortunata.
Termina troppo in fretta il nostro dialogo che ci ha fatto rivivere quel pezzo della Vita che mancava di sapere.
“Ci risentiremo”, ci siamo detti.
Forse ci ritroveremo, anche con i suoi fratelli, malgrado la distanza.
A casa mia si ride....
Si, ridono alle mie spalle e, mentre sono al telefono, con vistosi segni mi indicano il calendario. E’ il 30 novembre!
“Ogni volta, da quando hai aperto quello Scrigno, sei sempre in ritardo a spegnere le candeline e aprire il pacchetto del regalo!”
Questo è il rimprovero della “mia Gente” appena poso il telefono.
Già, è impossibile dimenticare la data di queste ricorrenze perché, il 30 novembre, “da sempre”, è il giorno del mio compleanno“.
“Loro”, in fondo, non sanno (o fanno finta di non sapere) che io, un regalo atteso per anni, finalmente, l’ho ricevuto.
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