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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Scienza e fede" di Dino Licci

di Dino Licci

L’uomo è libero di scegliere?

Una volta, tanto tempo fa, quando gli uomini dialogavano con gli dei e quando addirittura dividevano con loro momenti conviviali di grande allegria, poteva succedere che essi, uomini e dei, litigassero tra di loro come avvenne quando Zeus, il re dell’Olimpo, dette l’incarico a Prometeo, il protettore degli uomini, di spartire un toro enorme da sacrificare per un banchetto, in due parti delle quali una sarebbe toccata agli umani, l’altra agli dei. Prometeo scelse tutte le carni migliori e le avvolse nella disgustosa pelle del ventre del toro, mentre camuffò gli ossi con lucidi grassi che davano a questi scarti, un aspetto molto appetitoso. Quando propose a Zeus di scegliere tra le due parti, questi fu naturalmente tratto in inganno dall’abile camuffamento e scelse un bel cumulo di ossi. E l’esempio di Prometeo fu seguito per sempre dagli uomini, che continuarono a sacrificare animali agli dei offrendo a loro le interiora e riservando per se stessi le parti migliori. Pagarono però questo affronto con la perdita del fuoco (la sapienza) che Zeus tolse loro nascondendolo nella fucina di Efesto . Prometeo, che aveva libero accesso all’Olimpo, rubò qualche favilla di questo fuoco e lo riportò agli uomini. Fu per questo punito in modo esemplare: incatenato ad una roccia, veniva dilaniato ogni giorno da un’aquila che gli mangiava il fegato, organo che di notte ricresceva rendendo così infinito il suo tormento. Zeus non riusciva però a placare la sua ira e, non pago di questa punizione, dette anche l’incarico ad Efesto di foggiare una donna bellissima, Pandora, la prima donna del genere umano, alla quale gli dei del vento regalarono tutte le virtù delle dee dell’Olimpo ma non la saggezza. Infatti, data sposa a Epimeteo, fratello di Prometeo, ella aprì incautamente un vaso che il marito custodiva gelosamente perché in esso Prometeo aveva rinchiuso tutti mali che potessero tormentare l'uomo: la fatica, la malattia, la vecchiaia, la pazzia, la passione e la morte. Scoperchiato il vaso, tutti i mali del mondo raggiunsero l’umanità e ancora oggi soffriamo della sbadataggine della bella Pandora del politeismo greco, che potrebbe benissimo essere paragonata alla prima donna, Eva, dell’era cristiana. Volendo cogliere appieno l’assiologia insita nel mito, ci accorgeremo come esso ricalchi altri miti greci come quello del cacciatore Atteone che, incautamente spia le sembianze della dea Artemide riflessa in un lago. Pur avendo rubato l’immagine della dea (la sapienza) soltanto “per speculum”, egli viene punito dagli dei per la sua tracotanza e per questo viene trasformato in cervo per essere dilaniato dai suoi stessi cani. Giordano Bruno c’insegna però a dare al mito un’altra interpretazione che regala al filosofo l’ardire di cacciare nelle impervie foreste della non conoscenza pur di arrivare alla verità. In questi miti potremmo intravvedere una prima biforcazione dicotomica delle scelte umane nella ricerca della verità .
Ancora oggi si è soliti contrapporre la scienza alla fede, la ragione al sentimento. Bruno può essere considerato un precursore, un eroico precursore della scienza, la quale ultima dimostrerà come le due qualità, sentimento e ragione, convivano nello stesso individuo e come esse siano entrambe necessarie nella strada della conoscenza che ci porti ancora, per rientrare nella metafora, a rubare qualche altra favilla di fuoco agli dei, che con Spinoza, potremmo identificare con la Natura. I miti cui ho accennato, nella loro fiabesca realtà, possono essere considerati i primi rudimenti della corsa verso la conoscenza e ad essi ancora ricorre anche uno dei primi filosofi della storia occidentale, il grande Parmenide che poeticamente immagina come l’uomo ancora in giovane età, abbandoni la Casa della Notte e si avvii per il sentiero del giorno illuminato dalle Figlie del Sole a bordo di un carro trainato dai cavalli che lo porteranno verso la dea Diche (la giustizia) . Essa lo dovrebbe illuminare sulla strada giusta da intraprendere per raggiungere la Verità, ma la scelta non è facile perché il filosofo ricercatore viene posto davanti ad un bivio: da una parte c’è il sentiero dell’aletheia, la verità che si raggiunge attraverso il pensiero astratto, dall’altra c’è il sentiero della doxa, cioè quello delle opinioni cui l’uomo può giungere attraverso i suoi recettori sensoriali. Su questo doppio binario corre il treno della conoscenza percorrendo secoli di storia per concretizzarsi nel pensiero della filosofia moderna, che vede ancora due scuole contrapposte: quella dei razionalisti del calibro di Cartesio, Spinoza, Leibniz e quella degli empiristi quali Locke, Berkeley, Hume. A risolvere la vexata quaestio tra res cogitans e res extensa ci pensò per primo Kant che attuò una grande unificazione delle due teorie dimostrando che il razionalismo non è autonomo ma necessita dell’esperienza sensoriale per aspirare ad una conoscenza oggettiva, come pure quest’ultima debba essere modellata dalla ragione e dal calcolo per concretizzarsi in un concetto che non sia pura astrazione. La scienza confermerà le opinioni kantiane affermando che pensiero e sensi debbono collaborare se vogliono avvicinarsi ad un’immagine realistica del mondo, dico avvicinarsi perché ci sono limiti precisi nella corsa verso la conoscenza come afferma il celebre cosmologo Martin Rees:

ci sono aspetti dell’Universo e della vita di cui siamo ben consapevoli, ma che più tentiamo di comprendere e più sembrano sfuggirci.

gli fa eco Einstein che aggiunge:

Noi vediamo, sentiamo, parliamo, ma non sappiamo quale energia ci fa vedere, sentire, parlare e pensare. E quel che è peggio, non ce ne importa nulla: Eppure noi siamo energia, Questa è l’apoteosi dell’ ignoranza umana.

Però subito aggiunge:

L'importante è non smettere di fare domande

Il nostro discorso potrebbe concludersi qui, anzi avremmo potuto fermarci prima, quando il mito soddisfaceva appieno le nostre ataviche curiosità. Cosi per secoli e secoli si è creduto che la terra fosse piatta e sorretta da Atlante, il titano costretto da Zeus a sorreggere in eterno l’intera volta celeste, che il Sole fosse una deità, che lo fossero i fulmini, il vento e tutti gli eventi naturali. Ma intanto sorgeva la scienza e qui in occidente a partire dal sesto secolo prima di Cristo, si svilupparono scuole di pensiero che avrebbero innescato un processo irreversibile verso la conoscenza e l’evoluzione tecnologica. Ma fin d’allora l’uomo, il ricercatore, il filosofo, incapparono nel solito dilemma, in una biforcazione della via della conoscenza che faceva dire a Parmenide che tutto era statico, fisso, immutabile e che il divenire fosse una fallace deformazione della realtà da parte dei nostri sensi, mentre Eraclito sosteneva il contrario e cioè che la realtà fosse mutamento, evoluzione, scorrimento. Platone avrebbe poi unificato le contrastanti opinioni inventandosi l’iperuranio, il mondo delle idee, dove esiste lo stampo di tipo parmenideo della realtà che noi percepiamo coi nostri sensi come ombre del mondo reale (il mito della caverna). Per oltre duemila anni le scuole di pensiero si sarebbero succedute nell’evoluzione gnoseologica del nostro occidente, spesso in contrasto tra loro (ricordiamo l’annosa polemica tra Platone e Aristotele sugli universali) ma spesso il pensiero filosofico sarebbe stato influenzato dalle credenze religiose che condizinarono la libera scelta dei ricercatori del tempo. Basti pensare che in campo astronomico le teorie di Aristotele, quelle rese immortali dalla Divina commedia di Dante, bocciarono gli studi di Aristarco (310 a.c.), Archimede (287 a.c.), Eraclide Pontico (390 a.c.), Eudosso (408 a.c.), Filolao (V sec.a.c), Ipparco (130 a.c.), per sposare le tesi di Tolomeo (367 a.c.), pur egli grande scienziato ma che dovette ricorrere alla complessa teoria degli emicicli per non sconvolgere la verità rivelata dalla Bibbia (il famoso “fermati o Sole” di Giosuè ). Col rinascimento tutto cambiò e la scienza finalmente si affermò come tale ad opera di Keplero, Copernico, Newton, Galileo che, sfidando le ire della Chiesa, affermarono verità non più dogmatiche ed incontrovertibili, ma dimostrabili e falsificabili, cioè, come c’insegna il filosofo della scienza Karl Popper, suscettibili di cambiamenti in linea con l’evoluzione scientifica del pensiero umano. Si vuole ancora contrapporre la scienza alla fede come nell’enciclica “Fides et ratio” di Giovanni Paolo II, che titola la sua introduzione con l’incisiva esortazione “Conosci te stesso” che poi si rifà al celeberrimo motto greco iscritto sul tempio dell’Oracolo di Delfi.
Ma conoscere se stessi significa anche conoscere la nostra anatomia, la neurologia comparata, che c’insegna come solo nell’uomo esista la corteccia, la sede dell’astrazione e come essa sia divisa in un emisfero destro, che è quello della fantasia, dell’intuizione, del sentimento, della creatività e un emisfero sinistro che è quello del calcolo e del raziocinio. Ma la stessa natura ha provveduto a unificare col corpo calloso le due parti cerebrali per modo che le nostre scelte, il nostro libero arbitrio, siano la risultante delle due componenti della nostra capacità astrattiva.
Oggi più che mai, in un mondo globalizzato, multietnico e multiculturale, si afferma un relativismo che è alla base del progresso e della conoscenza. E sembra assurdo che si voglia fermare il progresso della scienza che istruisce, cura, illumina, invoglia allo studio ed all’introspezione profonda e costruttiva.
La scienza non boccia i segnali che le pervengono dall’emisfero destro ma li elabora, li verifica e li accetta come verità relativa e cioè, come dicevamo, suscettibile di cambiamento quando ulteriori suggerimenti le dovessero pervenire da parte del pensiero astratto che abbisogna dei sensi, della ragione e della tecnologia moderna per essere accettati come reali. E la consapevolezza della doverosa falsificabilità della scienza, non deve trarre in inganno come accade in alcuni ambienti culturali. Dire “le cose stanno così ma potrei sbagliarmi”non può paragonarsi al paradosso di Epimenide come ha scritto di recente un famoso filosofo contemporaneo. Il principio di non contraddizione che ha dominato i secoli è stato già smontato da Hegel tanti anni fa e poi dall’arguzia matematica di Russell che ha rivoluzionato persino l’insiemistica scoprendo un antinomia nota come “Il paradosso del barbiere”. Lasciamo quindi che l’uomo possa decidere senza coercizione la strada da seguire scegliendo tra il famoso bivio di Parmenide che abbiamo descritto all’inizio di questa chiacchierata. Sempre nei limiti delle sue possibilità, perché il libero arbitrio di cui tanto si parla, è condizionato dalla stessa natura umana, i cui atti sono per la maggior parte automatici ed incontrollabili come il battito del cuore, la paura, il sentimento e tutte le reazioni soggette a quel chimismo cerebrale che si ferma all’ipotalamo. Soltanto con l’avvento della corteccia l’uomo prende coscienza di sé ma anche in questo caso, come ha molto recentemente dimostrato il neurofisiologo Benjamin Libet, quando compiamo un’azione, l’area cerebrale preposta a metterla in pratica, si attiva prima ancora che prendiamo coscienza di volerla compiere. In altre parole gli effetti cerebrali inconsci delle nostre decisioni precederebbero le cause coscienti che devono determinarle.
Quando decidiamo di muovere un dito, il movimento effettivo avviene dopo circa 200 millisecondi, ma le aree preposte a questa funzione si erano già attivate circa 400 millisecondi prima. Il limitato intervallo di tempo che separa l’attivazione con l’effettiva esecuzione, ci consente di bloccare l’azione in atto e solo in questa atto di bloccaggio negativo consisterebbe il nostro libero arbitrio. E’ l’ennesima ferita inferta dalla scienza all’uomo ormai depauperato dall’assurda pretesa di essere il centro del mondo. Prima Copernico, poi Darwin, oggi Libet, ridimensionano la sua collocazione nell’immensità dell’Universo infinito, mentre già Freud, con la scoperta dell’istinto e del subconscio, ne aveva evidenziato la natura animale riconoscendo alla sessualità ed all’aggressività le spinte che consentono la sua sopravvivenza rendendolo schiavo di queste due importantissime pulsioni primordiali. La corsa continua e forse potremmo chiudere questa chiacchierata con un’altra celebre frase di Albert Einstein:

“Chiunque si pone come arbitro in materia di conoscenza, è destinato a naufragare nella risata degli dei”

Scienza e fede

Riconosco di essermi dilungato troppo, ma l'argomento che tratto mi sembra rivestire un interesse basilare per l'evoluzione gnoseologica dell'uomo. Storia, scienza, filosofia e teologia, sono i cardini su cui si fonda la nostra evoluzione, la nostra cultura. Io ho detto la mia, ma sarebbe auspicabile un confronto dialettico globale. Pertanto v'invito a commentarmi anche criticando ciò che ho scritto per non cadere nella noia e nell'accettazione supina di quanto i mass media ci propongono quotidianamente.

Tra scienza e fede alla ricerca di Dio

Perchè criticare il tuo saggio, Dino? Lo trovo molto esauriente, colmo di sapere. Il tuo saggio fa pensare, fa riflettere.
Qualche giorno fa, leggendo un brano dal libro dei compiti per l'estate di mia figlia (5^ elem.), mi sono imbattuto in una leggenda, probabilmente africana: Mbarè fece il cielo e gli astri, la terra e tutti i suoi annessi, fece gli uomini e le donne, ma si dimenticò di fare il mare. Rimediò col pianto delle donne, le quali piansero prima lacrime di dolore e poi di gioia, tante da dare origine al mare.
Un modo favolistico per raccontare la creazione del mondo. Una ulteriore versione sull'origine delle cose. O come dici giustamente tu, Dino: primi tentativi di conoscenza, di dare una spiegazione sull'origine.
Mi colpisce la similitudine tra Zeus e Dio: entrambi puniscono l'uomo per la disobbedienza. Vi è similitudine tra Eva e Pandora: entrambe liberano il male. Versioni differenti di popoli diversi che raccontano la stessa storia. Questo mi porta a pensare a come antichi popoli, diversi tra loro, su opposti continenti, senza relazioni tra loro, avessero tutti in comune il fatto di credere in un dio.
Se Einstein diceva che l'importante è non smettere di fare domande, allora domando; Come facevano questi popoli ad avere in comune un dio che li proteggesse, guidasse e organizzasse? Ma soprattutto: come è nato mell'uomo il bisogno di credere in un dio? A volte penso che qualcosa di divino esista per davvero. Altre mi convinco di no. E domando ancora: ma è l'uomo ad avere inventato dio o effettivamente è dio ad avere creato l'uomo?
Quasi tutti gli uomini del pianeta credono in un dio. E gli atei allora?
Cesare Pavese sosteneva che non si può dire che gli atei non siano credenti. Infatti. Sicuramente un ateo non crederà a dio, ma crederà che si possa vivere senza un dio.Potrà credere nella scienza, nel socialismo, nella giustizia o semplicemente credere in se stesso e nelle proprie capacità. Un ateo è senza dio, ma crede. Ha una fede, che non necessariamente deve essere religiosa.
E se la parolina che accomuna gli uomini non fosse dio ,ma credere? Ma allora dio chi è?
La scienza, poi, ha dato un'altra versione sull'origine del mondo. Un'altra verità. E continua ad offrirne di nuove. Questa ha trovato l'opposizione della Chiesa. Appunto, la Chiesa. E non tanto la fede, ma quella parte della fede che si è strutturata in maniera rigida, che si è strutturata anche politicamente e si è elevata al rango di stato. Nel caso della fede cristiana, nello stato Chiesa. Ammettere le verità della scienza vuol dire ammettere di avere raccontato delle falsità. Ammettere che la scienza sia arrivata alla conoscenza, per uno stato come la Chiesa equivale ad una perdita di potere. E la Chiesa non vuole perdere il suo potere.
Vi era similitudine tra Eva e Pandora. Ma io penso che Eva, ingannata dal serpente, non liberi solo il male, ma liberi anche la conoscenza. Dalla Bibbia possiamo leggere: "Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: Tu potrai mangiare di tutti gli alberi del giardino, ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi mangiare, perchè, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti." (Gen. 2, 16-17). E ancora: "Ma il serpente disse alla donna: Non morirete affatto! Anzi, Dio sa che, quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male." (Gen. 3, 4-5).
E se dio fosse la conoscenza stessa?

Vorrei, poi, soffermarmi un attimo sull'affermazione di Einstein che dice: "Noi vediamo, sentiamo, parliamo, ma non sappiamo quale energia ci fa vedere, sentire, parlare e pensare. E quel che è peggio non ce ne importa nulla. Eppure noi siamo energia. Questa è l'apoteosi dell'ignoranza umana."
Se penso al tempo in cui è stata pronunciata, la trovo preoccupante. Ma riletta oggi, in un mondo in cui i valori sono diventati merce rara e tutto ciò che conta è l'apparenza, la trovo quanto mai inquietante.

Stefano Chiarato

Trova il tempo per leggere, è la base del sapere.

Le religioni

Caro Stefano, intanto grazie per avermi letto attentamente come si evince dalla tua esauriente risposta. Io ho scritto un libro sulle religioni del mondo che potrai scaricare gratis da questa pagina:
http://culturasalentina.wordpress.com/ebook/
cercando “lettere a un’amica”. Secondo me le religioni sono state create dall’uomo per l’uomo mentre invece il sentimento di religiosità è addirittura presente geneticamente in noi. Ti faccio però osservare che la Verità scientifica non è un’altra verità, ma l’unica Verità universale che non vuole entrare nel trascendente, ma si limita a studiare i fenomeni della natura travisati dalla visone assiomatica e dogmatica della realtà voluta soprattutto dalle tre religioni abramitiche che hanno cosparso di lutti e sangue l’Europa intera per secoli e secoli. La stessa Europa di cui oggi si vorrebbe utopicamente creare l’unificazione geo-politica. Se ti interessano gli argomenti da me trattati potrai affacciarti nel mio blog dove sono solito sintetizzare le numerosissime letture cui mi dedico da oltre 40 anni ogni notte dalle 3 alle sette del mattino. Questo il mio blog:
http://brandelli-di-vita.blogspot.it/
Grazie ancora . Dino Licci

un po' in ritatdo

Caro Dino
con notevole ritardo ho scaricato "Lettere a un amica". Appena riuscirò ad avere il tempo mi dedicherò volentieri alla sua lettura. Ti ringrazio
Stefano

Trova il tempo per leggere, è la base del sapere.

Buon Anno a tutti

Peccato che un rifugio di gente colta e creativa non brulichi di vita, dagli inserti ai commenti in un dialogo costruttivo e utile a tutti. Io la mia parte la farei con molto entusiasmo ma dfficilmente si continua a scrivere se non si riceve un risocntro alle proprie opinioni negativo o positivo che esso sia. Il mio augurio quindi? Che con l'anno nuovo ci armiamo di pazienza per dedicare un po' del nostro tempo libero a questo bel sito che può, deve crescere ancora. Dino

J'm too

Mi associo. Buon anno a tutti e che si ritorni a brulicare.

Alessio

Grazie Dino

Me lo auguro anche io

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Sapori e profumi

Derubricherò dall'ufficialità dei fatti e brucherò le foglioline spuntate sul naso di Pinocchio - l'immaginario è d'obbligo e l'allungamento dell'olfatto è in crescita costante.
Mi unisco, in ogni caso, all'augurio di buon anno e buona salute a tutti.

Tra scienza e fede (ripresa)

Un viaggio tra stelle e galassie, tra civiltà e religioni, in compagnia di storici, filosofi e scienziati; il tutto sapientemente condito di storia.
Ecco, Caro Dino, potrei definire così la lettura di “Lettere a un'amica”.
E' passato parecchio tempo da quando me ne consigliasti la lettura. Avrai pensato che fossi sparito, o che avessi lasciato cadere l'argomento. E' che io sono molto lento a leggere; il tempo a disposizione poi non basta mai, ho mille impegni...
Il fatto che questo libro, sia una raccolta di lettere, secondo me, rende la lettura più agevole. Perchè, per uno come me, che non è preparato alla filosofia, un po' meno alla scienza, non è proprio facile districarsi tra ontogenesi, filogenesi, relatività e quant'altro; o tra nomi come Anassimene o Parmenide. Ogni tanto sono dovuto ricorrere a Wikipedia. Ma va bene così. Ora il mio orizzonte si è spostato un po' più in là.
Ho trovato affascinante e misterioso il parallellismo tra lo sviluppo del feto nel grembo della donna e l'evoluzione della vita sulla terra.
E così pure l'esposizione delle varie religioni.
La lettura di “Lettere a un'amica” offre numerosi spunti di riflessione.
Qualche domenica fa, una mattina assolata, ho sentito suonare le campane della chiesa vicino a casa mia. Sì, lo so, non c'è nulla di strano; le sento sempre, sono talmente abituato a sentirle che non ci bado più. Stavolta invece mi sono soffermato ad ascoltarle: lo scampanio portava un suono di festa di gioia. Allora ho pensato: ecco, se non ci fosse la religione, adesso questo suono così armonioso non ci sarebbe. Sarebbe ugualmente festa, ma mancherebbe qualcosa, sarebbe una festa opaca. Sul filo di questo pensiero sono andato avanti: se non ci fosse la religione non ci sarebbero chiese, il nostro patrimonio artistico si svuoterebbe, dato che le chiese contengono una fetta importante di tutta l'arte, mancherebbe una parte di storia. Se non ci fossero le religioni saremmo tutti uguali e non ci sarebbero un sacco di guerre e sangue sparso sulla Terra. Leggo che anche tu citi il fatto che dove ci sono religioni ci sono guerre. Ma tu offri una soluzione ideale: insegnare nelle scuole tutte le religioni. Secondo me è una soluzione valida, perché porterebbe a non avere paura del diverso da noi, paura così in voga oggi. Perché religioni non sono solo fede, ma sono anche una civiltà, una cultura, uno stile di vita, diversi tra loro. La società in cui noi viviamo, è talmente intrisa di religione, di Dio, che non ci facciamo nemmeno caso. Basti pensare ai modi di dire: “Grazie a Dio...”, “Che Dio ce la mandi buona...” ecc, ecc, fin'anche alle bestemmie. Il nostro stile di vita è cristiano-cattolico, che perfino un ateo lo vive senza rendersene conto. Se non ci fosse la religione la nostra cultura sarebbe svuotata. Ci è stato talmente inculcato nella mente che Cristo è morto in croce per salvarci, che io non ho mai osato pormi la domanda opposta: e se non si fosse sacrificato?
La storia avrebbe avuto un altro corso? Chissà! Pensando al corso che ha avuto la storia, mi viene da porre un'altra domanda, magari un po' polemica: Cristo si sacrificato per salvare chi? Tutta l'umanità o solo una parte di essa?
Mi domandavo come fossero nate le religioni e il bisogno di un dio. Leggendo il tuo libro ho trovato delle risposte, che posso dire soddisfacenti: nascono dal desiderio di immortalità, dalla paura della morte; dal desiderio di proteggersi dalla furia degli elementi della natura e per questo l'uomo offriva vittime in sacrificio.
Sì, faccio fatica a immaginarlo, ma doveva essere così per forza. Per me, che mi è stata inculcata l'esistenza di Dio, verrebbe naturale, istintivo, chiedere il suo aiuto nel momento del pericolo o della paura. Ma per un uomo primitivo? Come faceva ad affidarsi a qualcuno o qualcosa che non c'era?
Faccio fatica a immaginarlo, ma per l'uomo primitivo i furiosi elementi della natura, dovevano essere spiriti del male. Quindi prima di Dio, all'uomo, si sarebbe presentato il demonio. E' così?
Poi più avanti nel libro, leggo che si ipotizza l'esistenza del gene delle religioni. Fantastico!
Mistero della vita! Altrochè, Mistero della fede!
Dicevo che la lettura di “Lettere a un'amica” offre numerosi spunti di riflessione. Gli altri, magari la prossima volta.
La ricerca di Dio continua.
Stefano Chiarato

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Caro Stefano

Quel gene della religiosità di cui ho accennato in “Lettera a un’amica”, caro Stefano, a mio avviso è comparso quando l’animale, conquistando la capacità d’astrazione, è assurto alla dignità di uomo ed ha cominciato a porsi domande sul suo passato e sul suo futuro. Credo comunque si evinca dalla lettura del mio saggio, che anch’io credo che della religiosità ed anche delle religioni e del loro enorme bagaglio culturale, non si possa fare a meno. Platone lo fa dire a Crizia più di duemila anni fa e lo stesso Voltaire, razionalista per eccellenza, lo ha più volte confermato nell’era del positivismo. Semmai contesto la violenza insita soprattutto nelle tre religioni monoteiste, dogmatiche e settarie e tali da combattere quel relativismo culturale che è nella realtà delle cose. La stessa ontogenesi del singolo individuo o la filogenesi dell’umanità, sono condizionata dal tempi e dai luoghi del loro complesso divenire. E l’imprinting adolescenziale, le nostre amicizie, le nostre culture, fanno sì che la visone del mondo di un biologo non può essere simile a quella di un teologo e viceversa. Io, nel mio piccolo, mi son preso la briga di sopperire alle mie carenze teologiche e filosofiche, associando ai miei regolari studi scientifici, lo studio di queste due altrettanto affascinanti discipline, che hanno contributo ad ampliare i miei orizzonti culturali, ma senza ottenere alcuna risposta certa alle mie estenuanti domande sul perché delle cose. Ma , fermo restando che nessuno sarà in grado, almeno in questo stadio del nostro processo evolutivo, di rispondere agli eterni dilemmi dell’Umanità senza ricorrere all’artifizio del dogma, almeno i gestori delle cosiddetta Verità, potrebbero evitare di offendere l’intelligenza umana continuando a propinarci dogmi del tipo della transustanziazione o della trinità o del traducianesimo alla luce di Verità incontrovertibili e cioè che tali misteri sono scaturiti non già dalla volontà del Verbo divino, ma da concili ecumenici che si svolgevano tra opposte fazioni di uomini come noi, che spesso asserivano tesi del tutto inconciliabili fra loro. Il discorso sarebbe lunghissimo ma mi fermo qui per non abusare della tua pazienza e benevolenza nei mie riguardi. Cari saluti. Dino

Verbo divino e uomini

Dalla lettura di “Lettere a un'amica”, si capisce benissimo che delle religioni e delle loro culture non si possa fare a meno. Così come si capisce benissimo la tua posizione sulla Chiesa; sulla quale mi trovi d'accordo.
Verbo Divino e uomini.
La religione e la Chiesa, sono fatte di uomini. Uomini che scrivono e dettano regole. Da molto tempo me ne sono reso conto. E recentemente l'ho provato sulla mia pelle; gli uomini di Chiesa sono i primi a dirti di perdonare, sono i primi a non perdonarti.
Un paio d'anni fa ho avuto l'occasione di sentire, dal vivo, una conferenza su adolescenza e bullismo, tenuta da Don Mazzi. Mentre ascoltavo il suo discorso, ad un certo punto mi sono chiesto: ma questo è un prete? perché se è un prete questo, allora non sono preti quelli che dicono Messa la domenica. O viceversa. Non parlano la stessa lingua, non hanno gli stessi comportamenti.
Sono uomini. Uomini a cui è stato imposto, o si sono auto-imposti, di astrarsi dall'esserlo ed elevarsi ad uno stadio che sta tra gli uomini terreni e Dio. Salvo che, poi, la natura di uomini riaffiori da più parti. A testimonianza di ciò, arrivano le dimissioni di Papa Benedetto XVI. Un papa dice che dalla Croce non si scende, come esempio di stoica sofferenza, un altro abdica perché “sente la fatica dell'età”. E' natura, che dimostra la diversità del pensiero umano. Quello di Benedetto XVI, a parere mio, è stato un gesto saggio.

Stefano Chiarato

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La casta sacerdotale

"Sono uomini. Uomini a cui è stato imposto, o si sono auto-imposti, di astrarsi dall'esserlo ed elevarsi ad uno stadio che sta tra gli uomini terreni e Dio. Salvo che, poi, la natura di uomini riaffiori da più parti."

Queste tue chiare parole, che io condivido pienamente, compendiano un intero libro di storia. Grazie ancora per avermi letto con attenzione. Dino

fatica?

Se ne parla e straparla molto dei motivi per i quali il Papa si è dimesso. Sulla fatica per l'età lo ha smentito perfino il suo addetto stampa :). Non mi resta altro da pensare che sia un uomo retto, prima di essere Papa, che molla per tutta la schifezza che c'è nella Chiesa. Se è davvero così, ha tutto il mio sostegno.
E' comunque un gesto forte il suo, che apre domande e non trova risposte se non congetture.

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Papa

Sono convinto che dietro le dimissioni del Papa ci sia ben altro che stanchezza, resta il fatto che ha agito da uomo terreno.

Stefano

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Teoria del rev. Malthus

Caro Dino, e cari lettori
ancora una cosa vorrei dire. In “Lettere a un'amica” accenni al reverendo Malthus e alla sua teoria sul controllo delle nascite, teoria enunciata già due secoli or sono.
Oggi questo bellissimo Pianeta, un po' acciaccato, non tanto per il peso dell'età, ma a causa della presenza dell'uomo, ospita già oltre sette miliardi di uomini. La scienza ipotizza che nell'anno 2050 gli abitanti del Pianeta saranno dodici miliardi. Allora mi chiedo: ma la Terra quanti uomini può sopportare? L'anno solare 2012 non si era ancora concluso, che la popolazione della Terra aveva già consumato più di quanto essa produce. Abbiamo vissuto almeno due mesi, e viviamo tuttora, al di sopra delle nostre possibilità. Per quanto tempo possiamo andare avanti così? Oggi il 20% della popolazione dispone del 80% delle ricchezze del Pianeta, viceversa l'80% della popolazione dispone solo del 20% delle ricchezze. Anche se fossimo così' bravi da distribuire equamente le ricchezze, anche se fossimo così bravi da consumare solo quello che veramente serve, io penso che la teoria del reverendo Malthus troverà modo di essere attuata. Mi trattengo di polemizzare ancora sulla Chiesa per non essere noioso e monotono, già si è detto tanto.
Piuttosto: mi è capitato di leggere articoli allarmanti su alcuni blog, riguardo a esperimenti di bio-ingegneria su scala militare, dove si ipotizzano stermini di massa. Mah! Non so quanto siano attendibili certe notizie, ma se si deve arrivare a mettere in pratica quanto ipotizzato dal famigerato reverendo, allora è' auspicabile che vi si arrivi per consapevolezza, piuttosto che per imposizione o peggio.
Stefano

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Malthus

Purtroppo quella del reverendo Malthus non è semplicemente una teoria, ma una previsione basata sulla matematica e sull’osservazione. Lo stesso Darwin trasse beneficio dai suo calcoli, mentre i politici di tutto il mondo ignorano gli effetti collaterali delle loro scelte. La vera cultura che salverebbe il pianeta da una fine abbastanza prossima, abbisognerebbe di gente eclettica che tenesse conto dei fenomeni fisici, astronomici, ambientali, sociologici e demografici, che accompagnano ogni loro decisione. Ma viviamo in un’epoca della specializzazione laddove un numero sparuto di studiosi passa la sua vita sui libri logorandosi la mente ed il cuore, mentre una pletora di dirigenti statali, ecclesiastici, manager, burocrati, distrugge la natura e intasca fior di milioni, dissipando in cose futili e transitorie i regali del Pianeta azzurro. E si evita di ragionare demandando a dogmi oscurantisti le sorti dell’umanità. Si tengono in vita puramente vegetativa corpi ormai stanchi e si predica ancora la moltiplicazione delle genti laddove ormai si soffoca per il sovraffollamento. Si ha ancora paura di smentire le scelte di un’astuta classe sacerdotale, che ha dimenticato il fine ultimo della sua missione evangelica. Leggi “Sua Santità” di Gianlugi Nuzzi o “Poteri forti” di Ferruccio Pinotti o ancora “Wojtyla segreto” di Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti. Troverai in questi testi o in “Vaticano spa” sempre di Nuzzi o in “L’entità” di Erik Frattini, la realtà sulle lotte di potere che esistono nella curia romana e forse la risposta più razionale alle motivazioni che hanno spinto Benedetto XVI alle dimissioni. Il discorso sulla guerra è invece più complesso e sarà mia cura inviare a “Scrigno” un mio breve scritto che ricorda due grandi menti (Russell e Freud) che la descrivono in tutta la sua crudele realtà. A presto. Dino

Letture consigliate

Grazie per le letture consigliate. Chissà che prima o poi non riesca a leggerle.
Stefano

Trova il tempo per leggere, è la base del sapere.

Buona Pasqua

Se non ci fossero le religioni non ci sarebbe la Pasqua; non ci sarebbe questa giornata di festa che è un'occasione per riunirsi a parenti ed amici. E' una festa che ogni anno perde un pizzico del suo significato religioso a scapito di consumismo e spreco.
Visto che è un'occasione per riunirsi, riunisco simbolicamete con i miei più cari auguri tutti i lettori di Scrigno, tutti i collaboratori e redattori.
Buona Pasqua.
Stefano

Trova il tempo per leggere, è la base del sapere.

:)

Grazie. Cari auguri a Stefano e a tutti gli amici di Scrigno

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Wojtila segreto

Ho provato a cercare in biblioteca i libri suggeritimi da Dino Licci. Sono rimasto sorpreso quando ho scoperto che i libri in questione, in tutte le sedi di Brianza Biblioteche, erano in prestito; ma non solo: c'era addirittura una coda in attesa! Possibile? Tutti così interessati ai misteri del Vaticano? E' evidente che tali misteri suscitino tanto interesse. Uno solo era disponibile: “Wojtila segreto” di Giacomo Galeazzi e Ferruccio Pinotti, l'ho preso al volo prima che finisse in prestito a qualcun altro.
Se prima facevo distinzioni tra religione e Chiesa, o meglio tra Dio e Chiesa, dopo la lettura di “Wojtila segreto”, la distinzione è quanto mai netta, quanto mai profonda.
Come più volte rammentano gli autori, non è un indagine contro Wojtila , ma su Wojtila e sulla sua causa di beatificazione. La prima parte del libro è un crescendo continuo, la si legge come si leggerebbe un libro di avventure, anzi una spy-story. La seconda parte, corredata di documenti, atti, assegni..., è meno eroica, più frammentata, ma non per questo meno interessante. La persecuzione ai cattolici polacchi da parte del comunismo, mi ricorda un po' quella degli Antichi Romani ai Cristiani. Giovanni Paolo II ha dato tutto se stesso (e i soldi dello Ior) per liberare la sua Polonia dal comunismo e permettere la libertà di professare il culto cristiano-cattolico.
Alla morte del papa, qualcuno ha gridato: “Santo subito!” E' bastato vedere un papa acciaccato e mal ridotto, è bastato che qualcuno lo volesse santo subito per dimenticare in un attimo gli scandali dello Ior, la morte di Calvi, i sospetti sulla morte del suo predecessore, il caso Orlandi, le avversioni alle congregazioni dell'America Latina... Tutto finito nel dimenticatoio. Siamo un popolo che dimentica in fretta. Troppo in fretta! Elementi che portano a dubitare che la causa di santificazione sia giusta, o quanto meno affrettata, ce ne sono parecchi. Ai quali io aggiungerei, poi, le parole pronunciate da papa Benedetto XVI al momento della sua abdicazione, Egli si è allontanato dal soglio di Pietro parlando di una Chiesa dal volto deturpato. Questo volto deturpato non può essere causa solo del suo papato, ma anche di ciò che ha ereditato dal papato precedente del quale , però, lo stesso Ratzinger era elemento di spicco. Il professor Umberto Galimberti ad una conferenza a Monza, a cui ho avuto il piacere di assistere qualche anno fa, disse: “Ma quando è che questi papi ci parlano di Dio?!”scatenando l'applauso del pubblico presente in sala. Il maestro del Cinema Italiano, Ermanno Olmi, ha scritto un libro dal titolo molto forte: “Lettera a una Chiesa che ha dimenticato Gesù.” nel quale afferma che “essere cristiani vuol dire: mai dimenticarsi del modello esemplare di Cristo!” Il libro di Galeazzi e Pinotti spiega molto bene come Wojtila abbia avversato in modo energico le congregazioni religiose dell'America Latina. Continente che è il serbatoio più capiente di cattolici del mondo. Serbatoio che negli ultimi decenni è andato via via svuotandosi. Ecco spiegato il motivo di un papa sudamericano dall'aspetto umile, simpatico, bonario. Deve recuperare i cattolici persi coi papati di Wojtila e Ratzinger. Mi sembra che la santificazione di Giovanni Paolo II, voglia santificare, più che lo stesso papa, il potere della Chiesa.
Sì, è vero, Giovanni Paolo II, oltre a liberare i cattolici dell'Est dal comunismo, si è opposto in modo energico alla mafia, ma mentre gridava “Convertitevi!” ai mafiosi, anche i soldi della mafia finivano nella casse dello Ior con destinazione Polonia.
E si è opposto in maniera energica anche alla Guerra del Golfo. Ecco: Giovanni Paolo II ha beatificato anche Pio IX, su cui gravano le morti di Monti e Tognetti. Mio padre, che conserva amari ricordi della seconda guerra mondiale, ogni volta che sente parlare del venerabile Pio XII si scalda subito: “Ah! Quello lì! Ha benedetto i carri armati!” Ecco dimostrata ancora una volta l'incoerenza della Chiesa: così come un papa dice che non si scende dalla Croce e il suo successore abdica, un papa si oppone energicamente alla guerra, ma se ne santifica un altro che benedice i carri armati! Forse è inutile sforzarsi di capire queste incoerenze, perché come ha pronunciato lo stesso Wojtila: “La Chiesa non è una democrazia!”

Stefano Chiarato

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leggi anche...

Se lo trovi leggi anche "I Papi e il sesso". Non è scandaloso nel senso che non è un libro tipo "cinquanta sfumature...". E' scandaloso in tutt'altro modo. Pochi Papi si salvano.

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Oltre che trovare il libro,

Oltre che trovare il libro, spero di trovare il tempo di trovare il libro, oltre a quello di leggerlo!
Grazie Nadia. Lo leggerò volentieri.
Stefano

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Il vaticano

Ho appena finito di leggere un altro libro "Vaticano rapace" di Massino Teodori. Altro che otto per mille.Incredibile quanto lo Stato Italiano regala alla Chiesa. E tutti i politici,di quasiasi corrente, con l'eccezione forse dei radicali, fanno a gara per ingraziarsi l'enorme serbatoio di voti che la Chiesa garantisce loro. Questo almeno si arguisce dal testo che comunque è ricchissimo di documentazioni.

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