di Maurizio Verduchi
Molte cose di questa storia sono vere: il lago di Vico e il Monte Fogliano che sono sempre lì compresi i massi/autobus. Bianchino Rogerini è esistito veramente (cercate su google libri e lo troverete) era mercante e nell’agosto del 1297 frequentava le fiere di Sciampagna; mi ha ispirato perché aveva comprato i debiti (e ti pareva) di altri mercanti miei omonimi e veniva molestato per questo (spero non dai miei forse antenati). Il Castello di Vico è rimasto in piedi fino a metà del XIV secolo e quindi in una delle due epoche del racconto c’era. Il protagonista, anche se tratteggiato sommariamente, è nel fisico e nello spirito il mio amico Corrado che ha pensato bene di morire mentre iniziavo a scrivere questo racconto; lui la seconda occasione, anche se la meritava, non l’ha avuta. Il soppalco e la musica irlandese sono miei e reali. L’essere maligno del buio e le sue emanazioni non sono reali ma surrogati ne troviamo tutti i giorni. Resta l’essere luminoso benefico io so chi è e anche lei e lo Scrigno.

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