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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

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"Non sporgerti dal balcone" di Erik Sullivan

di Erik Sullivan

Dedicato a tutte le Mamme

Mamma gridava forte da sotto, ma tu alla ringhiera lasciavi piegare i capelli nelle linee di vento, distratta, lontana verso un cielo buio come il cuore di una strega. Ci volevi abitare dentro, e così allargavi braccia, provavi ali per poi andar oltre - almeno con la fantasia - quel lento frastagliare dei muri che circondavano il paese. Già volavi, anche se, come oggi, a ripararti dall'istinto di cadere, già era salita tua madre che abbracciandoti proteggeva dal primo tuono. Due corpi immersi in uno.

"Lapsus" di Flavio Pagani

Dedicato a tutte le piccole donne
e i piccoli uomini veri che varcano code, semafori
e mari d'asfalto della realtà quotidiana,
senza pugnalare alle spalle,
armati solo della forza delle idee e degli ideali.

INTRODUZIONE

"Lapsus" di Flavio Pagani

Ho utilizzato il tag "favola" per questo romanzo perchè è raccontato in maniera bislacca, una favola dietro l'altra. In fondo, il protagonista è un favoliere.

"Lo sbocciare di un sogno" di Crazy Phoenix

di Crazy Phoenix

Cala sincero il sipario intorno a noi:
ci concede un breve intervallo
dal mondo che perennemente ci osserva.
Mentre la mia mano scorre lieve sulla tua,
il mio sospiro s’infrange nel tuo sguardo.
Non è la prima volta che mi rapisci
nel tuo abisso
e mi catapulti contro il suo fondale
dove, paralizzato,
giaccio in silenzio
mentre il rosso battito muove le correnti.
Un fascio di luce
mi libera dall’immobilità.
Una forza lontana dalla ragione
mi muove verso te
ed a bloccare il mio insicuro ma deciso moto
è il fragile tocco delle tue labbra sulle mie.
Mi abbandono al tuo bacio
cavalcando le passioni

"Fior di donna" di Crazy Phoenix

di Crazy Phoenix

Dolce è la melodia
che può scaturire
dal cuore di una giovane donna.

Bocciolo silente
alla ricerca del sole
e di un terreno sicuro
e fertile per poter
affondare le proprie radici
e mostrarsi,
fiorito,
nel suo timido splendore.

Una brezza diventa uragano:
il fiore ha freddo.
Mosso dall’indifferenza
di chi le sta intorno,
offusca il suo colore.

Ed ecco che un’ombra,
sconosciuta,
copre lenta il sole:
fonte di vita.

Conosci bene
le parole e i gesti
per far vacillare
il fragile equilibrio
di un’anima inesperta.
Ora, erbaccia,
è ancora difficile
risaltare di fronte
ad un fiore appassito?

I petali giacciono a terra,
violentati dal busto intrusivo
dell’ostile rampicante.
Lo stelo ormai secco
porta ormai solo il ricordo
di un antico splendore.

Ma le radici,
alla vita,
sono ancora ancorate.

Strappata l’erbaccia
e con l’aiuto di una mano amica
pronta a nutrire quelle radici,
la vita riaffiorerà e rifiorirà.
Il sole tornerà a baciare
la colorata corolla.

E si ritornerà ad udir
quella dolce melodia.

"Albero di zucchero" di Stefano Santarsiere

di Stefano Santarsiere

Il paese era un mondo di paradossi.
Il più inspiegabile era che alla festa del patrono ci si annoiava, una verità inconfessabile che ci rendeva sospetti a noi stessi, perché non sapevamo approfittare dei giorni più eccitanti dell’anno. Le luminarie, il paese che si riempiva di gente, i fuochi d’artificio… e noi a fare la spola tra l’ottovolante e il palco della banda, con un senso di vuoto che ci premeva dentro.
Non sapevamo cosa farne, di quella festa. Cadeva a settembre spezzando l’incantesimo dell’estate prima del ritorno a scuola. Irrompeva nella nostra vita di gruppo disperdendoci, confondendoci in una galassia di sconosciuti che si riversava nelle nostre strade, attirandoci in compagnie di ragazzi più grandi che giungevano dai paesi vicini reclamando pezzi della nostra allegria. Uno di noi andava con quelli di Moliterno; un altro con quelli di Spinoso; un altro ancora con i grumentini - solo per la sciocca necessità di sentirsi già maggiorenni. E così divisi, se i nostri sguardi casualmente s’incrociavano scattava un dialogo tacito, un mento si sporgeva: Che fai? Una spalla si alzava in risposta: Niente, e tu? Le labbra si stiravano silenziose: Niente pur’io. Ma fra quei segnali vibrava un messaggio riposto, vivo come un allarme, che urlava: Aiuto! Chiama gli altri e andiamocene di qui!
Sfortunatamente, nessuno aveva mai il coraggio di chiederlo davvero. La festa del patrono andava onorata, altrimenti il senso di colpa ci avrebbe perseguitato per tutto l’anno.
L’unica cosa che mi intrigava in tutto quel bailamme era

"La nascita del fascismo" di Dino Licci

di Dino Licci

Con la Prima guerra mondiale si abbatterono sul mondo intero avvenimenti nefasti che andavano dalle numerose perdite delle vite umane alla distruzione di molte città, con uno sconvolgimento totale della personalità dei singoli che, ascrivendo al progresso tecnologico i guasti di una guerra così devastante, si rifugiarono dell’esistenzialismo, quasi una contrapposizione al positivismo che aveva suscitato grandi speranze e fiducia nel progresso scientifico. Un comprensibile stato di smarrimento investì la società in tutte le sue espressioni, mentre si andavano concretizzando quei disagi profondi dell’esistenza che già affioravano nelle opere di Kierkegaard, Nietzsche, Kafka o Dostoevskij. Ma non in tutti i campi si verificò questo repentino cambiamento dell’umore. Durante la prima guerra mondiale si erano verificati episodi di eroismo che avevano fortemente gratificato un gruppo di giovani combattenti che proprio nella violenza, nell’uccisione dei nemici della patria, avevano trovato uno scopo per la loro vita e pareva stessero aspettando un momento favorevole per esaltarsi ancora con le loro gesta che, in ultima analisi, consistevano nell’apoteosi della violenza. L’occasione fu loro offerta il 23 marzo del 1919 quando, nei locali messi a disposizione dall’alleanza industriale e commerciale che aveva sede a Milano in piazza San Sepolcro, fu convocata un’assemblea ad opera di un quotidiano: “il Popolo d’Italia”, diretto da Benito Mussolini, che al tempo aveva idee vagamente socialiste. Gli intervenuti, tutti molto giovani, non superavano il centinaio, provenivano da diverse classi sociali e pescavano nelle fila sia degli anarchici che dei repubblicani. Se ci aggiungiamo anche qualche futurista tipico dell’epoca, ci apparirebbero come un agglomerato eterogeneo, se non li avesse accomunati il fatto di essere ex combattenti che magari, come il corpo degli “arditi”, si erano particolarmente distinti in guerra per il coraggio e la determinazione con cui avevano affrontato il nemico. Cosi cominciarono ad organizzarsi scegliendosi dei simboli che diventeranno tipici dell’iconografia fascista: il pugnale, il teschio e il fascio littorio dell’antica Roma.

"All'ombra" di Stefano Santarsiere

di Stefano Santarsiere

una storia d'amore
Io mi siedo e osservo.
Lo faccio per intervalli lunghissimi. Per ore, giorni interi.

"Ultimi quaranta secondi della storia del mondo" di Stefano Santarsiere

In fondo al giardino

E’ una messinscena, pensò il professor Belisario, mentre i paesani si affollavano all’imbocco del vialetto della scuola elementare.

"Ultimi quaranta secondi della storia del mondo" di Stefano Santarsiere

Il romanzo è vincitore del primo premio del concorso "Casa Sanremo Writers".
Scrigno si congratula con l'autore e lo ringrazia per averci dato la possibilità di leggere e recensire il suo bellissimo lavoro.
Insieme ai complimenti, di seguito la prima recensione a cui, spero, ne seguiranno tante altre dai lettori e visitatori di Scrigno:

L’autore lo definisce un thriller iconoclasta e non si sbaglia affatto. Aggiungerei che gli amanti del “Codice da Vinci” lo apprezzeranno parecchio in quanto contiene tutti gli elementi che hanno reso famosa l’opera di Dan Brown.
Troviamo l’esperto di iconografia religiosa che per buona parte del testo ci giuda, in maniera a volte fin troppo didascalica, attraverso riti e credenze pagane ma riconducibili al cristianesimo.
Non mancano i delitti, tutti rigorosamente non convenzionali.
Non manca il commissario, vero protagonista della storia, afflitto da problemi personali e da un passato che puntualmente riemerge in mezzo alle indagini di cui, proprio l’eventuale esito positivo di esse, potrà liberarlo da un pesante fardello.
Altri personaggi fanno inoltre da contorno a una vicenda che si snoda tra colpi di scena in un crescendo di tensione ben orchestrata dall’autore e che obbliga il lettore a non abbandonare le pagine. Romanzo scritto in puro stile “Bestseller” e di piacevole lettura.
Non lasciatevi ingannare dal titolo, la fine del mondo, non è il tema della storia. Lasciamo ai lettori il piacere della scoperta.
Mauro Gnugnoli

Per un assaggio del romanzo clicca sul seguente link: http://scrignoletterario.it/node/1236

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