scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"O' monaciello" di Leila Mascano

di Leila Mascano

Allineo sul tavolo sei uova, la bustina di zucchero vanigliato, la scatoletta di latta con la cannella, lo zucchero in barattolo, il latte, il sale, il limone. Rompo le uova con meticolosa attenzione, metto i rossi con un etto di zucchero in un pentolino e lavoro bene, poi lentamente aggiungo il latte che ho fatto bollire prima con una buccia di limone e rimetto sul fuoco attenta a non scottarmi. Ho acceso tutte le luci nella cucina, che è molto grande, e nel corridoio. Lascio che la crema si addensi lentamente. Lui è in cucina, alle mie spalle. Se mi girassi improvvisamente lo vedrei, ma lui non vuole essere visto, il Monaciello. E' un bambino, un po' dispettoso, come sono i bambini, e vive in cucina perché fa caldo e ci sono buoni odori e buoni sapori. E' goloso e freddoloso, quando si accende il camino più tardi, a fuoco spento, ci va a dormire vicino o dentro, nella cenere calda. Ora che la crema è pronta, densa ma abbastanza liquida, la verso nelle coppette, e la lascio raffreddare. Dopo ci troverò le impronte delle sue piccole dita, le tuffa dentro e se le lecca, ma poco, nella speraza che io non me ne accorga. Il Conte Coda che fino a poco fa sognava i suoi sogno orientali ( è un persiano magnifico e altezzoso ) spalanca all'improviso gli occhi enormi, gialli, e fissa un punto oltre le mie spalle. Eccolo drizzare il pelo, gonfiarsi, soffiare: l'ha visto, il Monaciello, che certo schizza sulla credenza, e gli getta un incantesimo, anche il gatto con un miagolio rabbioso schizza via, la coda dritta come una bandiera, mai l'ammainerebbe, è un gatto filibustiere e tutte le gatte del quartiere lo sanno, ma con uno spiritello dispettoso nemmeno lui ce la fa. Io inghiottisco a vuoto, a bocca asciutta, ma so che debbo ignorare la sua presenza, o saranno dispetti e guai...Apro il cassetto, tiro fuori la frusta e sfogo la paura sbattendo le chiare a neve fermissima, sono certa d'intravederlo con la coda dell'occhio, e se le luci si spegnessero ora? Il cucchiaino d'argento dello zucchero si sposta bruscamente da solo. Tuffo nel latte che bolle in un altro pentolino la chiara montata cercando di farne delle palline. La porta sbatte, pazienza, ad alta voce dico: Ti prego, non fare così...Scolo le palline ormai cotte dopo averle girate da ogni parte, le metto ad asciugare su un canovaccio...sciolgo ora lo zucchero in un padellino, finché non prende un bel colore dorato...bastano solo tre cucchiai d'acqua, o quattro? Il coltello per tagliare il limone sul piano del tavolo si mette a girare lentamente in senso orario. Mi tremano le gambe, ma con voce che spero sia decisa gli dico: Ma ti fermi o no? La vuoi smettere? Il coltello si ferma. Metto il succo di limone nel caramello. Ora mi volto, dico. Metto le palline nelle coppette e sopra a filo lo zucchero caramellato. Alle mie spalle si rovescia lo scolaposate nel lavandino. A quel punto scappo a gambe levate dalla cucina. Non ho la coda, ma se l'avessi me la terrei fra le gambe.
Tornerò più tardi a mettere le coppette in frigo, quando ci sarà qualcuno in cucina. E' il compleanno di mia madre, che torna questa sera da un viaggio con mio padre. Il dolce è un mio regalo.
Il Monaciello vive con noi da anni, ma si fa vivo solo con me. Questa sera, dopo avermi fatto spaventare, verrà a carezzarmi i capelli con la sua manina leggera, mentre sto per addormentarmi. Gli sussurro: Ciao, monacié, non mi fare più gli scherzi come stasera, che mi metto paura...
Ho sei anni. Les iles flotantes le preparerò spesso a mia madre, come gesto d'amore. Come gesto d'amore lei le mangerà. Ci ho messo trent'anni per apprendere per caso in una sua conversazione che "detestava quel dolce insipido e appicicoso". Chissà 'o monaciello le risate!

Chissà perché?

Leggendo questo breve racconto, non so perché, mi si sono rizzati i capelli, mica tanti, rimastimi in testa. Come se sentissi una presenza alle mie! spalle. Eppure quando avevo sei anni c'era il boom anche se l'Inter si giocava la Coppa Intercontinentale come oggi, i politici erano persone molto vecchie e seriose e le poche tv in bianco e nero. Nostalgia o presenze? Mah. Fuori fa molto ma molto freddo. Buonanotte

scazzamurreddhu"

Da noi lo chiamano "scazzamurreddhu", cara Leila, ma deve trattarsi dello stesso folletto che occupa la fantasia dei miei conterranei. Piccolo, dispettoso, simpatico, vestito di una corta tunica affibbiata alla cintola, sgambetta silenzioso nelle case e nelle campagne salentine che profumano la nostra esistenza di salvia, mirto , rosmarino e tanta inventiva.

Picciré

Leila! che sia lo stesso invisibile tormento che imperversa in ogni dove e che dalle mie parti chiamiamo Arùmhallad?

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