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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Beatrice Valsecchi - Un sogno di torta fritta e marzapane

Quale metodo migliore di presentare il divertentissimo romanzo d'esordio di Beatrice Valsecchi, una giovane autrice monzese, se non sottoporla ad un'amichevole intervista?

Adesso manca solo la ricetta della torta fritta...

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--> IL LIBRO <--

* Da dove nasce l'idea di “Un sogno di torta fritta e marzapane”?

Il nucleo primario del romanzo viene dalla mia voglia di raccontare il mondo dell’infanzia, la mia e quella dei miei coetanei che negli anni ’80 hanno goduto di un mondo ora scomparso. In particolare ho scelto di raccontare le estati, fatte di noia, di giochi all’aperto, di paesini di campagna dimenticati dal resto del mondo.

* Il titolo, che richiama i romanzi del genere rosa, nasconde in realtà una trama frizzante e intrisa di umorismo: come mai questa scelta?

Dare un titolo al mio romanzo è stato molto più difficile che scriverlo: i toni e il linguaggio sono molto diversi dal genere rosa, ma c’è anche tanto romanticismo; la trama è per metà chick-litt e per metà amarcord di provincia. Ogni titolo che nasceva sembrava dare più spazio ad un aspetto mortificando gli altri, allora, con l’aiuto della editor di Sperling abbiamo trovato i punti di contatto delle due storie: gli alimenti che alimentano i sogni.

* Il collegamento fra le due storie è denotato anche dall'uso di due diversi caratteri di scrittura, scelta stilistica di grande effetto. Ci sono motivazioni particolari che ti hanno spinta a questa decisione?

È venuto naturale: lo stile di scrittura è diverso e di conseguenza anche il font. Poi è anche un modo per aiutare il lettore a non fare confusione.

* Quale personaggio ti sta particolarmente a cuore e quale invece si è particolarmente ribellato alla tua penna?

Li ho amati tutti, anche perché il bello di scrivere è che puoi entrare nella testa dei tuoi personaggi, essere loro per un momento, amarli e farli comportare come davvero loro farebbero e non come fa comodo a te per portare avanti la tua storia. Comunque, credo che si capisca, nel mio cuore Miro ha più spazio di tutti.

* Ci consigli la maniera migliore per leggere il tuo libro e gustarlo appieno?

Lettino stile Rimini, giornata tiepida, ombra di un giardino, occhiali da sole, tavolino a portata di mano con cibo e bevande fresche (perché viene fame subito leggendolo). Ma in mancanza delle circostanze perfette va bene anche in treno, a letto sotto il piumone, sul divano quando fuori piove… A parte gli scherzi, l’unico consiglio che posso dare, per il mio come per tutti gli altri libri, è di non leggere una pagina alla settimana, perché è come mangiare le patatine fritte fredde e moscie: il risultato è pesante e senza sapore. Io, se so di non aver tempo per leggere in un certo periodo, aspetto e riprendo quando sono più libera.

* La caratterizzazione di luoghi e situazioni – nella parte di Miro, soprattutto – ci trasporta in ricordi di altri tempi...quanto c'è di tuo, di autobiografico, nel libro?

C’è tanto di vero. Di propriamente autobiografico c’è il fatto che la bambina va sempre a fare le vacanze in un paesino dell’Appennino Parmense. Poi, non so nemmeno io con che misura, c’è un miscuglio di ricordi, di invenzione, di persone che si incrociano per formare personaggi. Posso dire che le cose che sembrano le più esagerate sono in realtà quelle vere.

--> LA SCRITTRICE <--

* Ci racconti qualcosa di te?

Sono nata e cresciuta a Monza e ho due sorelle come la protagonista del libro (ecco l’autobiografia che ritorna). Ho dato voce alla mia vocazione per la scrittura (chiamiamola così, anche se credo poco nella vocazione religiosa, figuriamoci nelle altre) solo a 30 anni. Ho fatto due corsi molto validi come sceneggiatrice (RAI e Centro Sperimentale di Cinematografia), ma ho trovato il mio spazio prima come scrittrice. Adesso sto finalmente lavorando come sceneggiatrice e ne sono molto contenta. Ho anche iniziato a scrivere un secondo romanzo, ma ho pochissimo tempo per farlo.

* Come hai iniziato a scrivere e cosa ti ha spinto a farlo?

Ho iniziato in prima elementare con aste e cerchiolini. So che sembra una risposta scema, ma è l’unica che riesco a dare. Ci sono cose che tutti facciamo, ma c’è un momento che senti che una la odi e l’altra invece ti viene bene, ti piace farla, ti dà soddisfazione. Carl Lews avrà iniziato a correre sui due anni, come me, solo che io a 3 avevo già capito che correre non faceva per me. Qualcuno a scuola odiava il giorno del tema, per me invece era vacanza, a prescindere poi dai voti scarsini che prendevo. Se posso interpretare la tua domanda: non scrivo per necessità, per un fuoco che mi brucia dentro, per l’arte che si deve esprimere attraverso di me. Scrivo perché mi diverto, mi sento libera e perché se devo scegliere un’attività da fare a tempo pieno per mantenermi questa è sicuramente quella che preferisco.

* Ognuno di noi ha il suo mito letterario a cui si ispira...qual'è il tuo?

Non ho miti, nemmeno letterari. Cerco anche di ispirami poco ad altri, ma è inevitabile che quelli che tu ami poi ti inseguano sulle tue pagine. Attualmente ci sono due scrittori che fremo per leggere. Ho sul comodino gli ultimi libri pubblicati della Kinsella e di Veronesi. Non ho ancora iniziato a leggerli per quello che dicevo prima: è un periodo che faccio le due di notte a scrivere sceneggiature, non avrei modo di gustarmeli, ma è una vera sofferenza. Spero che arrivi presto un week-end libero per mangiarmene uno.

* Il tuo stile è ironico e pungente, ed il libro si legge tutto di un fiato. Hai qualche trucco del mestiere da consigliarci?

Per quanto riguarda lo stile temo sia innato, l’ironia e la comicità sono quelle cose che si possono anche studiare a tavolino, ma poi il risultato è meccanico e, diciamolo, un po’ freddino. Sul ritmo, invece, ci sono molti più modi per intervenire senza farlo notare. Io consiglio a chiunque voglia scrivere un romanzo di leggersi dei manuali per sceneggiatori: la struttura del racconto è fondamentale in un film, ma ha il suo peso anche in un romanzo.

* La tua opera prima è stata pubblicata da una casa editrice importante come la Sperling, quale iter hai seguito per raggiungere questo importante risultato?

Ho seguito l’iter più standard che esista: ho proposto il libro ad un’agente, a lei è piaciuto e nel giro di brevissimo tempo ho firmato il contratto con l’editore. So che sono stata molto fortunata.

* Hai progetti per il futuro?

Sì, ne ho talmente tanti che faccio fatica a chiamarli progetti. Il più concreto è quello del secondo romanzo. L’idea mi piace molto, non sarà facile da scrivere, ma appena avrò più tempo sarà tutto per quello.

Per un assaggio del libro --> http://scrignoletterario.it/node/1126

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