scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Cargo di cloni" di Piero Boi

PARTE I
CRONACHE PLANETARIE

Sta sognando, e piange di emozione, quell’ultimo dolcissimo Maithuna pomeridiano sulla
spiaggia del suo isolotto Lingua di Balena, quando un tonfo sordo e potente proietta Tuiavii
dall’amaca contro la parete metallica, poi sul pavimento di titanio. Benché stordito, corre al
posto di comando. Facta, il computer di bordo attiva tutti i display, dai quali appare chiaro
che una flottiglia di veicoli non identificabili, senza dubbio corsari, circonda il cargo
UNLTD. Altri tonfi rimbombanti scuotono la carlinga, invitando pressantemente l’aeronave
a seguire la loro rotta. Tuiavii punta deciso il lancia fotoni sulle guizzanti navette che
appena inquadrate schizzano via di 60 gradi. Spara più volte, mancandole. Le navette si
fanno più minacciose, centrando il grande schermo della cabina comando. Tuiavii sa che
stavolta si mette male davvero. La vecchia aeronave Enterprise non può più reggere ormai
un massiccio bombardamento.
Il cargo è stato battezzato Enterprise in ricordo dell’antica fortunata serie televisiva Star
Trek, con malcelata ironia, poiché della splendida astronave dalla sofisticata silhouette, non
conserva la pur minima idea. È una via di mezzo tra un immenso container e una
supercassa da morto, stile vecchio Far West, color antracite e viola sporco. Puro spazio per
merci, esattamente quattordicimila tonnellate di merce UNLIMITED all’andata,
quattordicimila tonnellate di materie prime planetarie di ritorno sulla Terra. La plancia di
comando è uno sgabuzzino dove Tuiavii a malapena si rigira. Per dormire, fa ricorso alla
sua amaca samoana, l’oggetto più attraente a bordo, dopo Facta.
Tuiavii prova ad innestare velocità altissime, fino a che la carlinga prende a vibrare
pericolosamente. E quelli, dietro. Non mollano la presa. Sta per rassegnarsi a seguirli,
quando la flottiglia si disunisce, presa dal panico. Una serie di lampi accecanti la circonda e
la squassa. Dalla direzione di Urano, una velocissima formazione da guerra della UNLTD
spara senza posa, disperdendo le navette corsare e inseguendole verso la Fascia Neutra,
dove senza dubbio andranno a rifugiarsi. Tuiavii fa inviare da Facta, pur controvoglia, un
messaggio di ringraziamento al Comandante della flotta. Risposta: «Dovere, bellezza!».
La bellezza di Facta è riconducibile al fatto che l’ingegnere ideatore le ha conferito una
parvenza piuttosto sinuosa, vagamente mariliniana, abbastanza inusuale per un computer.
Femmina, per giunta, in quanto l’ingegnere medesimo, pietosamente cosciente
dell’immensa solitudine degli astronauti, l’ha provvista di forme e fattezze femminili a dir
poco incantevoli.
Purtroppo per gli astronauti, una Commissione Tecnica bacchettona ne bloccò
frettolosamente la produzione in serie. Così, Factotum = Facta, non Verba = Facta, è
restata l’unico esemplare del suo genere. È quindi molto popolare fra la truppa e gli ufficiali
della Flotta UNLIMITED. Pare che un Alto Generale ne abbia fatto più volte formale
richiesta, alla quale Tuiavii si è sempre opposto, con minaccia di dimissioni. Quelli
dell’Ufficio Merci, considerata la grande scarsità di piloti civili, lo hanno sostenuto, con
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conseguente imbestialita reazione dell’Alto Generale, il quale fece sapere a Tuiavii che la
faccenda non sarebbe finita così. Tuiavii ne era rimasto perplesso e preoccupato per circa
due minuti, trascorsi i quali si era nuovamente gettato a capofitto nei suoi passatempi
preferiti, fra cui l’invenzione di nuovi cocktail.
Cava dal baule bombato degli effetti personali qualche foglia di prezzemolo cinese che
prende a masticare contro il mal di testa subentratogli per il risveglio così improvviso. Poi,
passa a Facta il barattolo di radici di zenzero perché gli spalmi un cataplasma sui due grossi
lividi, uno alla spalla, l’altro all’osso sacro, causati dagli sbattimenti. Mentre l’abile
computer lo unguenta delicatamente, prepara con calma il suo cocktail preferito, il ponce al
cocco (punch coco) : un bicchiere di rum rosso, due bicchieri di latte di cocco, un bicchiere
di trembu (vino di palma) e poi frammenti di cannella, chiodi di garofano, un gambetto di
vaniglia, una manciata di uva passa. In mancanza di rum rosso, dell’arrak, liquore di riso.
Gli ingredienti non mancano a Tuiavii. Può sbizzarrirsi con le migliaia di prodotti
UNLIMITED che trasporta. Basta una scorsa rapida ai display di Facta, per rintracciare ciò
che gli serve nei meandri del magazzino. Ma il trembu della UNLIMITED conserva appena
il sapore e il tasso alcolico dell’originale. Non è certo quello che Tuiavii, fin da ragazzino, si
procacciava lui stesso dalle sue palme, incidendole nei punti adatti ed inserendo dei tubicini
di canna per far colare il succo, goccia a goccia in una conca di bambù, per poi lasciarlo a
fermentare al buio, in fondo alla capanna. Durante la fermentazione, gli effluvi conciliavano
il sonno dei membri della famiglia, rendendoli tutti un po’ ebeti ma estremamente sereni. Ne
produceva abbastanza per gli uomini della famiglia e per tutto il piccolo villaggio, poiché
tutti volevano il suo trembu, i cui ingredienti segreti per quel gusto particolare gli erano stati
tramandati dal suo grande bisnonno. Proprio lui, Tuiavii di Tiavea, che aveva pronunciato
molti memorabili discorsi sul Papalagi, l’uomo bianco, e sui suoi infiniti errori.
Porge una coppa di ponce a Facta, che fa brillare gli occhioni di piacere, senza cessare di
impomatarlo. Dopo un sorso languido, incentiva il suo massaggio a fondo, fra le costole ed
una per una le vertebre della gibbuta colonna, le pieghe dell’inguine e la fossetta dei glutei,
poi il coccige che comprime e umetta a lungo, provocandogli una scossa potente e una
corrente energetica in salita, fino al cervelletto, con esplosione di stelle filanti nell’encefalo.
Ma la testa di Tuiavii non è presente. Centellinando il suo ponce, va coi ricordi a una
fanciulla filiforme e diafana, Xila, incontrata su Urano esattamente un anno fa e che fra
poco spera di rivedere, come si erano promessi.
Manca poco più di un mese alla fine del viaggio. È stata dura e Tuiavii sa che non è ancora
finita. Lo spazio di frontiera fra Nettuno e Urano è il più insicuro e pieno d’insidie di tutto il
Sistema Solare, sopratutto per lo spostamento continuo e scostante della Fascia Neutra. Non
si sa mai cosa ne può uscire a sorpresa. Mai, comunque, niente di buono. Secoli prima era
chiamata Fascia di Van Hallen, considerata genericamente un insieme di asteroidi
raggruppati per una sconosciuta legge fisica di coesione. Ma è ben altro: una grandiosa
incubatrice di futuri mondi ed esseri di ogni specie conosciuta e non. Gli asteroidi sono
collegati fra loro da un’intricata rete di canali invisibili dove circola energia siderale. Chi ne
conosce gli accessi, può rifornirsi di essenze ed alimenti indispensabili alla sopravvivenza e
alla navigazione, come in una intricata foresta primaria, autosufficiente e in perenne auto
riproduzione.

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