scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Blu" di Leila Mascano

di Leila Mascano

Com’è difficile, Ada, pensare a te che dormi abbandonata nel nostro letto, col braccio piegato sotto il cuscino e l’altra mano poggiata sulle labbra, quasi a voler suggellare quei segreti che potrebbero sfuggirti nel sonno. Un tempo non dormivi così, semplicemente non avevi segreti, o se li avevi erano davvero piccoli, tanto piccoli da fare sorridere. Eri una natura semplice, luminosa, e quasi mi chiedevi perdono per quei piccoli lati d’ombra cui pensavi non avere diritto, e che ti riservavi più per smussare la mia impazienza, le mie collere, che per un tornaconto tuo.
Un giorno, durante una discussione, alzai la voce e mi accorsi con stupore, con pena quasi, da un tuo piccolo gesto, che avevi paura di me. Avevi un diario, dove annotavi le tue giornate, e di cui scorsi poche righe, quasi senza volerlo: «Carlo è sempre più lontano, chissà se è ancora innamorato di me.» Ne provai vergogna. Non ero mai stato innamorato di te, l’unico amore della mia vita era stata Francesca, mai dimenticata, e solo Dio sa perché, visto che non valeva un decimo di quello che vali tu. Eppure, dopo anni, il suo ricordo ha continuato a mordermi il cuore. Ti vedevo semplice, nella tua semplicità meravigliosa, tentare di arrivare fino a me, umile nelle tue domande, maternamente sollecita, e pensavo che eri tutta lì, e che saresti stata appagata da un figlio che mi somigliasse. Ma dopo quello al quale moltissimi anni fa ti chiesi di rinunciare, altri non ne sono venuti e tu hai offerto questo ennesimo, inutile sacrificio a me, che tutto sommato quel figlio che non volli me lo sarei potuto anche tenere. Ma mi irritava la tua gioia, la pienezza che ti sembrava d’avere raggiunto, e la mia semplice indifferenza si tingeva dell’acre gusto di sentirmi padrone della tua vita, di poterti chiedere ancora una volta una dimostrazione d’amore. Soffristi tanto, Ada, di quell’orrore che ti imposi, che andasti ad affrontare da sola , e di cui non parlammo mai. Perché non ti ribellasti, non perorasti la tua causa con forza, non mi opponesti le tue ragioni, che erano quelle del cuore, e della vita? Prima d’ogni altra cosa venivo io, il tuo uomo difficile, che aveva ogni diritto, e ancora non so perché. Forse era quell’indulgenza infinita a sfidarmi, a metterti alla prova, e negarti le piccole gioie come t’avevo negato le grandi divenne una specie di gioco crudele. Con quanta buona grazia ti spogliavi perché il mio mal di testa m’impediva d’accompagnarti a quel cinema, a quel concerto lungamente attesi, cui t’eri preparata con gioia. Alla fine non speravi neppure più nelle cose che ti sarebbero piaciute, “tanto succede sempre qualcosa”, dicevi, con affettuoso rammarico, quasi non volessi vedere che io, proprio io, con atto di deliberata volontà ti negavo la gioia ...Volli perfino che lasciassi l’insegnamento, perché potessi dedicarti alla casa, quella casa dove stavo sempre di meno, e che tu curavi con tanta sollecitudine...Facevo tardi, e mi aspettavi in finestra, solo una volta o due te ne sei andata a letto, perché stavi male, con un’umile letterina di scuse. Mi sono chiesto perché diavolo provassi tanto gusto a negarmi a te. La risposta era che eri piena d’amore, ed io non ne sentivo affatto, né per me, né per i miei, né per i pochi amici, né per il mio lavoro di cui me ne importava e m’importa sempre meno, e dove andavo avanti facendo carriera proprio per la freddezza spietata delle mie scelte. Tutto il mio amore s’era esaurito per una donna stupida, superficiale e crudele, che mi aveva usato come un gradino per la scala che l’avrebbe portata in alto, dove voleva lei, in quel suo paradiso di cose che certo rassomiglia ad un enorme, lussuosissimo e inutile grande magazzino. Ora il grande magazzino ce l’ho anch’io, e tu non sei la moglie di rappresentanza che magari ci sarebbe voluta. Ma mi ha fatto gioco anche questo, mi ha umanizzato un po’ agli occhi di chi contava che avessi anche “un lato umano”.
Scoprii quello che credevo il tuo tradimento, finalmente, da una multa. Una strada di periferia: che ci andavi a fare? Mi tornarono in mente certe tue telefonate brevi, reticenti...Certi sabati che passavo a vedere le partite che odiavi tanto, in cui te ne scappavi quasi, in punta di piedi. Per andare, scoprii, a trovare i genitori ormai vecchi dell’unico fidanzato che avevi avuto, un poliziotto di scorta, morto per cause di servizio. Andavi umile, struccata, a farti perdonare dopo anni d’essere ancora viva, e accanto a un altro.
Non ti hanno reso felice queste vacanze. Non è il tuo ambiente, questo residence riservatissimo per ricchi veramente ricchi, dove perfino le tate ti snobbano, e te ne stai in un angoletto a prendere il sole vergognosa del tuo corpo “di ragazzona”, del quale ti appunto vergogni. Stupida anche in questo, perché se ne avessi il coraggio saresti una dea, invece di quel fagotto in cui riesci a trasformarti.
Io sono stato a mio agio. Volendo, riesco perfino simpatico. Gioco benissimo, e quello come sai in certi ambienti è un validissimo biglietto da visita. E ho scoperto il blu.
Questo mare è magnifico, specialmente di notte. Scendo dalla scaletta sulla roccia, senza prendere l’ascensore, dalla terrazza a picco sul mare, e respiro l’aria che profuma di salsedine e un poco di campagna, forse è l’odore dell’erba che tutto il giorno assorbe il sole, fin quasi a seccarsi, e delle piante grasse che qui si riproducono spontanee, coi loro fiori fucsia e viola. La spiaggia di sassi è riparata, quasi segreta, e con la luna sembra invasa da una lava d’argento. C’è un fresco umido, che quasi ti fa rabbrividire, ma l’acqua è tiepida, accogliente, e blu. Profondamente blu. Non si è neppure soli, ci sono le lampare, le barche che di notte escono a pescare, e una brezza leggera. Stanotte finiscono le vacanze. Domattina saremo sull’autostrada assolata, lasciandoci alle spalle questa costiera meravigliosa. Di nuovo il lavoro, i viaggi, le attese in aeroporto, le facce tutte uguali, perfino la tua, che quando sono lontano neppure ricostruisco più. Sei Ada, e sei lì. La mia Ada disponibile, il vino fresco che non desidero, la cena che sottilmente mi rattrista, e che consumo malvolentieri mentre ne pago il prezzo, i tuoi occhi buoni, affettuosi, che mi chiedono che ho fatto, chi ho incontrato...ed è tutto grigio, tutto uguale dentro di me. Il tuo abbraccio nulla può contro questo freddo che mi sento dentro, Ada bellissima che non desidero, perché Ada tu sei bellissima, nonostante i tuoi sforzi per renderti grigia, come tutto il resto. E mi fai una tenerezza infinita, ormai, con la tua attesa inutile d’amore, con la tua vita che si consuma così, senza un perché.
La prima volta sono venuto qui perché non riuscivo a dormire. Mi sono tuffato per una nuotata e volevo stancarmi. Ho trovato l’abbraccio del mare, e una pace infinita. Il cielo stellato mi ricorda quando da bambino bucavo con lo spillo un cartone blu per metterlo davanti a una fonte di luce per creare le stelle. Sono stato un ragazzino come gli altri, Ada, e poi non so cosa è successo. Tanti s’innamorano della donna sbagliata, la vita continua. E’ continuata anche la mia, e non è andata come speravo. Mi dispiace per te. Ho scoperto di volerti bene, forse è per quello che ti ho trattata così male, anche se è difficile da capire.
Non so se riuscirai a partire, non certo domani mattina. Mi spoglio piano, godendo dell’aria fresca. Piego con cura i vestiti, con i miei documenti nelle tasche. Sapessi come sono sereno, Ada. Non c’è più niente di grigio nella mia vita. Nuoterò e nuoterò verso l’orizzonte. Dilaga il blu.

la lettera sostituita

Povera me, prima di "biglietto" avevo scritto "letterina". La letterina è scomparsa, un'umile, con l'apostrofo, è rimasto lì.Chiedo scusa e il permesso di tornare a posto, senza il cappellino con le orecchie d'asino dei tempi di Giamburrasca.

letterina, bigliettino

Ho ricambiato con "letterina" lasciando l'apostrofo.
O preferivi il contrario?

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Il titolo

Non oggi, non così in fretta come vorrei, ma "Blu" non è che il canovaccio di un romanzo e Leila Mascano T., l'autrice di "Fammi ridere" http://www.robinedizioni.it/fammi-ridere2 , ci sta pensando e io lo so per certo che arriverà di nuovo al limite del mare, intitolando un libro... c'è già e non ve ne siete accorti?
Buon lavoro Lady Leila, che il quotidiano si accompagni a quanto meriti e che la fortuna ti guardi, ché sarebbe proprio ora.

Grazie

Grazie Frank per le care parole e l'augurio affettuoso. Quanto al letterina, che Nadia carinamente ha rimesso al suo posto, debbo dire che preferisco biglietto: vivendo sotto lo stesso tetto è più normale scrivere due righe.Grazie però anche a lei.

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