"L'iter diagnostico del signor Quid" pag.4

Controlla ogni risultato, come s’è già detto e bisogna aggiungere che i referti recano la firma dei più prestigiosi esponenti della classe medica. Ognuno per il proprio campo, beninteso, che se per lastre e diagnostica per immagini si è scomodato il principe dei radiologi, è l’astro nascente dell’otorinolaringoiatria ad aver vagliato, di persona, il grado di iperemia delle tonsille di Quid ed è il profeta della moderna cardiologia ad aver setacciato ogni complesso ed ogni curva dell’elettrocardiogramma, nonché ad aver provveduto a giusto ed opportuno approfondimento diagnostico con ecocardiogramma, il cui referto, chiaro ed inequivocabile, era ivi allegato.
Nel profluvio di referti mancano solo quello del re dei ginecologi e del dio dei senologi, ciò per ovvi motivi e per un breve attimo il Grande Luminare considera l’opportunità di consultare anche questi due personaggi, poi la scarta temendo il ridicolo e si consola esaminando i referti redatti del duca dei neurologi, del marchese degli urologi e del barone dei gastroenterologi, seguiti, last but not least, da quello del monarca degli oculisti, non meno chiaro e definitivo nel suo responso.
Dopo aver annullato tutti gli appuntamenti e licenziato la solerte infermiera, a causa delle sue continue raccomandazioni di riposarsi e mangiare qualcosa, il Grande Luminare prosegue nella sua opera di analisi, vaglio e setaccio d’ogni possibile sviscerabile sintomo e d’ogni dolente, sintomatologico viscere.
Durante una breve pausa, quando gli occhi appesantiti dalla stanchezza, vagano sulle pareti in cerca d’una soluzione, posa lo sguardo sull’agenda elettronica posta alla sua destra, omaggio di capitano d’industria scampato a insidiosa pleurite e freme di sgomento.
Com’è possibile, già mercoledì mattina?
Il Grande Luminare poggia le vertebre dolenti sullo schienale della poltrona e chiude gli occhi per qualche istante.
Quando li riapre, di fronte a lui, c’è Quid in persona, infagottato in un improbabile vestito rosso, con camicia blu elettrico e cravatta a pallini gialli e verdi, seduto su una delle sedie in palissandro, gentile pensiero, abbiamo omesso di dirlo, di ispirato e valente scultore, per lungo tempo oberato da prostata ipertrofica.
E’ mercoledì e sono le dieci e trenta in punto, professore, dice Quid, mi perdoni se sono entrato così, ma la porta era aperta.
L’infermiera, licenziata e sgomenta, evidentemente aveva piantato baracca e burattini, senza curarsi di chiudere lo studio.
Cosa vuole, Quid? chiede il Grande Luminare con voce sopraffatta dalla stanchezza.
Come cosa voglio? Il mio caso, la mia diagnosi. La sua opinione in proposito.
A quelle parole il Grande Luminare spazza via dalla scrivania ogni oggetto, ogni foglio di carta, con fare rabbioso.
Lei è sano come un pesce, maledizione!
Grazie, lo sapevo già, risponde Quid con un largo sorriso.
Come sarebbe a dire già lo sapeva? Che sintomi accusa?
Nessuno.
Dove le fa male, porca miseria?
Da nessuna parte.
Insomma, lei ha scomodato gl’internisti più illustri, i clinici più accreditati, i radiologi più scrupolosi, senza soffrire di niente?
Esattamente, professore.
E non contento di questo, mi ha fatto sprecare cinque giorni del mio prezioso tempo, cinque giorni della mia vita, inducendomi a licenziare una preziosa collaboratrice, senza nessun motivo?
Adesso il Grande Luminare è in piedi, dietro la scrivania, i suoi occhi sono iniettati di sangue e la voce è stridula, parecchi decibel al di sopra del necessario.
Perché ha fatto tutto questo, maledizione, perché? Se lei è sano, perché?
Lei non capisce. I giornali, la televisione, tutti fanno a gara nell’istillarci nuove paure. Ogni giorno spuntano fuori nuovi virus, neoplasie maligne, morbi senza via di scampo. Ed il fior fiore dei suoi colleghi si sgola nel segnalare i rischi insiti nei cibi, nelle bevande, nel fumo, nell’inquinamento, nel sesso. Dite che la medicina ha fatto passi da gigante, ciò è indubbio. Una volta si moriva e basta, adesso si muore con precisione, sapendo causa e momento, spesso con un agevole preavviso di alcuni anni. Lei trova assurdo e paradossale che un pover’uomo sfrutti tutte le sue conoscenze e spenda un sacco di soldi, per sentirsi ripetere che è perfettamente sano, mentre considera ragionevole che gli stessi soldi e le stesse conoscenze vengano utilizzate per diagnosticare l’esatta posizione di un male incurabile o il momento preciso in cui un cuore smetterà di battere. Perché ho fatto tutto questo pur sapendo di essere sano? Mi consideri un pazzo, se vuole, ma alla sua domanda c’è una sola possibile risposta. Perché è bello sentirselo dire. E adesso, se mi vuole scusare, vado a godermi questa splendida giornata di sole.