"Zia Mame" di Patrick Dennis

Trascorsi la mia prima estate a New York trotterellando dietro a mia zia Mame. Dal primo pomeriggio in avanti, cioè dopo la chiacchierata del mattino, la seguivo con discrezione quasi ovunque andasse - tè letterari, salotti, aperitivi. E sempre con il mio blocco sottobraccio.
La gente che mi capitava di incontrare usava un sacco di parole nuove, almeno per me, e alla fine dell'estate il mio vocabolario si era parecchio arricchito. Qualche foglio pieno delle strane affermazioni che raccoglievo alle soirées di Zia Mame ce l'ho ancora. C'è n'è uno, datato 14 luglio 1929, che contiene un mucchio di termini apparentemente irrelati quali "presa della Bastiglia", "lesbica", "guerra per bande", "Zeppo Club", "Es", "daiquiri" (scritto non proprio così), "teoria della relatività", "libero amore", "complesso di Edipo" (altra trascrizione libera), "ciofeca", e poi ancora (da qui in poi la libertà si fa licenza) "narcisista", "Biarritz", "psiconevrotico", "Schonberg" e "ninfomane". Zia Mame mi spiegava tutte le parole che riteneva dovessi sapere, suggerendomi qualche frase di contorno. Quelle stesse frasi, in seguito, le ripetevo a Ito, che però continuava a sistemare i suoi fiori e a ridacchiare.

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