scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Cesare Maestri" di Stefano Chiarato

di Stefano Chiarato

Dopo aver letto vari romanzi e vari saggi, ho ritenuto opportuno cambiare genere e leggere qualcosa d'altro. Da appassionato di montagna quale sono, un bel libro di avventure sulla stessa è quello che ci vuole. Gli scaffali della biblioteca di Muggiò, a riguardo, ne sono ben forniti. Messner, Bonatti, Jon Krakauer, e poi guide sui vari gruppi montuosi. Ho solo l'imbarazzo della scelta, ma come sempre non sono io a scegliere, ma è il libro che sceglie me. Un libro più di tutti mi chiama a gran voce. E' la voce di Cesare Maestri che mi chiama dalle pagine di “... e se la vita continua”. Lo prendo in mano, è un formato tascabile, non per niente la collana è “I nani” edizioni Baldini & Castoldi. Soltanto a tenerlo in mano sento fluire l'adrenalina tra le pagine. Do un'occhiata alla quarta di copertina: “Sto invecchiando. Cerco di farlo con orgoglio e coerenza, cosciente che, se invecchiare è un privilegio, farlo con dignità è un dovere.” […] “La montagna mi ha insegnato che al mondo nulla ci è dovuto e che ogni conquista deve essere pagata con dolore e sacrifici. Mi ha fatto comprendere che la vita è stupenda e degna di essere vissuta.” Mi basta e lo prendo in prestito.
Cesare Maestri racconta se stesso dall'infanzia ad oggi, 1995, anno in cui ha terminato di scrivere questo libro. Figlio di un irredentista trentino che con la moglie si guadagna la vita allestendo e interpretando spettacoli teatrali. Una vita difficile alla ricerca di una dimensione in cui stare; dopo avere provato vari lavori, scopre l'alpinismo e questo diventerà la sua vita. Diventerà il più forte arrampicatore e sarà soprannominato “Il ragno delle Dolomiti”. Teatro delle sue gesta sono, principalmente le Dolomiti di Brenta. Fare la guida alpina e poi il maestro di sci saranno le professioni che gli permetteranno di vivere. Una vita vissuta con la morte come vicino di casa. Questa si prenderà sua madre quando Cesare è ancora in tenera età. E poi i morti durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale. Una morte addirittura cinica che si porterà via la vita di un alpinista soccorso da Cesare, proprio nel momento in cui lo porta in salvo. E la morte del suo compagno di cordata scendendo dal terribile Cerro Torre in Patagonia. Dopo essersi portata via la vita del suo compagno tenterà di portarsi via anche la sua, ma sarà tratto in salvo giusto in tempo. A leggere queste situazioni si sente l'adrenalina tramutarsi in angoscia che sale a serrarti la gola.
Negli anni Cinquanta l'alpinismo era molto popolare e occupava le pagine dei quotidiani. Nel libro si accenna alla rivalità con Walter Bonatti con conseguenti polemiche. Bonatti e Maestri sono stati per l'alpinismo i Coppi e i Bartali del ciclismo; solo che si sfidavano a distanza. Per un appassionato di montagna come me, non è piacevole questa rivalità, queste polemiche tra i due, perché sono stati due grandi alpinisti, entrambi dei campioni da ammirare. La montagna, l'alpinismo, l'escursionismo è solidarietà, condivisione, amicizia. Sui sentieri ci si saluta sempre, anche se non ci si conosce.
Ma il libro non è solo alpinismo e scalate eroiche, è anche un libro sulla vita e offre numerosi spunti di riflessione. Cesare Maestri scrive: “La montagna mi ha insegnato...” Quante volte ho sentito dire che la montagna è scuola di vita? Tante. E allora citazioni valide per l'alpinismo come: “Non esistono montagne impossibili da salire, esistono uomini che non sono capaci di salirle.” possono essere lette nella vita quotidiana come: non esistono problemi impossibili, ma esistono persone che non sono in grado di risolverli e avere la dignità, altro tema ricorrente nel libro, di ammettere di non esserne in grado. E così si esprime l'autore a proposito della paura: “Imparai che la paura è il termometro del coraggio, che un uomo senza paura è un temerario. Imparai a distinguere la differenza tra lo spavento che dura un attimo e la grande paura che può durare ore o giorni. Imparai che per rimettersi dallo choc di uno spavento basta un po' di sangue freddo, mentre per superare una grande paura, bisogna avere una razionale preparazione psicologica e una profonda conoscenza dei propri limiti.” Per Cesare Maestri un uomo senza paura è soltanto un temerario, per il sottoscritto è uno stupido, un incosciente. Tutti abbiamo inconsapevolmente paura, ma difficilmente ammettiamo di averla. Molti, o quasi tutti, pensano che la paura sia una componente di cui vergognarsi; essa è quella componente della vita difronte alla quale si deve usare raziocinio, è la componente che permette di optare per scelte opportune e adatte alle proprie capacità, capire quali sono i propri limiti oltre cui è meglio non esporsi.
E poi sottolinea ,appunto, l'importanza della dignità: “... perché solo i forti sanno soffrire con dignità, senza lasciarsi sopraffare dagli eventi e dalla frustrazione di sentirsi impotenti.”
“... mi chiesi perché bisogna sempre pagate con sofferenze l'amore che si porta a qualcuno.”
Sono tutte situazioni in cui è facile imbattersi nella comune vita quotidiana.
Dalle pagine del libro traspare anche una genuina filosofia: “Si nasce, si vive, si muore. Tutto stava nel saper morire con la stessa dignità con la quale si era vissuti. 35 anni di alpinismo mi avevano insegnato che i problemi dovevano essere risolti a mano a mano che nascevano.”
Nel libro Cesare Maestri parla molto anche della compagna della sua vita, Fernanda. C'è anche l'amore in questo libro. Attendendo Cesare, di ritorno dalla seconda spedizione al Cerro Torre, così dice Fernanda: “Ecco l'aereo. Viene verso di me come se il pilota sapesse che aspetto il mio uomo […] le gambe mi si piegano. Basta Cesare, ti voglio tranquillo, normale, anonimo. Ti voglio mio. Eccolo là il mio Cesare. Si affaccia allo sportello. Mi sorride. Alza la piccozza in segno di vittoria. Mi guarda e sono già sua. Mi sento smarrita. Ma allora lo voglio davvero normale,tranquillo, anonimo, o lo voglio così, euforico, acclamato e vittorioso? Come potrei costringerlo a una vita qualunque, privandolo di sentirsi vivo e della gioia di rischiare? Se i miei desideri si realizzassero lo ucciderebbero. Sono perduta, ma lo accetto così.” Una sincera dichiarazione d'amore, che dimostra come amarsi sia soprattutto accettarsi, incondizionatamente. Accettarsi e non cambiarsi.
Un libro che è un incitamento alla vita, un inno alla vita, non poteva che concludersi così: “Una vita senza sentimenti profondi e senza ideali è inutile come una goccia d'acqua nel Sahara.”
L'alpinismo insegna ad adattarsi a situazioni particolari, difficili; è sofferenza, fatica, ricompensata da una grande gioia. Cesare Maestri non è solo alpinismo, si è adattato a fare di tutto con successo. Poteva non scrivere libri?
Infatti dimostra anche buone doti di scrittore. Al suo esordio come scrittore con “Lo spigolo dell'infinito”, pubblicato nel 1956, ha avuto l'autorevole prefazione niente di meno che di Dino Buzzati.
Cercavo un libro di avventure e ho trovato molto di più.

Caro Babbo Natale

Caro Babbo Natale
quest'anno vorrei che sulla tua slitta trovassi posto per un regalo un tantino ingombrante.
Di cosa si tratta? Di un tesoro! Uno SCRIGNO che contenga un tesoro. Oh, non fraintendere, non si tratta di un tesoro fatto di gioielli, oro e diamanti; so bene che non rientra nel tuo genere di regali.
Vorrei uno SCRIGNO che contenga quel tesoro assai più prezioso che si chiama CULTURA.
Certo, tu sai bene che la CULTURA è quel tesoro che, una volta che te ne sei arricchito, nessuno potrà mai portarti via, ma di cui tutti si possono servire per diventare a loro volta più ricchi, senza per questo diminuire la tua ricchezza.
Vorrei uno SCRIGNO con tanti bei racconti nuovi.
Vorrei uno SCRIGNO con tante delicate poesie.
Vorrei uno SCRIGNO con tante recensioni di nuovi libri, ma anche vecchi (fanno sempre bene) che invitino alla LETTURA, e poi le recensioni occupano poco spazio, sicuramente troveranno posto sulla tua slitta.
Come dici? I saggi?
O certo, vorrei uno SCRIGNO con tanti saggi, ma, sai, i saggi a volte sono un po' pesanti, non vorrei che tu e le tue renne vi affaticaste troppo.
Vorrà dire che al vostro arrivo ci sarà un panettone (magari morbido!) e un calice di bollicine per te e fieno e acqua per le renne.
Grazie Caro Babbo Natale.

Tuo Stefano.

P.S.
BUONE FESTE SCRIGNO!!!
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Trova il tempo per leggere, è la base del sapere.

Che

pensavate che vi lasciassi senza copia incollare un augurio tale e quale di...

memoria che ancora hai desideri / non sempre giovinezza è verità / memoria non è peccato fin che giova

che’l bene, in quanto ben, come s’intende così accende amore

SPERANDO CONTRO OGNI SPERANZA E SENZA PAURA

AUGURI FRATERNI PER TUTTI VOI E LA VOSTRA UMANA VENTURA

Mario Quattrucci (per gentile concessione)

Ragazzi... siete splendidi

Ragazzi... siete splendidi :)

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

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