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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"La scuola dimenticata" di Stefano Chiarato

di Stefano Chiarato

Ieri.
Giovani ombre vive sbucavano dalla grigia nebbia. Si fermavano davanti ad un cancello. Facce piene di sonno formavano piccoli gruppi. Aspettavano.
Ore otto: una campanella suonava. Un'orda di giovani adolescenti varcava quel cancello, entrava nella palazzina dai fasti antichi attraverso una piccola porta che si apriva tra possenti mura. Un lungo corridoio, stretto, alto, una fila sospesa di globi candidi; le aule di studio a sinistra, i laboratori a destra.
Nelle aule di studio, svogliatamente, si aprivano quaderni e libri.
Un professore predicava inascoltato nel vuoto vociare tra sbadigli pieni di noia.
Un gessetto strideva sulla fredda lavagna.
Nelle aule laboratorio si accendevano gli strumenti. Sibili ora acuti, ora bassi.
Si scaldavano i saldatori , una goccia di stagno fuso, in una nuvoletta di fumo, saldava il transistor alla basetta.
Si girava un potenziometro, un gracchiare sommesso.
Si regolava un condensatore variabile, si girava ancora un tantino il potenziometro, tra il gracchiare una voce! Una nota! Un ultimo giro e una musica si diffondeva nel laboratorio, lo riempiva.
Un canto di gioia.
EVVIVA! Evviva!... evviva... viva.. viva...iva.....

Un'eco di gioia si spegne. Un lungo silenzio si accende.

Oggi.
Una gabbia di ferro arrugginito avvolge la palazzina.
Erbe rampanti ne celano la mesta visione.
E non c'è più una campanella che suona.
E non c'è un gessetto che stride sulla lavagna.
E non c'è una radio che gracchia.
E non ci sono ragazzi vocianti di vita.
E non c'è un professore che richiama al silenzio. Non è più necessario.
Il silenzio si è steso come un velo tra le aule e i laboratori, in ogni dove.
Uno spiffero di vento dai vetri rotti, sinistra melodia, agita fantasmi di ragnatele.
Uno scricchiolio, come nota stonata, segna l'abbandono.
Gocce di pioggia filtrano dal tetto, battono il tempo della morte dentro.
Fuori, passa veloce l'indifferenza.
La scuola, ieri, un'ombra viva nella nebbia.
Oggi, uno spettro tra lo smog della Val Padana.

loretta fusco Una scuola

loretta fusco
Una scuola abbandonata, dimenticata...fa sempre tanta tristezza soprattutto quando rimane viva negli occhi, nel cuore di chi l'ha vissuta e ne ha conservata un'immagine di spensieratezza.

Desolation Row

Grazie Loretta.
E' vero fa molta tristezza. Fa tristezza la scuola in sé e fa molta rabbia l'indifferenza di tutti, essendo la scuola all'angolo di due vie trafficatissime; tutti la vedono, tutti se ne disinteressano.
Per la cronaca: l'edificio adibito a scuola fa parte del complesso della Villa Reale di Monza. Risale al 1802, progetto di Luigi Canonica. A quei tempi era una caserma, poi fu abbandonata e, probabilmente negli anni '60 del secolo scorso, fu adibita a scuola e definitivamente abbandonata ai primi anni '90, perché pericolante a causa dell'incuria di chi era preposto alla manutenzione.
Si vocifera un imminente intervento di recupero, ma visto come procedono i lavori dell'eterno cantiere della Villa Reale, c'è poco da essere ottimisti.

Stefano Chiarato

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