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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Il marchese occidentale" pag.3

Un ammiraglio? E che aspetti ad introdurlo? Orsù spicciati, ardo dal desiderio d’ascoltarlo! ordinò il marchese in preda all’agitazione, che già il nome parmi di buon auspicio, giacchè costui di nome fa Ferdinando, come il sommo Magellano, cui segue un Rustici che s’assomiglia assai a quel Rustichello da Pisa cui il grande Marco Polo dettò memoria delle sue imprese, inoltre proviene da antica repubblica marinara e quindi codesto uomo è certo in odore d’ardimento ed atto ad apparecchiar fortuna!
Al che il marchese fece disporre ogni sorta di cibi e selvaggina sulla tavola, non sembrandogli vero d’ospitare un ammiraglio nel suo castello.
Con un po’ di sorte ed andando per le spicce, di lì a sei settimane avrebbe posseduto una qualche colonia, da vantare al cospetto del re di Francia e degli altri sovrani ed anche se non si fosse giunti a tempo per siffatto obiettivo, pure l’aver armato una spedizione, con tutti i grattacapi e gli impicci che tale frangente comporta, avrebbe accresciuto il suo status.
Lo vedete quello lì? avrebbe certo sussurrato la piccola nobiltà, nel vederlo discorrere con il re d’Ispagna o d’Inghilterra, è il signore di Piombino. Si dice che abbia inviato una flotta nelle terre d’Oltremare!
Lo scalpiccio proveniente dal corridoio, riscosse il marchese dai suoi pensieri. Come sarà codesto ammiraglio? si domandò tra sé e sé, immaginandoselo alto ed imponente, nero di chioma e di pelo, con la voce fragorosa come un tuono e le membra possenti. Uno di quegli uomini che impegnano battaglia col dimonio stesso, pur di riuscire in quanto intrapreso, giammai satolli, né d’ambizione, né di ricchezze, amanti infaticabili, quali stalloni tra le giumente, e gran bevitori e mangiatori, affinché mai si placasse il fuoco che ardeva loro nelle vene.
Grande sorpresa fu, quindi, l’introduzione al suo cospetto di un ometto pallido e scarno, che a malapena superava in altezza in metro e mezzo, gracile come un giunco e abbastanza malmesso a torace, tanto che il marchese si scostò alquanto, temendo il mal sottile.
E sareste voi l’ammiraglio? domandò il signore di Piombino nel suo tono più imperioso.
Invero sì, caro marchese, rispose l’ometto con una certa qual condiscendenza.
Di grazia, quante ardimentose imprese portaste a compimento?
Niuna, marchese mio, che giammai navigai per mare e nemmeno per fiume, lago o stagno, se è per questo!
E dopo codeste parole, possedete la faccia tosta di definirvi ammiraglio? sbottò il marchese in tono aspro.
Forse che il grande Colombo non era tale, ancor prima d’iscovrir le americhe? E il sommo Aristotile, non diede prova d’ingegno ben in anticipo rispetto a quando venne in notorietà al mondo? Non siamo forse usi definir una pianta dal frutto, piuttosto che dal fiore? Quello lì continuò indicando un albero che s’intravedeva nel parco è un melograno, anche se siamo ancora a Giugno, o dovremo forse attender Ottobre, per appellarlo tale?
Invero parrebbe di sì! esclamò il marchese, travolto da cotanta eloquenza.
E allora mi par giusto definirmi per ciò che sarò, piuttosto che per ciò che sono, continuò l’ometto.
Quale impresa siete in animo di propormi? domandò il signore di Piombino.
Un’impresa che, pur non costando un solo tallero, eccettuati quelli che vossignoria avrà la compiacenza di elargirmi, renderà la casata vostra padrona di tutto quel che c’è di disponibile, sotto il cielo e sopra il mare, non dovessi più chiamarmi Ferdinando de’ Rustici d’Amalfi.
Dite, dite! esclamò il marchese in preda all’eccitazione.
Alto là, signor mio! Pur concedendo credito al vostro nome ed alla vostra reputazione, non posso impegnarmi una parola in più, se prima non farete quanto vi dico!
E cioè? chiese il signore di Piombino.
Date agio al vostro servo disse indicando l’amministratore, di scriver quanto segue :
Io, marchese Lodovico di Piombino, concedo in governatorato all’ammiraglio Ferdinando de’Rustici d’Amalfi, qualsivoglia terra egli ponga sotto le mie bandiere, mercè l’ingegno e lo valore suo.
Firmate il folio con bollo e ceralacca e sarò vostro anima e corpo! concluse l’ammiraglio.
Completata febbrilmente la stesura di quanto richiesto, il marchese vi appose il suo personale sigillo, porgendo la pergamena a Ferdinando.
Questi controllò rapidamente se tutto era in regola quindi, sedutosi comodamente in poltrona, si versò un bicchiere del vino migliore.
Dunque marchese, è forse vera la teoria di mastro Cristoforo Colombo, in base alla quale la terra non sarebbe piatta, così come erroneamente supposto dagli antichi, bensì rotondeggiante, tale che se per ventura io menassi all’infinito verso Ponente, prima o poi raggiungerei il Levante?
Così pare, rispose asciutto il signore di Piombino.
E se dunque codesta teoria è ormai cosa certa, vi basterebbe proclamar lo dominio vostro, su tutte le terre a Ponente delle americhe, per diventare immantinente lo duca d’ogni luogo!
Ma a Ponente delle americhe non vi son terre senza padrone! argomentò l’amministratore del marchese, mostrando di conservare, almeno lui, un barlume di logica.
Chi sarà mai, codesto servo vostro, per impicciarsi di questioni politiche? domandò l’ammiraglio con tono risentito.
Tacete amministratore! intimò il marchese, non vedete che qui si stanno trattando cose più grandi di voi?

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