scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Sholem Aleichem - Che fortuna essere orfano

L'autore di questo romanzo, di origine ucraina, è deceduto prima di terminarlo lasciandolo così incompiuto.
Sholem Aleikem (nome d'arte di Sholem Rabinovitz) è stato il più prolifico e geniale autore di romanzi in yiddish riportando quella lingua, considerata ormai inferiore e solo per le donne non certo dei dotti, alla sua giusta importanza.
Ettore Bianciardi ha riscoperto "che fortuna essere orfano",lo ha tradotto in lingua italiana e ne ha curato l'edizione riportando alla luce un bel romanzo e una cultura che, altrimenti, sarebbe andata perduta.
La storia narra della famiglia di Motl, un bambino di nove anni che, in seguito ai pogrom, dall'Ucraina emigra in America attraversando diversi altri Paesi.
La differenza tra altri libri del genere è che l'autore non si ferma all'avvistamento della terra Americana ma continua la sua storia raccontando i differenti lavori che la famiglia e tanti altri emigrati trovano. Lo sfruttamento che subiscono, i salari bassi che devono accettare.
La voce narrante è il bambino con il suo disincanto che rende tutto allegro, un'avventura, "che non smette di stupirsi della bellezza de mondo" con il tipico entusiasmo di un essere innocente che non riconosce l'ingiustizia, abituato a viverci in mezzo, ad essere perseguitato.
Questo romanzo ispira speranza per chiunque, insegna a vedere il bicchiere mezzo pieno, a fare di ogni circostanza una sfida dalla quale uscire vittoriosi senza crogiolarsi nel vittimismo.
Non mancherò mai quindi, di ringraziare Ettore Bianciardi, per avermi dato la possibilità di leggerlo.
E, per chi volesse approfittare, può scaricarlo gratuitamente a questo link:
http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=352
o acquistare la copia cartacea dallo stesso link.

Nadia

Ci sono piccoli capolavori

Ci sono piccoli capolavori che mostrano aspetti dell' umanità a volte dimenticati e, oltre a farci riflettere su civiltà diverse, ci insegnano un po' di storia, sconosciuta o volutamente dimenticata. Un plauso a Ettore Bianciardi che, traducendo dall'yiddish, lingua della cultura popolare, ci ha fatto questo regalo, doppio...

Andate in pace

All'ottima presentazione di Nadia di "Che fortuna essere orfano", il romanzo letto e riletto con grande piacere, aggiungo che di questo libro ho accennato/commentato/etc. qui http://blog.robinedizioni.it/il-cannocchiale-a-rovescio#c003151 (a partire dal 24 maggio 2010, h 11:29), poi qui http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=348 (dal 25 giugno 2010, 5:10 pm) e infine qui http://www.riaprireilfuoco.org/blog/?p=352 (dal 2 giugno, 4:45 pm).
Il mio consiglio? Acquistatelo e leggetelo (se non vi fidate di me, e fate bene, fidatevi di Nadia e di chi ha giustamente definito l'autore, Sholem Aleichem, il Mark Twain ebraico).
All'amico Ettore Bianciardi rinnovo i complimenti per la traduzione con una "scrittura vivacissima" e per la cura editoriale.

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