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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Se mi facessi in quattro" di Luciana Facchinetti

di Luciana Facchinetti
una storia vera, raccontata con amarezza e ironia
Non so mai come cominciare quando devo raccontare qualcosa. Potrei cominciare dall’inizio ma non è semplice; ci sono tanti inizi e tante fini. Cose già iniziate e cose che ancora devono iniziare, cose già finite e altre che stanno finendo.
Allora parlerò di quelli che inizi non sono e neppure delle fini. Sono e basta. Sono gli sviluppi di cose iniziate, iniziate sotto i migliori auspici, con tanto entusiasmo. Ma soprattutto. Con altre persone. Ecco forse sto cominciando a dire quello che voglio.
Che voglio dire? Ovvio. Sto parlando di cose che capitano a tante persone, anzi a tutte. Il fare insieme delle cose, il cooperare, il condividere un’esperienza.
Il famoso «armiamoci e partite», «comincia tu che poi ti raggiungo…». Insomma tutte quelle situazioni dove si è in tanti ma chi lavora, si impegna, si sbatte. Sono sempre i soliti. O peggio, il solito. Il solito illuso, scemo, cialtrone. Che si addossa quello che doveva essere un lavoro di tutti «condiviso», ma che poi non si dimostra altro che la solita occasione per far sì che, se la cosa va bene è merito di tutti noi (alcune volte addirittura uno solo si arroga il merito!!!), se va male… e beh! «Sei il solito incapace!».

Quella che sto cominciando a sviluppare come racconto non è un racconto, è una storia vera. Sarò quindi costretta a cambiare i nomi… i luoghi… le situazioni reali saranno variate… Il tutto per non far capire di cosa sto scrivendo. Insomma cambio così tanto un avvenimento da finire per raccontarne un altro -u g u a l e- ma non quello.

Tutto cominciò per caso, così, eravamo lì in cinque o sei amici e si parlava di quelle cose che piacerebbe fare. Come sarebbe bello se. Ah se si potesse. Ma perché no. Siamo tutti desiderosi di fare questa cosa. Insieme. Tutti. Tutti insieme. Faremo insieme. Ciò. Che da sempre. Tutti noi. Vogliamo. Tutti. Noi. Fare? Mah…
Così comincia la maggior parte delle cose che mi fanno venire l’ulceralastipsilaflatolenzal’ansial’angosciailpanicol’insonnial’eruzionecutanealapsoriasi e altro che sarebbe troppo penoso raccontare in questo momento. Perché, ovviamente non parlo di Voi che state leggendo, parlo di altri, i famosi altri che in queste situazioni, come dire. Svaniscono. In quanti si possa cominciare una simile esperienza statene sicuri, ci sarà SEMPRE una nutrita maggioranza di persone che spariranno. Molte volte sono quelli che più di tutti volevano quella cosa per cui la tragedia (tragedia? ho detto tragedia! Sarà un lapsus…) ha avuto inizio.
E non rimaniamo che noi, alle volte insieme ad un altro, o altra, sventurato; con cui portare avanti il progetto. Anzi non rimaniamo proprio soli soletti. Rimaniamo noi insieme alla «dirigenza», ossia a quelle persone che quando si deve cercare fare lavorare impegnarsi, non ci sono mai; ma che PUFF misteriosamente appaiono qualora ci sia qualche recriminazione da fare anzi sicuramente c’è un collegamento astronomico tra la loro presenza e il manifestarsi di problemi. Cosa molto probabile visto che il progetto era cominciato con l’impegno di cinque o dieci o più persone, ma che poi «casualmente» il tutto ricade su di una o poco più. E questi esseri evanescenti appaiono per dire. Che sì, si scusano ma hanno degli impegni proprio inderogabili (gli altri, quelli che lavorano al progetto è noto che non hanno nulla da fare, anzi meno male che li si coinvolge in queste situazioni così da poter dare un senso alla loro inutile vita); ma che adesso, che sono qui, non possono non fare a meno di notare il negligente pressappochismo con cui avete fatto quella pochezza di cose che loro, sicuramente, avrebbero fatto meglio, anzi ringrazia che non ti sputino in faccia e ti espongano al pubblico ludibrio. VERGOGNA. Non fai in tempo a dirgli ciò che pensi su di loro e che anzi, se proprio vogliono far vedere quanto sono bravi, che si facciano avanti e comincino a lavorare, perché magari tu avresti un po’ di cosine tue da fare (famiglia, lavoro, salute, fatti tuoi!) ebbene neppure riesci a formulare tale pensiero che costoro. PUFF. Come sono apparsi spariscono. Così. Lasciandoti nel dubbio di aver esagerato con i tranquillantiillassativol’antispasticol’antiacido e di aver avuto un’allucinazione, ma molto più semplicemente e realisticamente lasciandoti schiumare di rabbia.
E così cominci a darti da fare di più. Invece di fare la cosa più normale ovvia e giusta che è quella di mandare tutti a quel paese. Cominci a saltare ore di sonno, a lavorare di più, meglio, ancora di più. E di più. E di più. Perché si sappia che non sei come quelle persone che lasciano le cose a metà alla prima avversità. No. Non lasci a metà niente. È questo che ti frega. La convinzione di fare qualcosa per te. E invece stai facendo tutto questo per qualchedun altro. E dopo tutto questo farsi in quattro non rimane che abbozzare, sì perché alla fine dopo tutto, nessuno ti ha obbligato. A fare quello che hai fatto. Chi te l’ha chiesto? Nessuno. Cosa rompi a fare….boh.

Sapete che faccio stasera? Così giusto per evitare di ricominciare un nuovo\vecchio inizio, di cui penso già di sapere come andrà a finire. Sapete che farò?
STARÒ A CASA! Ho l’assemblea di condominio. E so già come andrà a finire. Alcuni vogliono ridipingere la cancellata «tutti insieme»!! HAHAHA
(anno 2006)

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