scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Gioventù" di Fabrizio Chiesura

di Fabrizio Chiesura

Sulla gradinata stava seduto un vecchio dal lungo volto cavallino; teneva sulle ginocchia un barattolo di latta, pieno di minestra che ancora fumava.
Si fregò le mani con allegria; cavò dalla tasca un cucchiaio, lo strofinò più volte sulla manica della camicia strappata, e attaccò la minestra a grandi cucchiaiate.
Di fronte aveva i ruderi del teatro, e io, d'un tratto, vidi il vecchio, le scarpe rotte e la camicia strappata, come parte delle macerie che si intestardiva a voler vivere un altro po' per conto suo, ma che fra non molto vi si sarebbe saldato per sempre. Lo guardavo da basso senza ch'egli mi vedesse, tutto preso com'era a mandar giù cucchiaiate di minestra.
“Olà, nonno. Vi va?”
Il vecchio mi guardò solo un minuto, come uno che ha molta fretta, strizzò l'occhio, e riprese a mangiare, ingoiando un'altra palata di minestra di orzo o di riso: non la masticava nemmeno, la rigirava con furia un paio di volte nella bocca senza denti, poi giù, con il pomo d'adamo mobile, sul collo, come una palla da biliardo.
“Buon appetito, nonno” gli dissi. “E' buona, nevvero?”
Egli lasciò per un istante il cucchiaio nella minestra, mi guardò.
Sopra di noi c'era una gran fetta di cielo azzurro, e il vecchio disse: “Gioventù”, vedendo forse in me la grande fetta di cielo appena lavato, e mi sorrise riprendendo a divorare.
“E il secondo, nonno, dov'è?” gli chiesi.
Adesso nel cielo passava veloce uno stormo di colombi, con forte fruscio di ali, e il vecchio di nuovo mi guardò, e aveva un grano di orzo o di riso appiccicato al mento quando mi disse: “ Gioventù”, vedendo forse in me lo stormo di colombi, e con esso potere di correre, viaggiare, volare, scavalcando montagne. Seguitò a mangiare, ma di minestra doveva restarne ben poca dentro al barattolo, perché il cucchiaio toccava già il fondo.
“E il dolce, e la frutta, nonno, dov'è?” insistetti.
Stavolta non disse niente, sorrise compiaciuto, scrollando paternamente la testa; e vide in me capacità di schiamazzare, entrare nelle pasticcerie di domenica pomeriggio con ragazze che hanno baffi di vaniglia e si puliscono le dita in fazzoletti di profumo.
“Ma un po' di vino, nonno; due dita soltanto ci vorrebbero, no?” gli dissi ancora, ed egli grattò il cucchiaio contro il fondo , ingoiò l'ultima scarsa palata, leccò il cucchiaio e lo lasciò cadere nel barattolo.
Si alzò, guardò i ruderi, di fronte, che lo chiamavano a sé con insistenza; poi, dall'alto gradinata, osservò me in basso. Sorrise e di nuovo scrollò il capo.
“Eh, gioventù” sospirò allontanandosi, con il barattolo che gli penzolava vuoto nella mano.

Gioventù

La sua mano, onesta e generosa, trova chi l'accetta e la ricambia con il vuoto di un sospiro che il cucchiaio batte e ascolta.
Complimenti, Fabrizio Chiesura!

Grazie Frank

Ciao Frank
rispondo a nome di Fabrizio che non è computerizzato/informatizzato, è uno scrittore vecchia maniera,
si sente lusingato dei complimenti e sentitamente ringrazia.
Una curiosità da parte sua, mi chiede se Frank Spada abbia qualche attinenza con Frank Capra.

Stefano

Trova il tempo per leggere, è la base del sapere.

hanno entrambi lo stesso nome :)

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