scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

La frittata Fabergè pag.2

E Ivan Ivanovic, uomo avveduto e ragionevole, dovette convenire che decenni di marxismo-leninismo avevano senz’altro abbrutito le masse moscovite, se anche il miglior droghiere di tutte le russie, roba da mille rubli per un etto di caviale, sconosceva le uova più famose del mondo. D’altronde si sa, l’ignoranza è il peggior dei mali.
Ma grandi imprenditori si diventa e non si nasce, mercè la furbizia, l’applicazione e lo spirito di iniziativa. Così si ricordò che tra le sue molteplici attività, c’era la gestione di una catena di tavole calde sul Mar Nero e si precipitò a telefonare all’amministratore delegato di tale società il quale, essendo del ramo, avrebbe certamente potuto esser d’aiuto.
No, anche Nikolaev Niklaic’ Goryunov, amministratore delegato della Svetlana Ltd. sconosceva questo tipo di uova. Avrebbe potuto fornire, su richiesta, centinaia di uova normali, tutte freschissime e appena giunte dalla Bulgaria, terra a suo dire di galline felici e soddisfatte, ma niente uova francesi. Il mercato non ne richiede, si giustificò.
Al che Ivan Ivanovic dovette convenire che nel libero mercato è sempre la domanda a dettare l’offerta, anche se e qui Nikolaev Niklaic’ fu d’accordo, l’imprenditore saggio stimola opportunamente la domanda stessa, insinuando e creando, se è il caso, il bisogno nel consumatore finale, spesso all’oscuro dei propri più reconditi desideri per semplice ignoranza.
La delusione comunque non impedì a Ivan Ivanovic di congratularsi con Nikolaev Niklaic’ per i risultati ottenuti nel semestre precedente, comprendenti un ottimo + 6,1% del fatturato totale e un magnifico + 42,7% nella vendita delle melanzane in salsa satsivi, a fronte di un pessimo -7,9 % del precedente amministratore, attualmente addetto alla pulizia dello stagno al Gorkij Park.
Dopo i cordiali saluti di rito e le scuse di Goryunov per non aver potuto ottemperare ai desideri di sua eccellenza, Ivan Ivanovic mise giù il telefono con aria affranta.
Una vita di lavoro e dedizione, spesa nella crescita economica del proprio paese, per nulla. Anche un piccolo, innocuo desiderio veniva frustrato dal fato crudele e inesorabile.
Neanche chiedessi la luna, si disse Ivan Ivanovic amareggiato.
Al che il maggiordomo, ancora grato per la settimana di ferie ottenuta cinque anni prima e per la gratifica di venti rubli extra, in occasione delle feste natalizie, provò ad alleviare l’affanno del suo padrone, rammentandosi un trafiletto pubblicitario inserito in una vecchia rivista di cucina, spesso consultata per scopi professionali.

Chez Maurice
Soddisfiamo ogni vostro desiderio
Porte St. Denis - Boulevard de Bonne-Nouvelle 138 – Paris

Il suddetto opuscolo, ritagliato e mostrato a Ivan Ivanovic con mani tremanti, risvegliò l’imprenditore dallo sconforto.
Una breve ricerca su internet rivelò che quanto millantato nella pubblicità corrispondeva al vero. Non c’era piatto, ingrediente o ricetta, che non si potesse trovare nell’immensa carte del Maurice, a prezzi tutt’altro che economici, sia chiaro, che una semplice bistecca non costava meno di mille euro, ma la cultura esige il suo prezzo, tant’è e d’altronde crepi l’avarizia, si disse Ivan Ivanovic, i soldi son fatti per essere spesi.
Prenotare un tavolo da Maurice, predisporre l’aereo personale e correre all’aeroporto, fu dunque la naturale conseguenza di quanto esposto prima. Alcune ore dopo, quindi un raggiante Ivan Ivanovic fu accolto con tutti gli onori all’entrata del ristorante e pilotato abilmente dal maitre verso un comodo e discreto tavolo d’angolo, ove consumare il proprio pasto in santa pace.
Scelto l’immancabile vino francese, consultò il voluminoso menu, aiutato dalle traduzioni del personale, poiché di tempo per studiare le lingue non ce n’è e l’inglese per un imprenditore basta e avanza.
Dopo parecchi minuti Ivan Ivanovic scosse la testa e indicò con l’indice la voce oeufs, che includeva sette pagine di ricette varie.
Mi avete ingannato, mio caro amico, disse rivolto al maitre, nel vostro menu manca proprio ciò che cerco.
Certo, spiegò, c’erano uova in camicia, alla coque, strapazzate, alla Bismarck, in omelette e centoquarantadue tipi di frittate diverse, ma mancavano, ahimè, le tanto decantate uova Fabergè, che il mondo invidiava alla grande Russia, al punto da spingere il noto chef parigino Fabergè a trasferirsi a San Pietroburgo, pur di avere il privilegio di cucinarle. Di conseguenza, la pretesa di poter soddisfare ogni desiderio della clientela era, alla luce dei fatti, soltanto millantato credito, potendo fornire, il celeberrimo ristorante, tutt’al più piatti banali e ricette trite e ritrite, consumabili in qualsiasi tavola calda di Mosca.

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