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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"L'alleanza" di Alessio Pracanica

di Alessio Pracanica

“ Prendete e bevetene tutti:
questo è il calice del mio sangue,
per la nuova ed eterna alleanza “
(Messale di Paolo VI)

Gli alieni erano verdi, viscidi e brutti.
L’invasione, come ormai la definivano tutti, era cominciata circa due settimane prima.
Un’astronave enorme appariva all’improvviso sopra il centro di una città, un bagliore verde inceneriva strade e palazzi, poi centinaia di astronavi più piccole scendevano per sterminare i pochi sopravvissuti.
Così avevamo perso Los Angeles, Mosca e Dublino.
E Atlanta, Venezia, Lima, Pechino, Seul, Anchorage, Tokio.
E la lista potrebbe continuare per giorni.
Allungandosi di un paio di nomi a settimana.
I governi o quel poco che ne restava, nascosto in innumerevoli bunkers dagli Urali alle Montagne Rocciose, cercarono di intervenire.
Naturalmente.
I migliori cervelli del pianeta tentarono di entrare in contatto con gli invasori, alla ricerca di un minimo comune multiplo che permettesse la comprensione e la pace tra esseri viventi.
E i migliori cervelli furono inceneriti.
Allora toccò all’esercito, dopo aver morso il freno mentre i cervelloni si affannavano con simboli matematici e luminosi, prendere in pugno la situazione.
Una divisione corazzata si schierava lungo il previsto percorso dell’astronave aliena, scavando trincee, piazzando mine e puntando cannoni.
Un bagliore verde e della divisione rimaneva soltanto ferraglia da rottamare e pozze di plastica fusa.
Allora i militari usarono le atomiche.
Ci vennero restituite come palle da baseball battute fuoricampo.
Ed ogni colpo era un’altra città cancellata dalle guide turistiche.
Usarono aerei stealth, sommergibili atomici, satelliti armati di laser.
Tutti questi giocattoli vennero spazzati via con apparente noncuranza, mentre milioni di persone fuggivano davanti agli invasori, che continuavano ad allargare inesorabilmente i loro immensi cerchi di desolazione.
...

Clint, contea di El Paso, Texas.
980 anime a voler credere all’ultimo censimento. Qualche centinaio in più, contando anche le vacche.
Qualche decina in meno, considerando che l’ultimo censimento risale al 2000 e da allora se n’è andata molta gente e qualcosa mi dice che di censimenti non se ne terranno più per parecchio tempo.
Il reverendo Jonas vide i soldati passare nella strada principale. Una fila di mezzi di corazzati diretti in buon ordine verso l’orizzonte.
All’altezza della chiesa il comandante fece il saluto militare, per poi detergersi il sudore, che colava da sotto l’elmetto in quel polveroso mattino.
Li vide ritornare nel tardo pomeriggio. Una triste litania di veicoli anneriti e claudicanti, con lamiere ammaccate e cingoli danneggiati.
Un blindato color kaki, con un altoparlante sul tetto, ripeteva in continuazione sempre lo stesso messaggio.
Ci stiamo muovendo verso la base, per riorganizzarci e lanciare una nuova offensiva. Consigliamo a tutti i civili di abbandonare le proprie case, portando con se solo lo stretto necessario.
Non fu necessario spiegare che gl’invasori stavano arrivando.
In pochi minuti una folla di persone riempì le strade. Tutte le 980 anime di Clint, più parecchie vacche, legate al parafango posteriore dei pick-up e cani, gatti, canarini, perché era risaputo che gli alieni si divertivano a torturare gli animali, quando non trovavano uomini o donne in buono stato su cui accanirsi.
E poi, che diamine, è risaputo che l’esercito non si ritira, mai.
Al massimo effettua un movimento verso la base, per riorganizzarsi e lanciare una nuova offensiva.
Ma nel frattempo è meglio mettere in salvo il cane, il gatto e quelle obbligazioni di J.P. Morgan nascoste sotto un mattone del salotto. Non si sa mai, metti che la nuova offensiva tardi ad arrivare.
Il reverendo Jonas non fuggì. Semplicemente non poteva abbandonare la sua città, la sua chiesa.
E poi dovevano per forza essere rimasti dei vecchi, dei malati, gente che non poteva fuggire e aveva bisogno di lui.
Un prete cattolico non può d’un tratto sollevarsi la sottana e scappare. Ci sono degli obblighi, degli imperativi morali cui non ci si può sottrarre.
Un prete non può dimettersi, né disertare.
Cosa più importante, di solito non ha vacche da portare in salvo e quanto alle obbligazioni J.P. Morgan, se ne occupi il vescovo di Houston, se è ancora vivo.
Se Houston è ancora in piedi.
Padre Jonas, mentre fuori si allontanava il rumore dei motori, si precipitò in sacrestia, afferrando al volo una bottiglia d’acqua e qualcosa da mangiare. Mise il tutto nel vecchio zaino grigioverde, che usava quando accompagnava nelle escursioni i bambini della parrocchia e si precipitò fuori.
L’orizzonte era un ammasso di polvere.
Nubi immense, a forma di fungo, che salivano verso il cielo, intervallate da bagliori verdastri.
Montò sul vecchio camioncino che aveva più di trent’anni di vita e si diresse verso la periferia, con la ferma intenzione di controllare ogni casa.
...
L’oscurità era calata da un pezzo. Un clangore metallico, lento e cadenzato aveva preannunciato l’arrivo degli invasori. Smontarono dai loro mezzi e s’insediarono in paese, con la solita arroganza di ogni conquistatore.
Padre Jonas, seminascosto dietro i barili dell’emporio di Al Fisher, li vide tirare al bersaglio su alcune galline, dimenticate nella fuga frettolosa. Si rimproverò di non aver salvato quei poveri esseri viventi, ma la sua attenzione era rivolta ai vecchi, agli ammalati, ai poveri di spirito che la folla avrebbe certamente dimenticato dietro di se.
Di cui non c’era traccia, comunque.
Clint, contea di El Paso, contava ormai un’anima sola, la sua. Escludendo quelle povere e sfortunate galline.
Strisciò nell’ombra, indeciso sul da farsi, finchè non fu convinto che gli alieni erano troppo impegnati nel torturare i pennuti, per accorgersi di lui.
Attraversò la strada in un lampo. C’era l’eucaristia da salvare, ovviamente. Conservata nel tabernacolo. Quattro o cinque ostie, padre Jonas non ricordava bene, ma qualunque fosse il numero, era corpus christi, mica coca-cola.
Scivolò in sacrestia di soppiatto, sfruttando le ombre del vicolo, mentre gli invasori biascicavano urla di giubilo nella loro lingua da rettile.
Apprendo la porta che conduceva in chiesa fu sorpreso da uno strano bagliore. Per istinto si appiattì contro la parete.
Decine, centinaia di alieni erano inginocchiati sui banchi della chiesa e uno di loro, che indossava strani paramenti verde fosforescente, innalzava un’ostia verso il crocefisso.
Il legno della croce si animò, pervaso da un’ipnotica luce verdastra, poi una mano scese verso il basso, a sfiorare il simbolo della comunione.
In un attimo padre Jonas capì.
Gli invasori adoravano anch’essi il vero Dio ed Egli si manifestava a loro.
Si materializzava.
Da ciò indubbiamente la loro invulnerabilità in battaglia.
Il Dio degli eserciti combatteva con loro.
Padre Jonas rimase ad osservare l’essere sceso dalla croce, che avvolto in un’aura verde brillante, dispensava la comunione ad una lunga fila di alieni.
Il prete si segnò, prima di scivolare via, tra le ombre della notte.
Gli altri, tutti, dovevano sapere. Quel segreto non doveva restare celato all’umanità
...
La chiesa di Agua Dulce, contea di El Paso, era piena di gente. Il reverendo King si approssimò al pulpito, consapevole della tristezza intorno a lui.
Le donne stringevano i bambini. Gli uomini fissavano il pavimento. Tutti con un’espressione di rabbia impotente.
Prima che cominciasse la predica, un’ombra si staccò da una delle ultime colonne sulla destra e domandò la parola.
“ Fratelli, sorelle, accoglietemi tra voi anche se appartengo a un’altra confessione. “
Tutti si volsero verso padre Jonas che, incoraggiato dal silenzio, proseguì: “ In fondo tutti noi crediamo nella stessa cosa. E pur con sfumature diverse, nello stesso Dio. “
Le parole rimbombarono sotto le alte volte di pietra.
Il reverendo King annuì : “ è giusto ciò che dici, fratello Jonas. Unisciti a noi nella preghiera, se è ciò che desideri. “
Padre Jonas si spostò al centro della navata.
“ Non sono qui per pregare! Fratelli, sorelle, quel Dio in cui crediamo aveva stretto un patto con noi, suggellandolo con il sangue e la carne. Ora io vi dico che quello stesso Dio ha rinnegato questo patto, schierandosi con gli invasori. L’ho veduto io stesso scendere dalla croce e offrire la comunione, il suo stesso corpo, a coloro che distruggono le nostre case.”
Tutti videro, alla luce delle candele, che indossava una mimetica e imbracciava un fucile.
“ Io dico che dovrà pentirsi di questa scelta!”
Lo scatto di un otturatore risuonò in tutta la chiesa.
“ E perdio, dovrà pagare per questo tradimento!.”
Alte urla si alzarono contro la volta in pietra e mille pugni scandirono verso il cielo il guanto di sfida dell’umanità.

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