scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Il barboncino bianco" di Frank Spada

L'incipit (in corsivo) è legato ad un concorso bandito da Bianciardi a questo link: http://www.scriviconloscrittore.org/

Mi sono sempre piaciuti i film americani. Soprattutto mi piace fissarmi sulla possibilità che finisca in modo imprevisto, anche se già dal primo minuto, il più delle volte, si conosce il colpevole.
Questa volta poi, con Johnny Deep davanti al magnifico Spinotti c’era poco da scoprire,anche se il saltellante ta-ta-ta dei Thompson... che immagini!
Esco dalla sala, mi affaccio al “Camparino” e incontro Fred al banco – Per me uno scotch,liscio eh! – faccio al barman, e Fred mi dice che è in partenza per Courmayeur e di nuovo... e come se quel giorno fosse oggi, quella vecchia storia si dipana dall’inizio e mi riporta agli occhi una vacanza di lavoro e una brunetta che... ora vi racconto.
Piena estate e puntavo dritto a ovest, verso la riviera. Code, stazioni di servizio e con la radio accesa e il turbo-diesel su di giri arrivai dove dovevo. Il fumo tra le dita, un drink, e mi presentai in scena.
E qui, occhio a lato: un incantevole bikini rosa-arancio appeso a un impettito fondoschiena.
Un buon inizio, mi dissi, e controllai se anche lei imboccava. Ok, e pensai a dopo. Intanto dovevo fare il paio con Fred, uno che di cognome fa Besozzi, il titolare di persona di un incarico, che mi
aveva telefonato il giorno prima chiedendo di raggiungerlo per dargli una mano. Lui doveva rientrare a Milano – motivi di famiglia, aveva detto – dovevo sostituirlo per controllare i movimenti di un uomo che passava le giornate sulla spiaggia di Cap Doreé sdraiato su un lettino. Ragguagli e trascorsi personali degli interessati anticipatimi al passaggio di consegne dal mio amico, un
detective privato, come me.
Il tizio da badare, un brizzolato senza figli con un ricco patrimonio a largo raggio, dopo la morte della prima moglie si era risposato per cullarsi la vecchiaia in compagnia.
La seconda – la committente dell’incarico – da giovane faceva la cassiera in un cinematografo a orario continuato: 18-02, vecchi film americani in bianco e nero, e spettatori in cerca di ricordi. Una sera che pioveva, e il benestante si sentiva malinconico e ancora in lutto, entrò in quel cinema. Pagò il biglietto a una brunetta in cassa e poi un commovente servizietto fattogli dopo l’ultimo spettacolo in un bilocale che lei condivideva con un’amica che amava stare in casa:
lui... incantato con il portafoglio in mano! Da lì, i due iniziarono a incontrarsi anche da soli; meno di un mese e la giovane cassiera andò a vivere nel superattico dell’uomo in via Manzoni. Fede al dito e la fantasista strappalacrime lasciò il suo stringato guardaroba alla coinquilina rimasta a bocca asciutta a sputare dentro un water.
Da allora, e all’inizio di ogni estate, la coppia si trasferiva in una villa con piscina che lui possedeva a Cap Ferrat. Notturni in camere separate e a fine stagione rientravano a Milano – lei,
però, da tempo non si commuoveva più nemmeno se la Madonnina lacrimava di nebbia.
In ogni caso, il marito permetteva alla moglie di fare tutto ciò che voleva, fuorché andarsene via dal matrimonio. Pena: una clausola in un testamento notarile dov’era previsto che lei non
beccasse più di quattro spiccioli se lo avesse abbandonato, o se lui fosse morto per cause innaturali; il resto... devoluto alla Casa dei Miracolati di Segrate. Il tizio stabiliva giornalmente il fabbisogno personale della sua compagna, metteva il denaro in una busta e la infilava con signorilità sotto la porta della camera da letto – la somma variava a seconda dell’umore.
Alla base dell’incarico, dunque, c’era un marito previdente sempre in attesa di non esser deluso, e la volontà della moglie di tenerlo sott’occhio dal sorgere del sole fino al tramonto su una
spiaggia. Avvenimenti premonitori, o fatti accidentali in linea col programma, dovevano essere immediatamente comunicati di persona al proprietario del Caraibi Bar – un amico della donna che forse provvedeva a caricarle gli interessi per sovvenzionare le spese necessarie a dar corso alla faccenda: intuire per tempo se il tizio benestante si decideva a entrare in mare per l’ultima nuotata,
permettere a sua moglie di mettere nero su bianco una scrittura, lasciarla subito dopo in mano al funzionario di una banca riservata e vivere il resto della vita con una rendita miliardaria.
L’azione del detective era diretta a percepire, con intuito e sufficiente anticipo, quando il tizio sotto mira avrebbe smesso solo di provarci, e poi tornare a riva, asciugarsi dopo l’ultima
nuotata e rientrare a casa.
La brunetta, una quarantenne gambe lunghe, tornita come un tentacolo di piovra, – vista in un incontro in previsione del passaggio di consegne – era una donna senz’altro più decisa su come
agghindarsi leggera lungo i fianchi, che a dar aria alle lenzuola – abitualmente lo faceva all’una del pomeriggio. E infatti... arrivò all’appuntamento fissato per le tre due ore dopo.
Slogato al polso, a forza di guardare l’orologio, lei mi sbirciò dagli interni di una Jaguar spider mascherando la sorpresa. E quando Fred le accennò i motivi che lo obbligavano a rientrare in
città... mi pare ancora di vederla: furibonda per come si mettevano le cose, allungò fuori della portiera le movenze e fu lì per togliergli l’incarico su due piedi. Io, d’altronde, osservandole le
scarpe, avevo capito al volo che la donnina era stanca di aspettare e che l’idea di rinviare ancora il lutto stretto le era insopportabile. La sua impazienza? Un fenomeno, certamente non raro, di sincronia tra andatura del bacino, tacchi alti e sfrenata cupidigia.
Il Besozzi mi presentò in dialetto meneghino, dicendole che ero uno di cui poteva fidarsi, e il lavoro proseguì.
Prima di darmi le ultime consegne, seduti noi due soli in un bar con due Pernod, Fred mi disse che la donna aveva architettato un piano forse fantasioso, inappuntabile però; per la qualità
della materia prima che lei stessa avrebbe fornito.
Si trattava, in sostanza, di un meccanismo inesorabile, un pensiero a molla che lei stava caricando già da po’, anche a Milano, dove la brunetta esercitava la sua mente dal parrucchiere e poi la affinava al caldo sotto gli occhi della manicure. La sua femminilità? Quella di un killer che poteva uccidere la vittima a distanza; scoprendo ad arte qualcos’altro, oltre le gambe per mettersi lo
smalto ai piedi.
Il congegno sarebbe scattato perché il marito era pazzo di lei; fatto, in genere, di per sé già grave, ma in questo caso aggravato da una forma persecutoria di eroismo esistenziale che il marito
aveva maturato nuotando in mare aperto: l’unico suo sport, il preferito. Quanto al suo amore per la donna... un abbaglio della vita.
Fred mi confessò che la cosa un po’ lo imbarazzava, ma che la tizia pagava bene. Un altro Pernod e lui aggiunse, ma si rifiutò di dirmi come, o da chi aveva saputo i retroscena, che lei lo sfidava a raggiungere a nuoto uno scoglio... diciamo piuttosto lontano dalla spiaggia, e documentarle il fatto, se voleva in cambio... non mi dilungo nei particolari, perché la fantasista era
una che ci sapeva fare.
La donna lo tormentava in modo raffinato, soprattutto prima del sorgere del sole. Lei rincasava dalla serata trascorsa in qualche letto d’avventure e lui russava seduto in soggiorno con un
barboncino in braccio. – Bello mio, sei finitooo! – gli diceva; prima sottovoce, soffiando a intervalli regolari le parole con le labbra accostate all’orecchio del buon uomo, e prolungando l’ultima vocale sullo stato delle cose, poi aumentando ritmo e tono fino a gridarle a squarciagola – terminava il suo buongiorno con un urlo da far accapponare le ossa a un morto, accentuando con forza solo l’iniziale complimento nella speranza di fargli venire un colpo. Poi la donna proseguiva con l’ultima azione di rilievo: curve sibilanti in mostra alleggerite con perfidia esercitata, e indossava la seta della notte andando a letto a sognare l’indomani in solitudine. Mentre il poveretto... la malinconia dei pantaloni
bagnati perché il barboncino gliela faceva addosso.
Nell’attesa degli eventi, io ero lì per anticipare alla brunetta la notizia che il suo caro si era sbracciato in mare così in là che ormai non si vedeva nemmeno con il binocolo che portavo a tracolla, e che lei poteva agire, prevenire il rischio delle formalità di legge che avrebbero seguito una donna in lutto dietro a una bara in Francia, che poteva essere anche vuota se il corpo non veniva
ritrovato, quindi manovrare un’infilata di scatole cinesi e voilà: les jeux sont faits!
Lui faceva il bagno due volte il giorno, mattino e tardo pomeriggio, e trascorreva il resto delle ore in spiaggia sdraiato sul lettino, a leggere o guardare il mare – lo scoglio, quello da
raggiungere nuotando, era l’aldilà agognato per lui dalla moglie.
Comunque, nelle pause d’attenzione mettevo a fuoco gli occhi su quel bikini – un habituè del posto – per controllare se imboccava il fumo e chiederle se mi faceva accendere. Ne tenevo molti altri sotto osservazione; a volte però, sul lavoro, non porto l’accendino.
Un pomeriggio, mentre il cielo si faceva rosso di vergogna nell’imminenza dei miei abbandoni all’ombra della luna, l’uomo ci provò e io lo agguantai con il binocolo! E lui, che si era girato per un’ultima occhiata verso riva, fu colpito dentro gli occhi dall’accecante doppio lampo delle mie lenti sagomate, puntate proprio verso il sole, basso, a pelo d’acqua dietro la sua testa.
Quel riflesso lo ferì tanto da farlo rientrare. Arrivò sul bagnasciuga piuttosto stanco. Io riportai lo sguardo sulle dune rosa-arancio sparse in giro e lui si appisolò sul suo lettino. Dopo qualche giorno, Fred venne a darmi il cambio e tornai nella calura di Milano con il contante pattuito.
– È mai possibile! – dico; e tolgo il ghiaccio con due dita, mentre l’amico mi dice che quel
tizio è morto l’anno scorso e che la donna si è messa con un altro, un uomo meno tenace del marito
– trovato nel soggiorno in via Manzoni, in una poltrona, assorto nei pensieri attorno a un foro sulla tempia con una pistola in mano e un barboncino bianco che gli guaiva accanto. Ora lei prova con
questo, un appassionato dello sci: Fred partirà munito di catene.

La scrittura di Frank Spada

La scrittura di Frank Spada è ormai inconfondibile! Originalità, personalità e ironia caratterizzano i personaggi dei suoi racconti, ad iniziare da un certo Brambilla (v."Un'albicocca al sole"- Giallomilanese 2008) per arrivare ad altri personaggi (v. Scrigno), non ultimo questo detective a cui piacciono i film americani, oltre al whisky liscio.
A parte Marlowe, che ho amato fin dalla prima lettura, nei racconti brevi Frank è impareggiabile.

Capitan Bolzan a Butterfly e Frank

Mi unisco a Butterfly, Signor Frank. La Vostra scrittura Vi fa onore. E l'ironia è sottile, delicata, per poi esplodere come un urlo.
Sarà un piacere ad averVi a bordo della mia nave, battezzata Bagatelle in Vostro onore. Sto ancora reclutando la ciurma, e Voi -se lo vorrete- avrete il posto o incarico che vorrete.
(Naturalmente, se non gradite il rum, farò il possibile per rifornire la cambusa di whisky).
Allargo l'invito ad entrare a far parte di Bagatelle anche a Butterfly. Nave Pirata di scorrerie letterarie e non.

A presto... Devo andare a dar ordini ai mozzi, che soffino sulle vele. C'è bonaccia, stasera. Non va bene, ci sta ritardando troppo. Ed il mio fido Nostromo Sparrow se ne sta ancorato sottocoperta a cantare, abbracciato al barile di rum. Ma se lo merita, dopo le fatiche alabardate.
A presto. Spero di vedervi a bordo!

Grazie

E qui dovrei tacere, gentile Butterfly, ma il Jazz "californiano" dei '50, risultato sorprendentemente indifferente ai naviganti di pianura - travestiti con vecchi panni lasciati su un palco dalla divina Leila Mascano - cui non piace cavalcare l'onda musicale e, senz'altro, manovrare chiglia e bordi lontano da un Riva, mi induce a far rotta verso il mare aperto, lasciando Italo bronzeo e sorridente che mi guarda, mentre dirigo al largo l'ironia della sua "... burla ben riuscita", al ritmo del Jazz anni '50 che gonfia la mia vela.

Fuor di dubbio

"E' infatti un artista il burlone, una specie di caricaturista il cui lavoro non è agevolato dal fatto ch'egli non ha da lavorare, ma da inventare e mentire in modo che il burlato (o la burlata) si faccia la caricatura da sè" - Italo Svevo

Saper ridere di sé non è

Saper ridere di sé non è poi così facile, molto più semplice è piangersi addosso. La caricatura è per pochissimi.

alabardata

Scrigno è di Scrigno

Gentile Beatrice Arosio (Gebura), è risaputo che chi lascia un commento in un qualsiasi blog in Internet, così come sul "Cannocchiale a rovescio", collega, se vuole, il proprio nome/nickname al PROPRIO sito personale, se ne ha uno, non a siti di altri come ha fatto lei, credo erroneamente, indicando SCRIGNO.
Se vuole rimandi il suo commento e verrà pubblicato.
Frank Spada

Errore mio, causato

Errore mio, causato dall'assoluta mancanza di dimestichezza con i blog!! Grazie per avermelo detto!!!

Incroyable 2

Ma le pare!

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com