scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"C'è un negozietto dalle parti di Soho" pag.2

Lo trovai dopo un paio di giri a vuoto. Era in un piccolo vicoletto a mattoni rossi, che terminava con la porta del negozio in questione.
Old Italia diceva l’insegna. Vecchie lettere scrostate che un tempo, più o meno all’epoca di Pitt il giovane, dovevano essere state dorate.
L’intelaiatura era in legno verde marcio, con vetri scuri. Mi congratulai mentalmente. Quel posto doveva essere sopravvissuto a un sacco di cose. Il grande incendio, la grande puzza, la grande peste. Londra è un posto dove le disgrazie non sono mai piccole.
In ogni caso sulla porta c’era scritto open.
Quindi entrai.
Dentro era buio, a parte una minuscola lampadina che illuminava, si fa per dire, lo spazio dietro alla cassa.
Nessuno in vista.
- Buongiorno – dissi a voce alta.
In italiano.
Pian piano cominciai ad abituarmi all’oscurità. Più che la vista, mi fu d’aiuto l’olfatto. Quel posto era ingombro di odori. Sacchi di caffè a grani. Legumi secchi. Salumi e formaggi che penzolavano dal soffitto. Pepe, cannella, noce moscata. Un intero scaffale di pentole. Un macinino per il caffè. Pomodori pelati. Pasta. Funghi e carciofi che galleggiavano nell’olio, dentro enormi vasi di vetro.
- C’è nessuno? –
La tendina che separava il negozio da quello che doveva essere il retrobottega tremò leggermente, poi si aprì per lasciar passare una vecchina piccola e curva, con i capelli raccolti dietro la nuca.
- Buongiorno – disse allegramente, esibendo una fila di denti sgangherati – aspetti che chiamo mio marito. –
Scomparve dietro la tendina, per ricomparire dopo pochi secondi, preceduta da un vecchietto arzillo, con una ragnatela di rughe sulla faccia.
- E’ venuto per il caffè, vero? – mi domando il vecchio, tirandosi su le bretelle sopra le spalle.
Feci un’espressione stupita.
- Oh, non si preoccupi. Non c’è bisogno di fare quella faccia. So capire sempre cosa cercano i clienti. Lo conosco bene il mio mestiere. E’ tanto tempo che lo faccio – disse sedendosi sopra uno sgabello vicino alla cassa.
Poi interrogò la moglie con lo sguardo.
- E’ quasi pronto – rispose la vecchia, prima di scomparire nuovamente dietro la tendina.
- Veramente cercavo uno caffettiera – dissi guardandomi intorno, ma il vecchio fece finta di non sentire, limitandosi a mettere in bocca uno stuzzicadenti.
- Mia moglie non vuole che fumi in negozio – spiegò – e così … -
La vecchia tornò reggendo un vassoio, che depose sul bancone.
Sopra c’erano tre tazze e una caffettiera fumante.
- Zucchero? – domandò. Quando scossi la testa, vidi che scambiava con il marito uno sguardo soddisfatto.
- E’ da molto che avete questo negozio? – chiesi mentre versava il caffè.
- Oh si – rispose lei, scambiando un’altra occhiata con il marito –da moltissimo tempo. Ecco, prenda. E’ da molto che non ne beve, vero? –
- Un espresso, un paio di volte. In qualche bar italiano, ma non è la stessa cosa. –
- Oh, no. Non lo è. Noi lo sappiamo bene. – ridacchiò.
Avvicinai la tazzina alle narici. L’aroma era stupendo.
- Avete molti clienti? – domandai, terminando la frase con un sussurro. Ero sicuro di aver fatto una gaffe.
- Pochi. Lei è il primo questa settimana, ma non è il caso di fare quella faccia imbarazzata. A noi non importa. –
- Magari … trasferendo l’attività in un posto più in vista – farfugliai sorseggiando il caffè. Era davvero ottimo.
- Oh no. E molti non comprano niente. Gli offriamo solo il caffè. A noi non importa. Non è vero caro? – disse rivolgendosi al marito.
- Ci sono posti diversi da altri. – disse il vecchio.
- Ci sono posti dove si entra per comprare – disse la moglie.
- E posti dove si va per vendere – completò il marito.
- Negozi in cui si esce – continuò lui.
- E altri in cui si entra – proseguì lei – non bisogna fare di tutt’erba un fascio. –
- Io cercavo solo una caffettiera – balbettai.
- Non sempre è possibile scegliere ciò che si trova – disse il marito.
- Andiamo caro? E’ tardi – lo ammonì la vecchia. Poi, rivolgendosi a me – si troverà bene qui, vedrà. –
- Come qui? – chiesi – Che cosa state dicendo? –
- E’ naturale che all’inizio sia un po’ frastornato, ma col tempo si abituerà. Questo giovanotto mi sembra proprio la persona adatta, non è vero caro? – rispose la vecchia togliendosi il grembiule da sopra il vestito
- Si. – disse il vecchio strizzandomi l’occhio – Proprio la persona adatta. –
Quindi si presero per mano e sparirono dietro la tendina.
Arretrai fino alla porta. Cercai la maniglia dietro la mia schiena e la girai. Mi voltai di scatto precipitandomi fuori.
Per un attimo chiusi gli occhi, temendo una qualche specie di sortilegio. Mi sarei certamente ritrovato dentro il negozio. Ci sono posti da cui si esce. E altri in cui si entra, aveva detto la vecchia.
Rimasi con gli occhi chiusi per un tempo lunghissimo.
Trovai il coraggio di aprirli solo quando mi giunse all’orecchio il suono di un clacson. Ero nel vicolo. Dal cielo scendeva la solita pioggerellina gelida.
Da qualche parte c’era un lavoro noioso ad aspettarmi. E una teoria infinita di risvegli mattutini all’odore di salsiccia. Ed ero ancora senza caffettiera.
Ci sono cose che è possibile fare e altre no.
Maledetti vecchi, pensai. Lo conoscevano bene il loro stramaledetto mestiere.
Scrollai le spalle.
Così, se siete italiani e vi trovate a Londra, sappiate che c’è un negozietto dalle parti di Soho.
Se entrando non trovate nessuno, non preoccupatevi.
Non fumo mai in negozio.
E anche se non comprate niente, posso sempre offrirvi un vero caffè.

Caro Alessio

Condivido con piacere il "tuo" caffè e ti segnalo questo http://blog.robinedizioni.it/frank-spada - ha preso il via il 17 (ultimo scorso) confermando alla clientela accorsa con curiosità, che tre principi - liberté, égalité, fraternité - sono indirizzati a mantenere l'aldilà nell'al-di-qua.
Cordialità.

Il caffè

Non è da tutti fare “sentire” la poggia di Londra ed il sapore di un buon caffè attraverso un breve racconto. Complimenti vivissimi. Dino

Grazie Dino. Perdona il

Grazie Dino. Perdona il ritardo nella risposta, ma il tuo commento l'ho letto solo adesso.
Alessio

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