scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Culone" pag.1

«Farai la fine del padre di Salieri se continui così!» Disse l'uomo seduto a tavola sotto la pergola.
«Che mi importa del padre di quello lì, non so neanche chi sia.» Rispose Vittorio pulendosi la bocca con il tovagliolo unto.
«Quindi non lo sai come è morto?»
«Non sapevo neanche che lo fosse. E poi che vuoi da me?» Un rutto soffocato gli gonfiò le guance.
L'altro non rispose, lo osservava in silenzio.
Una leggera brezza muoveva le foglie sopra di loro e il primo caldo indicava la fine della primavera e l'inizio di una lunga estate.
«Si stava ingozzando a tavola quando fu soffocato da un chicco d'uva, se ricordo bene.» Disse infine l'uomo.
Vittorio lo guardò.
«Sei venuto per mettermi paura? Guarda che con me non attacca.»
«Evidentemente la paura ce l'hai già, altrimenti non mi avreste chiamato.»
«Non ti ho chiamato io.»
«Lo so, ti hanno fatto una sorpresa, ma ormai, visto quanto ti costo, forse ti conviene sopportarmi per questo mese.»
«Non lo so se ti sopporterò.»
L'uomo sospirò, gli capitava sempre così all'inizio. Poi lo ringraziavano, ma solo alla fine. Nel frattempo però più d'uno aveva cercato di ammazzarlo, facendolo sembrare un incidente. Questo
Vittorio poi era più grosso della media e con una manata avrebbe potuto renderlo invalido per sempre.
Avrebbe dovuto stare molto attento, perché non è vero, come molti credono, che i grassi siano tutti simpatici.
Era una di quelle giornate perfette, il sole scaldava la fresca brezza quel tanto che bastava a renderla piacevole, il rumore del fiume si fondeva con quello del vento fra gli alberi e piccole nuvole bianche veleggiavano nel cielo blu, lasciando le loro ombre solitarie sui prati della grande pianura.
Arrivò il caffè e Vittorio lo sorseggiò con gusto raccogliendo poi con il cucchiaino le tre bustine di zucchero che ci aveva versato e che non si erano sciolte.
«Ci metti sempre tutto quello zucchero?» Stava per chiedere l'uomo, poi pensò che sarebbe stata una domanda stupida vista la mole di Vittorio, e il grosso sedere che traboccava dalla sedia.
Il conto fu esagerato per due persone, e il cameriere era quasi imbarazzato a portarlo.
«Lo pago io, tanto poi te lo metto in fattura.» Disse l'uomo.
Vittorio non rispose. Stava appoggiato allo schienale e guardava la valle con gli occhi semichiusi, come se dormisse.
«Come sono arrivato a questo punto?» Si chiedeva, ma era abituato a trovare decine di risposte e centinaia di scuse. E anche se nessuna lo convinceva, era comodo prenderle per buone.
«Credo che dovremmo andare, cominceremo domani a mangiare nel modo giusto, questo era il tuo ultimo pasto scelto da te. D'ora in poi sarai impegnato a cercare di ridiventare un bel giovanotto snello e aitante.» Disse l'uomo porgendo al cameriere i soldi del conto e una mancia spropositata.
«La mancia mica me la addebiterai?» Disse Vittorio.
«Penso di sì invece, fa parte della cura.»
Si avviarono verso il cancello che dava sulla strada, salutati da un cameriere molto espansivo e ancora incredulo.
«E ora come torniamo?» Chiese Vittorio ricordandosi che all'andata erano stati accompagnati in auto da un suo amico.
L'altro non rispose e si avviò lungo la strada sterrata che portava al paese.
«Hai telefonato per farci venire a prendere, vero?» Chiese ancora Vittorio.
«E perché? Possiamo fare una passeggiata, siamo quasi arrivati.»
«Ma se non siamo neanche partiti! Ci sono quattro chilometri da qui a casa.»
«Quattro e mezzo, ho controllato.»
«Ma non dovevamo cominciare la cura domani?»
«La dieta domani, l'esercizio adesso, le energie le hai incamerate, ora consumane un po'.»
Vittorio non sapeva che dire, rimase per alcuni istanti a fissare l'uomo che si allontanava camminando nell'erba sul bordo della strada, poi sconsolato, arrabbiato con tutto il mondo, ma un pochino fiducioso che il sacrificio forse sarebbe stato utile, cominciò a seguirlo, passo dopo passo, con il cuore che batteva forte e il fiato che gli mancava ogni dieci metri.
“Non ce la farò mai.” Pensò, poi pian piano raggiunse l'uomo che si era fermato ad aspettarlo.
«Ma che passiamo per la strada vecchia?» Chiese.
«Certo, sull'altra ci sono troppe macchine, è pericoloso andare a piedi.»
«Ma qui è pieno di sassi e buche.»
«Quando non c'erano le auto e si viaggiava a piedi tutte le strade erano così, per questo abbiamo le gambe e non le ruote.»
Camminavano lungo la strada sterrata, sotto un sole primaverile che ora cominciava a scottare nonostante il vento fresco, e Vittorio sudava da tutti i pori.
Le gambe gli facevano male e le ginocchia scricchiolavano ad ogni passo. Ma non voleva arrendersi subito, non avevano neanche cominciato e lui aveva il suo orgoglio, anche se sommerso da chili di
grasso.
Ora procedevano in salita e ogni passo sembrava dovesse essere l'ultimo. Avevano percorso circa un chilometro, il paese stava nascosto dietro la collina e si intravedeva solo la punta del campanile.
«Va bene, adesso ci riposiamo un po'.» Disse l'uomo fermandosi e posando a terra lo zaino.
Vittorio non aveva il fiato per rispondergli perciò si limitò ad annuire e si buttò nell'erba, stremato.
«E cadde come corpo morto cade...» Disse l'uomo sedendo su un sasso.
«Ci mancavano solo le citazioni della Divina Commedia.»
«Meno male che qualcuno la riconosce.»
«Ci mancherebbe altro, sono un sedentario, e un po' di tempo ce lo passo a leggere.»
«Sempre meglio della TV.»
«Guardo anche quella, mentre mangio.»
«Cioè sempre.»
«Mentre mangio.»
«Per diventare così è evidente che mangi sempre, ingrassare è quasi un lavoro per te, anche se
piacevole, almeno all'inizio.»
Vittorio non rispose.
L'uomo tirò fuori dal taschino un pacchetto di sigarette e se ne accese una con un vecchio Zippo.
Una lieve puzza di benzina arrivò a Vittorio e poi il fumo che, come tutti sanno, va sempre verso chi non fuma.
«E poi fai la predica a me.»
«Lo sapevo che l'avresti detto, ma il fumo per prima cosa non fa ingrassare, anzi, e poi mica voglio diventare santo, qualcosa contro le regole bisogna farla altrimenti si diventa matti.»
«Beh, io mangio, anche se troppo. Anche questo è contro le regole.»
«Oggi non più, siete tutti grassi. Ormai è la norma.»
«Il problema è che il cibo si trova ovunque e io non riesco a resistere.»
«Quello non è cibo, è merda, confezionata bene, ma sempre merda.»
«E tu che ne sai?» Disse Vittorio osservando il fisico snello dell'uomo.
L'altro non rispose, si alzò, appoggiò la sigaretta sul sasso e si tirò su la camicia.
«Lo sai cos'è questa?» Disse mostrando una lunga cicatrice sullo stomaco.
«Un'operazione.»
«Infatti, me la fecero perché ero come te, e se avessi continuato ad ingrassare ora sarei in un cimitero, come ospite, in una cassa fuori misura.»
Vittorio non parlava e l'uomo continuò.
«Cominciai a mangiare troppo quando persi il lavoro, non avevo niente da fare tutto il giorno e ciondolavo da un pasto all'altro. Ma più ingrassavo e più diventava difficile trovare un'occupazione.»
«Lo so.» Disse Vittorio.
Una lepre sbucò da un cespuglio, li osservò per qualche istante e poi fuggì nel bosco.
«Così dovrai diventare. Magro e veloce.» Disse l'uomo.
«Questa te la sei preparata, la lepre è tua e l'hai addestrata a comparire nel momento giusto.»
«Magari, è solo che ho la battuta pronta. Il cervello dev'essere agile come il corpo, e viceversa.»
«Non lo so se ci riuscirò.» Vittorio si toccò i fianchi lardosi.
«Se farai quello che ti dirò, in un mese comincerai a vedere i risultati, e allora sarai invogliato a continuare da solo. Io posso solo darti il via.»
«Ma come l'hai trovato questo lavoro?»
«Non l'ho trovato, me lo sono inventato. Cominciai ad andare a piedi ogni volta che potevo; per non mangiare evitavo di fare la spesa, mi facevo portare solo verdura e qualche volta un po' di carne, ma
non più di una volta la settimana. E uscivo senza soldi così non potevo fermarmi a mangiare porcherie in giro.»
«Bel mese mi si prepara.» Sospirò Vittorio. L'uomo continuò.
«Quando vidi che la mia cura funzionava con me, proposi a un mio amico di fare la stessa cosa, così saremmo stati in compagnia. Ma quando si trattava di camminare per giorni interi fra boschi e prati pieni di spine, lui si rifiutava e si lamentava che in fondo non era mica obbligato a farlo.»
«Infatti.»
«Allora mi venne l'idea che avrebbe risolto tutti i problemi, cominciai a farmi pagare e caro anche.»
«Lo so.» Vittorio sospirò di nuovo.
«Il fatto è che se la gente non paga, non apprezza le cose. Mi pagavano anticipato e il pensiero di aver buttato via un sacco di soldi li spingeva a fare quello che dicevo. E quasi tutti arrivavano alla
fine del mese più leggeri, nel fisico e nel portafogli.»
«Vivi?»
«Su quello ci puoi contare, siamo stati progettati per muoverci a piedi, come ti dicevo prima, e per mangiare quando capita, come la volpe che prima o poi catturerà quella lepre che hai visto poco fa.
Ma intanto deve muoversi per non morire di fame. E comunque camminando non si muore.»
«E allora quelli che corrono e ogni tanto ne crepa uno?»
«Quelli sono degli idioti, probabilmente a forza di dimagrire gli è dimagrito anche il cervello.
Hanno quasi tutti i capelli bianchi e si ostinano a correre sforzando un cuore che ha già parecchi anni ma che potrebbe continuare a funzionare per molto tempo ancora, se trattato con rispetto. Ma
loro vogliono ritornare giovani, è questo il loro problema, non il peso. E all'età non c'è rimedio.»
Alcune nuvole coprirono il sole e il vento si fece più fresco. Le foglie frusciavano sulle cime degli alberi e un pesante silenzio ovattava quell'angolo di mondo.
«Abbiamo riposato anche troppo.» Disse l'uomo alzandosi e riprendendo lo zaino.
Vittorio si sollevò a fatica e dovette appoggiarsi ad un albero per non cadere di nuovo.
Dopo più di un'ora arrivarono in paese e Vittorio era conciato da buttare mentre l'altro sembrava fresco come un pesce appena pescato.
Sulla piazza c'erano i soliti nullafacenti e più d'uno si sforzò per non ridere.
Vittorio li salutò con un cenno scarsamente espansivo e si rivolse all'uomo.
«Siamo arrivati.»
«Te ne sei accorto? Vedi, stai già migliorando, mensa sana in corpore sano.»
Lui non raccolse la battuta.
«Adesso che facciamo? E quasi buio.»
«Se vuoi possiamo fare un'altra passeggiata.» L'uomo sorrise.
«Preferisco prendere un caffè, offro io.» Vittorio si diresse verso il bar della piazza.
«Ci puoi giurare, io sono full credit per un mese.»

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