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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Lo Zen - Pagina 1

Ritratto

Nel senso che nego fin da adesso tutto quello che andrò a dire?

Troppo raffinato… roba che se la può permettere solo un Presidente del Consiglio.
Volo basso: Vi fornirò una fototessera di un docente skazzato. Una sola. La mia.
Per amore di onestà o per amore di brevità. Scegliete voi.
E poi perché soffro di intolleranza prenatale per il pensiero categorico. Non quello di Kant.
Ma quello che fa dire ai vari genietti di turno… tutto quello che volete sapere sugli italiani, sui cuochi, sulle donne in carriera, sui single, sulle veline e sui calciatori… presi così, a confezione industriale, che tanto, quando ragioni per categorie e ti capicolli a denunciarne vizi e virtù, più i primi che le seconde, passi sempre da novello Catone, ci fai una bella figura, solletichi sempre l’intelligenza di chi si crede intelligente – ce ne sono a milioni – e fai i soldi.
Devo farvi i nomi? Neanche davanti a un plotone di esecuzione. Trovateveli da voi.

Ho sempre interrotto i rapporti molto bruscamente con chi si è rivolto a me chiamandomi… Voi-docenti. E non ho mai rinnovato appuntamenti a chi ragiona sui politici presi tutti nel mazzo o sui giornalisti che son tutti una razza eccetera eccetera.

Non aspettatevi da me una categorizzazione facile-facile, glamour-glamour… sul corpo insegnante.
Il motivo c’è e a me non pare tanto irrilevante o gratuito. Ve lo fornisco e poi ne fate quello che volete.
Chi sceglie di fare l’insegnante – e chi non lo ha scelto e fa il docente-per-caso lo deve imparare cammin facendo – ha un’unica convinzione: ogni vita è singola ed è insostituibile. Punto.

Adesso, come mi vedete adesso, ho cinquantatre anni, la menopausa è un ricordo di giovinezza, i vuoti di memoria prolificano come conigli, e pure i vuoti nell’arco dentale aumentano vieppiù, e sputacchio alla grande tenendo lezione.
Solo ora capisco perché Pitagora insegnasse nascosto dietro una tenda.
Non sono un grande spettacolo per le fanciulle in fiore. Men che meno per i rigogliosi palestrati che da sotto il banco fuoriescono di centoventi centimetri di soli polpacci, Nike escluse. (Ma le aziende che forniscono mobili alla scuola hanno preso atto delle nuove anatomie adolescenziali?).

Lo so, come minimo sarebbe quasi tempo di passare alla dentiera. Ma ci vorrebbero soldi che non ho.
Solito piagnisteo dei docenti sottopagati??? Naaaaaaaaaaaaaaaaaa.
Visto che lo Zen deve avere a che fare qualcosa con questo libro… chiamiamola pure… reincarnazione accidentale di percorso.

Signora-mia, che vuole che Le dica… ero anche riuscita a programmarmi una vita di quelle fatte così-così, che ce ne sono a milioni, tanto inflazionate che certo non vanno a finire sui giornali o in televisione e nei libri tanto meno.
Un profilo da Fossa delle Marianne, insomma, ma almeno lunare come il Mare della Tranquillità.
Un marito impiegato, una figlia invidiabile, la scuola quasi sottocasa, due anziani genitori cui badare a trenta chilometri di distanza… tre locali più un servizio – senza box – nella travolgente periferia milanese, e un balconcino affacciato su un mare di tetti a schiera, molto opportuno come sito per la raccolta differenziata dei rifiuti.
Potrebbe mai una donna con la testa sulle spalle desiderare di meglio?
E come potrebbero decine di genitori affidare ogni primo settembre i loro pargoli… a donne che non abbiano una testa sulle loro spalle?
Eh sì… non lo si dice mai, ma un cervello funzionante è il minimo patrimonio dotale di un docente…

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