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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Lo Zen - Pagina 10

Non ti dico poi di quelli che vanno ad attaccare direttamente la nostra di specie, che ci stanno proprio sotto il naso e che un millimetro in più ci affoghi dentro con tutti i piedi. Tripla carpiata all’indietro, censoria pennellata di nero… e chi è quel cretino che ha il coraggio di dire che siamo in pieno disastro ecologico?

Eppure, se è vero che se un diciottenne viaggia con gli schemi mentali di un bambino di sette anni allora si ricorre ai ripari cercando medici esperti e terapie… è altrettanto vero che quando il fenomeno prende forma dentro le geografie della massa… non servono più i medici.
Questo è un disastro ecologico.
È una specie che si sta attrezzando per la nuova mutazione prossima ventura.

Non ci stracciamo le vesti, no. Anzi. Gli adulti aiutano alla grande. Sono obbligati da copione. Si sa… la vita è tragica… ma la cascia l’aggi’a truvà.
Si prende tempo, sta’ fetenzia di modello economico ci chiede tempo (e Dio solo sa se ce l’abbiamo)… Tanto c’è la laurea breve, e poi vai all’estero, magari viaggi… poi cambi lavoro, ti butti in un call-center, fai il co-co-co, pensa com’è di moda, fai il flessibile… imparare un mestiere? Eh bell’e mammà, poi rischi di andare a lavorare sul serio, ma non li vedi al Grande Fratello che sono belli e giovani a trent’anni con tutta la vita davanti a loro?
Non c’è uno straccio di orologio biologico in tutto il pianeta che possa scendere a patti con questo bel programmino. Ma è obbligatorio crederci.
Infanzia allungata, adolescenza scippata, età adulta inconsistente.
Questo è un disastro ecologico. Come mandare in polvere le stelle.

Chi lo sa ha buone probabilità di diventare docente skazzato.
Chi non lo sa ha ottime probabilità di diventare docente depresso.

Rallenty

Ci starebbe bene anche moviola, ma non sia mai di rischiare di rinunciare alla propria dose di inglese quotidiano.
E poi… rallentare suona meglio. Contro la frenesia della vita moderna si sprecano sempre carciofi e dosi industriali di elogi della lentezza.
Sei stressato bimbo mio? Siediti sulla riva a guardare il fiume che scorre.
Ricordati di mettere la sveglia, la mattina all’alba, segnatelo sull’agenda… scegliti un fiume e buttaci tre ore della tua domenica. E poi vedrai con quanta letizia affronterai la settimana che verrà.
Ci credono in molti. I libri che parlano di fiumi che scorrono vendono milioni di copie.
Sono trentadue anni che sto spiaccicata sulla riva. Non esiste mestiere più rivaiolo di quello del docente. Trentadue anni di fiume che mai si scolla dalla fase torrentizia.
A tua insaputa ti si fabbrica addosso un cervello da coazione a ripetere, un onanismo mentale percussivo che starebbe bene solo dentro un capitolo di un manuale di psichiatria.
Trentadue anni di teen-agers che stanno sempre come le mosche d’ottobre contro i vetri, meno acneici di trent’anni fa, ma più anoressici e più bulimici.
Ma questo è solo un accidente dell’occidentale civiltà.
Sia chiaro per tutti: non siamo traghettatori. All’altra riva saranno portati da barche pilotate da altri. È sull’altra riva che troveranno i guru scafati della modernità, quelli che prometteranno loro tre ore domenicali di fiume che scorre da contrabbandare come terapia contro la violenza dell’esistere.
Noi guardiamo. Lentamente, molto lentamente, noi guardiamo.
Lo Zen ci soccorre. Stampella unica ed ultima del docente skazzato.
Ripasso alla moviola i quintali di patatine fritte che mi hanno divorato davanti agli occhi, i duplo le fieste i kinder, sputacchiati dalle macchinette, le bruschette salate le girelle di liquirizia gli estathè… qualcuno di loro avrà già trovato il guru che li ha convertiti alla purea di fave, alla pasta e ceci e alla zuppa di farro?
Qualche ex allieva mi telefona… sono quasi tutte sui trent’anni, senza uomo senza figli senza lavoro stabile. Troveranno un guru che saprà convincerle che i figli si possono fare anche a quarant’anni… e che quarant’anni di markette per la pensione possono essere maturati anche arrivando a settant’anni… in fondo c’è ancora un gran pezzo di vita davanti a sé tutta da vivere…
Alla moviola ripasso tutto il loro tempo snervante da sala d’attesa da fila alla posta da traghetto bloccato nell’afa d’agosto.
Qualcuno passa a scuola a trovarci dopo qualche anno… lauree brevi mai portate a termine, qualche lavoretto sporadico e al nero. Mamma e papà pensano al tetto, e ad offrire un letto per l’amore.
Passano più di due decenni a lottare per ingraziarsi il vantaggio dei contraccettivi, e poi consumeranno qualche anno a lottare contro una vigliacca sterilità.
Gli ormoni restano sordi al lungo canto delle Sirene della modernità.
Ma intanto a scuola si scorre. Molto lentamente si scorre.
Una vita lunga e spensierata ci attende. Fino in fondo giochiamoci la prodigalità divina del copione.

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