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Dimmi chi sei Marlowe. Cinque sensi e un’anima


Dimmi chi sei Marlowe. Cinque sensi e un’anima
In libreria ad ottobre il nuovo romanzo di Frank Spada

Sarà nelle librerie ad ottobre Dimmi chi sei Marlowe. Cinque sensi e un’anima, il secondo romanzo di Frank Spada pubblicato dalla Robin Edizioni - Biblioteca del Vascello (Roma).

Visto il buon successo di critica e pubblico di Marlowe ti amo – romanzo d’esordio dell’autore – il sequel Dimmi chi sei Marlowe esce ad appena nove mesi dal precedente lavoro, di cui costituisce un continuum cronologico e narrativo.

Protagonista della vicenda è ancora Marlowe, sgualcito detective che si arrovella testa e cuore in compagnia del whisky e di troppe sigarette, alle prese con un nuovo caso e, soprattutto, col proprio doppio che gli dà del filo da torcere.

Tra le atmosfere della California anni Cinquanta che rendono omaggio a Raymond Chandler e hanno come colonna sonora il jazz della West Coast, si ritrova la scrittura elegante e senza sbavature di Frank Spada, che attraverso citazioni letterarie, cinematografiche e acrobatiche metafore, ancora una volta mette in scena ben più di una semplice “storia” poliziesca, tessendo un mondo che si svela leggendo e rileggendo tra le righe.

Gli estimatori che già si sono innamorati dello stile ruvido e coinvolgente di Frank Spada, devono quindi attendere pochi mesi per tuffarsi nuovamente nelle avventure di Marlowe, mentre chi ancora non ha fatto conoscenza con questo detective solitario e intrigante, potrà approfittare dell’estate per prepararsi leggendo Marlowe ti amo.

Frank Spada, pseudonimo, è nato a Udine. Suoi racconti sono stati selezionati in concorsi e premi letterari, e sono pubblicati in varie antologie e online.

Carla Casazza

L'immagine del quadro ritoccato l'ho preso da questo link ringraziando l'autrice: http://donebete.splinder.com/post/23019649/il-testimonema Nadia

Frank!!!! sono davvero

Frank!!!! sono davvero contenta e certa che questa tua nuova creatura ci farà sorridere pensando, come ha già fatto " Marlowe ti amo". Ti auguro un gran sucesso e spero che la tua penna sia già al lavoro... (mica solo due, vero?)

Doppelganger

Carla, Nadia e cari amici di Scrigno, a proposito di un "doppio che gli dà del filo da torcere", stamattina ho lasciato sul mio blog - Il cannocchiale a rovescio - questo commento (copio e incollo). Si aprirà una discussione? Certamente no, in ogni caso consideratelo un post.
Grazie per l'ospitalità

... e dunque Hoffman, Chamisso, Andersen, Lenau, Goethe, Jaen Paul, Heine, de Musset, Raimund, Maupassant, Wilde, Kipling… per non dire di “William Wilson” di Poe e “Goliàdkin” di Dostoevskij – “Der Doppelganger”, insomma, lo studio di Otto Rank apparso per la prima volta nel 1914 sulla rivista della Società Psicoanalitica di Vienna “Imago.
E’ noto che le storie incentrate sul “doppio” hanno tutte alcune caratteristiche strutturali comuni (benché possono approdare a esiti diversi). Il soggetto – badate bene – è sempre maschile e si confronta col suo doppio, l’immagine di se stesso. Da qui, tralasciando altri aspetti dell’“itinere” letterario (lunghissimo e ricco di testimoni noti, o da scoprire), fisso l’attenzione solo su due effetti generati dal doppio, apparentemente contraddittori e iconici, definitivi insomma. Da un lato il doppio opera ai danni del soggetto, gli appare nei momenti meno opportuni, lo condanna al fallimento; dall’altro realizza i suoi desideri più reconditi o rimossi, agisce come il soggetto non oserebbe mai, o come la sua coscienza non gli permetterebbe mai di agire. Capita che a volte il soggetto uccide, o tenti di uccidere il proprio doppio, ma uccidendolo, uccide o ucciderebbe se stesso: “Tu hai vinto e io soccombo” dice il doppio di Wilson nel racconto di Poe (v. sopra), “ma da questo momento anche tu sei morto, morto per il mondo, per il cielo e per la speranza! Tu vivevi in me, e ora che io muoio, puoi vedere in me la tua immagine: uccidendomi ti sei ucciso”.
A questo punto, anticipando di molto un programma seriale (fortuna permettendo), dove intravedo Marlowe, un detective “sgualcito” – com‘è stato definito in questi giorni con ironica professionalità in un comunicato stampa – che guardandosi allo specchio esclamerà: “Non sono più me stesso, sono uno qualunque!”, sarei curisoso di sapere perché, secondo voi, il “doppio” è sempre maschile – anche se chi lo affronta può essere una donna (a volte una scrittrice).

Perché...

Se la Storia ci ha insegnato che Eva sarà sempre contro Eva, Adamo non scamperà alla sua sorte.

Protagora for Frank

Il doppio è Io e Io non ha sesso. Non è donna, uomo, gay, lesbica, transex o transgender...
L'Io è Io assoluto, non Super, ma Oltre-uomo, alla Nieztsche of course, quindi non qualificabile nè quantificabile...
Poi, sfortuna volle che la mediocre cultura della mediocrità umana classificasse al maschile tutto ciò che esiste :il seme, il sole, il dottore, l'avvocato, l'ingegnere, il presidente, ... il doppio.
Relegando al femminile i ruoli patetico-erotico-passivi : la suora (non c'è il suoro, che il prete è ben altro e di più nella gerarchia di coloro che rinnegano tre volte) la puttana (il contraltare è il gigolò, che sarà troia uguale, ma fa più fine) e potrei continuare per giorni ...
Ovviamente mi riferisco alla cultura predominante cristiano-occidentale.
Insomma ... potremmo chiamarla la doppia ...esisterebbe uguale, perchè ciò che è, esiste a prescindere dalle classificazioni culturali umane.
Un critico cinematografico tempo fa scrisse: se un albero cade nella foresta amazzonica e nessuna videocamera lo inquadra, quell'albero non esiste.
Io penso invece che l'albero esista al di fuori della cultura umana, ovvero la cosa più scintillante sotto le stelle, ogni qual volta non si ponga a metro di tutto.
L'uomo (in senso maschile e/o culturale) non è la misura di tutte le cose (suicidati Protagora) altrimenti dovremmo arguirne che prima e dopo l'uomo ...

bacioni Frank

Alessio

Capovolgiamo Adamo

Caro Alessio, nonché Pracanica che certamente non fa rima con Protagora... meriteresti un bacio, ma poi... non mi sbilancio mica, sai, talché ti abbraccio e ti scompiglio un po' i capelli (lo manda in bestia, ma poi se li ravviva e mi sorride chiaro).
Frank Spada

Senza di Lui

Oggi, che poi è stato l’altroieri, e la credenza popolare che ci vorrebbe creduloni, e noi che guardavamo all’“Anno che verrà” e ti vediamo solo oggi, “Tu sconosciuto vecchio o giovane stupido, che da domani hai deciso di metterti a suonare e Tu che ancora devi nascere, Tu che chi sa cosa ci farai ascoltare” e TU, che oggi non sei più tra noi e una città ti abbraccia e una nazione intera, senza di te…
(Lucio Dalla – 1943/2012)

Dalla

Infinite polemiche sul rapporto tra Dalla e Marco Alemanno (attore e fotografo con casuale cognome da spalatore di neve) definito da alcune testate " compagno" e da altre amico, collaboratore o addirittura corista del grande cantautore. Telegiornali che parlano genericamente di " famiglia" a proposito di uno che è notoriamente orfano e figlio unico.
Intanto sul net si sfogano i fan : "lasciatelo in pace." "La vita privata è per l'appunto, privata."
Altri invece lo accusano di non aver mai fatto outing. Di non aver pubblicamente ammesso la propria omosessualità.
Pur avendo sempre pensato che non esistono " categorie" in quanto tali (etero, gay, lesbo o trans) mi limito ad alcune brevi considerazioni.
C'è, a mio avviso, una sostanziale diversità di fondo. Per un povero cristo che guadagna 1000 euro al mese, forse la privacy è l'unica ricchezza. Non deve niente alla società, semmai è quest'ultima ad essere in debito con lui. Se poi, nonostante ciò, decide di assumersi le proprie responsabilità, la cosa gli fa onore.
Parliamo invece di chi ha guadagnato 800.000 euro solo con l'ultimo tour (sono le cifre a bilancio della società di Dalla, la Pressing Line s.r.l ) che entra nelle case, nelle orecchie e soprattutto nelle coscienze di milioni di persone. Allora il fare "outing " acquista un significato profondamente diverso. Quello che in altri casi potrebbe essere il dettato dalla propria coscienza, qui diventa dovere sociale. La fama, i soldi, ma soprattutto la concreta possibilità di influire sul pensiero altrui, dovrebbero obbligare alla lealtà, alla coerenza e soprattutto al senso di responsabilità. Ci sono in questo paese persone che si vergognano del semplice fatto di " essere" . Ci sono tantissime persone discriminate (avete mai visto un trans in un ufficio pubblico?) . Non dico che l’outing di un famoso cantautore avrebbe cambiato questo stato di cose, ma l’avrebbe in parte alleviato. Forse tantissimi ragazzi e ragazze che non lo dicono a casa “ per paura” oggi si sentirebbero un po’ meno soli. E francamente non credo che ai funerali del famoso cantautore sarebbero andate meno persone. Semmai qualcuna in più. La vita privata non è sempre privata ( ricordo che questa è stata la difesa dell'indifendibile ex premier), perchè se si detiene un qualsivoglia potere, incluso quello di emozionare o influenzare le coscienze, l'unico possibile contraltare può essere solo donare la nostra vita a chi, in definitiva, ce lo ha concesso. Io non so se Lucio Dalla era gay o no. Però stasera mi sento di dire che, se non lo era, ci fa una figura migliore.
Alessio

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