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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Un sogno di torta fritta e marzapane" di Beatrice Valsecchi

Sfranto, 5 Luglio 1982

In quell’era ancora non esistevano i cellulari e per telefonare alla nonna, rimasta in città, si andava al caffé, dove, avventurandosi con fiducia nel budello oscuro che era la saletta, si arrivava a una piccola cabina con un telefono a scatti. Si premeva l’interruttore della luce e ci si stipava dentro in due; la porta chiudendosi faceva un rumore come di risucchio e si creava un’atmosfera rarefatta, in cui l’ossigeno mancava molto prima che la cornetta desse il segnale della linea libera. Mi piaceva stare lì nella cabina illuminata, circondata dal buio, come i concorrenti del Rischiatutto, con la guancia premuta contro la pancia della mamma, tanto da uscire con l’arricciatura della gonna stampata in faccia. Sì, si portavano gonne arricciate e la 44 ancora non era una taglia da obese… sembra un millennio fa.

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