scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"La vita non dura un quarto d'ora" di William A. Prada

… E infatti te ne andasti così, in meno di dieci minuti netti, durante la mattina di un quasi pomeriggio alle dodici.

E un quarto.

Adesso non chiedermi perché ti scrivo, quando so soltanto di avere un bisogno interiore di dirti ancora qualche cosa. Tu se puoi perdonami, ho troppi pensieri per la testa. L’unica cosa che so è che sia già passato un po’ di tempo dall’ultima volta che siamo stati insieme, ma il tempo passa un po’ per tutti, vero? Sorrido, perché tu ne sei soltanto la dimostrazione. Ah, e poi ci sarebbe un’altra cosa, da dire: pensa pure ciò che vuoi ma, io non ti parlerò mai delle rughe e dei capelli bianchi che non ho, ma delle cose successe durante questo breve, nostro tragitto.

“Quali cose?”

Una su tutte è che mi manchi, a volte. Mi manchi a volte ma sto crescendo. Sì, sto imparando a schermare per bene questa nostra momentanea interruzione di percorso. Certo che la vita è strana, ma strana forte. Potrei farti milioni di esempi, spiegarti per filo e per segno il perché di certe cose, ma continuerebbe a risultare strana: è inutile, poche storie. Come dici? No, non dire niente, questa volta parlo io, ma non so se in questa breve lettera mi scuserò di qualcosa. In fondo, non mi pare di essere mai stato un cattivo ragazzo o un cattivo amico. Dimenticavo, sai che qualcuno in giro parla ancora di te? Qualcuno invece non ti hai mai conosciuto abbastanza, ma ti vive attraverso i miei ricordi cristallizzati. Come dici? Lo so, parlo strano. Forse è perché vorrei dirti di tutto e di più, insomma vorrei che il tempo si fermasse, o che arretrasse inesorabilmente per poterti dire ancora qualche cosa, ma so che non è possibile. Poi vorrei che tu tornassi indietro, fino a quel momento in cui te andasti via da me, in quella mattina di Febbraio, per poterti dire altro, ma so che finirei con il dirti tutto e con il non dirti niente. Credo allora che tu lo sappia meglio di me, Dio anche. Dopotutto, lui ti vede ogni giorno, e talvolta ogni ora. Sono addirittura sicuro che adesso siete lì insieme, a fumarvi la solita sigaretta senza filtro. Inoltre, mi chiedo se hai ancora quel tuo pollice miracoloso, quello che era ingiallito per colpa dell’accendino, o se anche lì le sigarette siano salite di prezzo. Boh, chi lo sa… A proposito, quante ne fumavi? Venti? Sì, le tue venti ogni giorno. Ogni giorno, ogni ora. Forse ne fumavi qualcuna di più, ma come posso io biasimarti se avevi soltanto quell’unico, brutto vizio? Bisogna però dirlo, era un tipo di vizio che comunque non ti ha portato alla morte, o alla cosiddetta dipartita, mentre io sono ancora qui che ti aspetto.

Ancora.

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