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"Vagabondi a Vendicari" di Maria Pizzuoli

di Maria Pizzuoli

Nel comune di Noto, in provincia di Siracusa, nel lembo sud della Sicilia, c’è una zona pianeggiante straordinaria, perché lì si trovano i “pantani”, sorta di paludi costiere, le cui acque finiscono per unirsi a quelle del grande mare Jonio.
Quando ero bambina, andavo spesso a Noto, a vedere la festa del patrono S. Corrado, una festa folcloristica molto popolare. Alla fine della processione, dei canti, delle luminarie, si andava alla “villa”, che erano giardini pubblici molto belli e curati, dove si passeggiava, si ascoltava musica, si sorbivano granite e gelati fino a notte inoltrata.
Anch’io andavo a passeggiare insieme a nonno Guido, che mi parlava sempre dei pantani.
-Ce ne sono tre di pantani-diceva con enfasi-il pantano grande, il pantano piccolo e il pantano di Vendicari, il più bello, il mio preferito.
-Che cosa è il pantano?- Chiedevo ogni volta.
La risposta era sempre la stessa:
-E’ un paradiso-bimba mia-un vero paradiso! E si accarezzava la lunga barba bianca.
Quanto fosse vero, l’ho scoperto molti anni dopo, andando a visitare il pantano, incuriosita dalla descrizione che ne faceva Fazzello nel libro Historia di Sicilia:
“…e per diversità, e per la dolcezza del canto degli uccelli, e per l’amenità della pianura ove si vede quasi sempre una primavera”.
Andare a Vendicari vuol dire fare un salto nel passato: gli odori e i sapori antichi, il gusto delle olive conservate nelle “burnie”, specie di vasi di terracotta smaltata col coperchio, i racconti dei “saracini” narrati dai vecchi, sentirsi solleticare il naso dall’odore dei “mustazzoli”, tradizionali dolci di mandorle, appena tolti dal forno.
Nell’aria limpida, avvertivo le antiche radici che sentivo dentro sotto gli strati di esperienze accumulate negli anni. Mi pareva di risentire voci passate e riti antichi, e la loro magica presenza mi trasportava nel lontano mondo dell’infanzia.
Il territorio di Vendicari è costellato di pietre che sono resti di costruzioni antiche che testimoniano la presenza di civiltà succedutesi nel tempo e che ora vedevo convivere tra le dune e i boschetti. Una colonna di sassi alta due metri e mezzo, risalente al terzo secolo avanti Cristo, chiamata “cippo della pizzuta”, sembrava indicare l’inizio di una zona speciale dove regna il silenzio, rotto solo dai mormorii che giungono dai canneti e dal vicino mare. Sembrano lontani anni luce i fastidiosi rumori della vita moderna…
Il tratto di costa di Vendicari è lungo dieci chilometri, eppure vi si trovano insediamenti greci, romani e bizantini; le masserie sparse risalgono al XVII secolo.
Accanto al pantano di Vendicari, sulla destra, potevo vedere il pantano grande e il pantano piccolo, e accanto, saline e tonnare.
Andai a vedere la masseria di mio nonno Guido che era morto da tempo, mi piacque.
Una volta le masserie, costruzioni basse e lunghe, erano il centro della vita contadina: all’interno un grande cortile con la cisterna, il portico, le “mandre” per gli animali, le parti abitative, e attorno, agrumeti, vigneti, “giardini”, cioè orti.
Il limite della zona dei pantani è segnato dal fiume Tellaro, che si getta nel mare Jonio. Un tempo si chiamava Eloro e sulle sue rive sorgeva la città di Eloro da cui partiva una strada, la via Elorina, che la congiungeva a Siracusa.
A sud di Vendicari c’è una minuscola isola coperta di praticelli, dove gli uccelli migratori si posano per una sosta.
Mio nonno mi aveva raccontato la leggenda dell’origine della piccola isola: io non so se fosse davvero una leggenda antica o un parto della sua fantasia, comunque è una storia poetica ed affascinante. Eccola:
Un pescatore, ormai avanti negli anni, veniva spesso al pantano Vendicari e si divertiva a lanciare nel mare vicino le pietre che trovava scavando tra le dune. Giorno, dopo giorno, le pietre si accumularono formando un’isola, l’isola di Vendicari, come la chiamò il pescatore. Egli sognava di costruirvi una capanna per sé, ma morì prima di realizzare il suo sogno. Pure, l’isola non rimase deserta: corsero a popolarla cigni, fenicotteri, cavalieri d’Italia e tutti gli uccelli migratori durante i loro viaggi. L’isola divenne un paradiso di voli e di canti in ricordo del pescatore.
Mi fermai al pantano di Vendicari per un lungo periodo, volevo godere di tutto il pullulare di vita che sentivo attorno: le palme nane, le canne fruscianti al vento, il boschetto di ginepri, le ginestre e i rumori, i canti, i mormorii del vario mondo animale: volpi, lepri, l’istrice, il fratino, gli uccelli colorati…

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