scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Il caffè del ragionier Burrascano" di Alessio Pracanica

di Alessio Pracanica

- Ragioniere, ce lo preparo un caffè? –
- No, no. Che poi la pressione … - risponde il ragioniere Burrascano, facendo un largo gesto con la mano in direzione del barista.
- E che ci offro, allora? – insiste quest’ultimo – per una volta che mi fate il piacere di entrare … -
Il ragioniere, un ometto tondo con pochi capelli, osserva con infantile golosità la fila di bottiglie colorate schierate contro il muro. Aspira con le narici l’odore profumato del caffè.
- Un amaro? – incalza il barista.
- Ma quale amaro, per carità, che sono a digiuno. –
- Capo? – grida una voce dal tavolo dei giocatori di carte – cinque caffè! Uno lungo, uno macchiato, due ristretti e uno normale. E cinque bicchieri d’acqua. Una gassata e quattro no. –
- E quanto siete viziati! – risponde il barista con una smorfia di disgusto.
Poi comincia ad armeggiare intorno alla macchina del caffè.
- Vedete, ragioniere? Io il caffè lo macino al momento. Così mi fa l’aroma – dice il barista arricciando il naso – lo sentite l’aroma, ah? –
Si, il ragioniere lo sente perfettamente. Pure con le orecchie lo sente, casomai fosse possibile.
- E che faccio allora, lo preparo pure per voi? –
- No, grazie, ve l’ho detto. Non è per fare complimenti. Non ne posso pigliare. Il dottore s’incazzò l’altra volta. Centottanta avevo. – dice il ragioniere guardandosi attorno per tutto il bar, come a voler diffondere la notizia – con centodieci di minima. –
- E pigliatevi un’altra cosa allora. Un prosecco, un marsala … ah, ho capito. Siete a digiuno. –
Il barista ordina con cura le tazzine sul vassoio.
- Ecco qua! Uno lungo … due macchiati, uno ristretto e uno normale. –
- Veramente erano un macchiato e due ristretti – risponde qualcuno dal tavolo dei giocatori.
- E ve lo bevete lo stesso! Che non posso uscire pazzo appresso a voi! – grida il barista, facendo sussultare il ragioniere.
- E l’acqua! L’acqua per i signorini. Una gassata e quattro no! – continua, poggiando rumorosamente i bicchieri sul vassoio.
- Vacceli a portare tu ai lavoratori! – esclama rivolto verso il ragazzo al suo fianco – e mettiti il berretto, che se mi fanno un’ispezione mi fai passare i guai! –
Completa l’ultima frase con un robusto scappellotto sulla testa dell’aiutante.
- Voi mi dovete credere, ragioniere. Altro che pressione mi sale qua dentro! Ai tempi di mio padre buonanima, uno entrava, diceva quello che voleva e mio padre glielo preparava. Un caffè. Una gazzosa. Un amaro. Un bicchiere di vino. Ora no! Chi la vuole cotta, chi la vuole cruda! E centomila leggi! Pure la panna non si può fare più! Una volta, la faceva mia madre. Con queste mani. Là dietro – dice indicando il laboratorio alle sue spalle – e non faccio per vantarmi, ma era la panna più buona di tutta la provincia. Ma quale provincia? Manco a Palermo e a Catania la trovavi così buona. E i signori di città, quando venivano in vacanza, s’arricriavano a prendere la granita di caffè con la panna di mia madre sopra. Ora no! Non si può fare più. Ci vuole la macchina a n-o-r-m-a. Ragioniere, mi dovete credere, pare schiuma da barba. Guardate. Guardate qua se dico bugie. Assaggiate. –
Una coppetta in plastica, piena di panna schiumosa, viene messa con decisione sotto il naso del ragioniere.
- No grazie – risponde Burrascano con aria addolorata – non posso. Sapete com’è … la glicemia. Il diabete non perdona. –
- Ragioniere mio, ma a voi vi manca solo la rogna! Scusate se ve lo dico – sbotta il barista gettando lo straccio sul bancone.
- E che è colpa mia? Malattie sono. – mormora Burrascano mortificato – Genetica. –
- Hanno pagato? – chiede il barista al ragazzo, di ritorno con il vassoio.
- Si. Ora vogliono un Campari, un Cinzano, mezzo bianco e due Fernèt. –
- Ma perché non vi state a casa con le vostre mogli? Che poi vi lamentate che vi fanno cornuti! – grida rivolto verso il tavolo, da cui giungono in risposta solo alcune risatine.
- Qua – dice, cominciando a preparare quanto richiesto – l’aperitivo per i lavoratori. -
- Principale? – sussurra il ragazzo.
- Che cosa vuoi? –
- Hanno chiesto pure i salatini e … e le olive. –
- E la pasta con l’anciova no? Un’arancia a fette con la bottarga di sopra? La bottarga delle loro matri! Che fai? Testa di … Che stai facendo? Sono cinque, no? E cinque olive bastano! Ragioniere, che faccio, lo preparo un aperitivo pure per voi? –
- Come dite? – balbetta Burrascano preso di sorpresa.
- Pure sordo siete? Ho detto : LO PREPARO UN APERITIVO PURE PER VOI? –
- Non c’è bisogno di gridare. Ero soprappensiero. Ci sento benissimo. – risponde il ragioniere con voce mite.
- Almeno questo. La vista? Tutt’a posto? –
- Un poco di presbiopia. Ma solo da vicino, ah? –
- Fegato, reni? La prostata? Con rispetto parlando … -
- Mi pare di essere alla mutua – dice il povero Burrascano.
- Ma siete stato voi. Da quanto siete entrato non fate altro che parlare di malattie. Il caffè no, perché soffre di pressione – dice il barista cominciando a enumerare con le dita – la panna neppure, perché tiene il diabete. L’amaro manco, perché è a digiuno. Chissà, forse è gastrite, ma magari è ulcera. –
- Speriamo di no – risponde stridulo il ragioniere, infilando una mano in tasca.
- E’ perfettamente inutile che vi toccate. Io non sono jettatore. -
- Principale? – dice l’aiutante.
- Che c’è ora? –
- Vogliono altri due caffè. Uno corto e uno lungo. E cinque bicchieri di minerale con la fetta di limone. –
- Ma a questi mai gli sale la pressione? Faglieli, va. Insomma ragioniere, me la fate la cortesia di accettare una qualche cosa?-
- Ma veramente … -
- Ecco. Questa non vi fa male sicuramente. E’ arrivata fresca fresca dall’America. – dice il barista prendendo da sotto il bancone una lattina scura.
- Ma che è? – chiede Burrascano esaminando la bibita con sospetto.
- Energetic ddrink! – risponde il barista, calcando la d – Senza zucchero. Quindi ve ne potete fottere del diabete. Non è alcolica! Se la pigliano gli sballati in discoteca. –
- E che sono sballato io? - esclama il ragioniere visibilmente infastidito.
- No, che c’entra? Però siete delicato. –
- E che è, una colpa? Ora mi pare che state oltrepassando … -
- Ragioniere! Io non sto oltrepassando niente. E mica vi ho insultato! E scusate tanto! Ho detto solo che siete molto delicato di costituzione. Non è vero forse? –
- Sarà pure vero, ma sono fatti miei. – risponde Burrascano ergendosi in tutto il suo metro e sessantadue.
Passano alcuni minuti di silenzio. Il barista comincia a sciacquare i bicchieri sporchi nel lavello.
- Il segreto – dice, come se stesse parlando a se stesso – per avere dei bicchieri veramente brillanti, è passarci sopra un poco di limone. Così. –
- Mi sento la bocca amara – confessa all’improvviso il ragioniere.
- E pigliatevi una cosa dolce. Un babbaino? Una cassatella? Un latte di mandorla fresco fresco? No. La glicemia, sissignore. Vabbè, meglio che non parlo più, va. -
- Ci vorrebbe una cosa senza zucchero, pero no amara. Non alcolica. Senza troppo sapore, però fresca. E soprattutto non gassata. – afferma con serietà il ragioniere.
- C’è. – dice il barista calando la testa – Ragioniere mio c’è. Ecco qua. Un bel bicchiere d’acqua. Dietetica, analcolica e rinfrescante. –
Un grosso bicchiere pieno viene deposto sul bancone.
- Ahh! Così. Tutta giù. Passa e lava. Ora com’è, meno amara?–
- Uguale a prima – risponde Burrascano, asciugandosi le labbra con il dorso della mano.
- Ragioniere, ci sono i tovagliolini. Là. Uno solo, per cortesia. -
- Ma insomma? Glielo vogliamo dare la busta al ragioniere, si o no? – grida una voce dal tavolo dei giocatori, suscitando molte risate – E senza fare storie. Che ancora gli mancano due botteghe e il supermercato, per finire il giro. –
Altre risate.
-E quello lavora. Mica può perdere tutto questo tempo. Deve rendere conto a chi di dovere! –
Sempre risate. Stavolta più sommesse.
Il barista prende una busta chiusa da dentro la cassa e la getta sul bancone.
- C’è tutto? – domanda il ragioniere.
Il barista invece di rispondere, comincia a lucidare il bancone di metallo con lo straccio.
- Principale? Sta parlando con voi. – dice il ragazzo, attirandosi un robusto ceffone sulla nuca.
- Vatti a mettere il berretto, degenerato! –
- E fatemelo questo caffè – dice il ragioniere, dopo aver controllato il contenuto della busta.
- E come lo volete? Lungo, corto, ristretto, corretto, amaro o con lo zucchero? - domanda il barista a denti stretti.
- Ristretto e dolce. Molto dolce. Eh si, perché io l’ho capito. Siete voi che mi salire la pressione e la glicemia. Voi! Ma io lo dirò a chi di dovere. Qua dentro non ci vengo più. Ci mandassero un altro. Che non posso rischiare la salute così, io! Centottanta! La madonna mi è testimone se dico bugie. Con centodieci di minima. Centodieci signori miei. Pure il dottore s’incazzò. E un altro bicchiere d’acqua. Gassata e con la fetta di limone dentro. Cinque pillole piglio, cinque. Il diuretico la mattina alle sette. E tutto per colpa vostra. Vostra. Una volta al mese ci metto piede qua dentro. E ogni volta mi trattate come mi trattate. Già me lo sento. Oggi pomeriggio mi salgono sicuro. Pressione e glicemia. Pure se a mezzogiorno mangio solo due fili di pasta con la verdura. Sicuro come la morte. Colpa vostra. Che mi fate intossicare così. Approfittando del fatto che sono malato. Che non mi posso difendere. Ecco, lo vedete come mi trema la mano? L’ansia mi fate venite, l’ansia. Dopo mangiato pure le gocce mi devo pigliare. E altre due pillole. Quella per il cuore e quella per il diabete. E voi me li avete fatti venire. Voi. E dopo voglio pure un fernèt con i salatini e le olive. E le patatine nella coppetta. La sera altre due pillole. Di nuovo il diuretico, che poi la notte la passo pisciando, se mi scusate l’espressione e l’altra per lo zucchero. E tutto per colpa vostra. Io, prima di entrare qua dentro per la prima volta, stavo bene. –
Una tazzina di caffè viene poggiata sul bancone.
- Stavo bene, stavo. Un fiore. Pure le pietre digerivo. No come ora. Lo sa dio gli insulti e le umiliazioni che ho dovuto ingoiare qua dentro, in tutti questi anni. Ma io lo dirò a chi di dovere. E voi lo sapete a chi mi riferisco. Non mi scanto a parlare io. Ci mandino un altro. Uno giovane e pieno di salute. Qua non ci metto piede più. Insulti e umiliazioni. Umiliazioni e insulti. Non posso rischiare la salute così io. Quel che poco di salute che mi è rimasta. – conclude il ragioniere prendendo la tazzina e bevendo finalmente quel benedetto caffè.
- Ahh. Effettivamente, macinato al momento è tutta un’altra cosa. –

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com