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"Il sorriso di Dan" di Barbara Bolzan

di Barbara Bolzan

il redditizio bluff

Non c’è dubbio. È il fenomeno dell’anno. Anzi, degli ultimi cinque anni, dal momento che la prima tiratura risale al 2001.
Nell’editoria moderna cinque anni sono un secolo. Un’eternità. Pochissimi altri autori hanno avuto l’onore di essere sulla bocca di tutti e coloro che sono riusciti a rimanervi ancorati si contano sulla punta delle dita.
Non ci troviamo davanti ad un fuoco di paglia, ma ad un vero e proprio falò di Sant’Antonio.
Eppure, il povero Dan è circondato da critiche negative. Ha subìto un processo per plagio («Ha plagiato… Non solo, lo ha fatto pure male!» Non male come apertura di arringa). Le sue argomentazioni sono espresse male, sono infarcite di banalità. Insomma, non convincono: al massimo, offendono. Un distinto signore ha persino lanciato anatemi contro di lui e a quanto dicono le voci di corridoio, cioè i ben informati avrebbe tanto desiderato vedere il libro arso sul rogo e dichiarato come eretico. Fortunatamente, l’epoca nella quale viviamo consente di essere tali e scampare alle fiamme.
Insomma, di Brown e del Codice si è parlato molto (male).
Eppure lui, l’autore, sorride. Sorride dal lancio del libro, forse anche da prima. Non fa altro. Va a letto col sorriso sulle labbra e si sveglia allegro e riposato. Più gli danno contro più lui è felice.
Erostrato di Efeso, pur di far parlare di sé, diede fuoco al tempio di Artemide. Dan sapeva che quel gesto non gli sarebbe stato necessario. Perché arrivare a tanto? No, gli è bastato un colpo da maestro. Tanto di cappello. Come non ammirarlo?
L’argomento trattato è azzeccato, votato al successo già in fase seminale. Insomma, stiamo parlando del Graal, non della riproduzione delle formiche! Chi non si è mai guardato intorno alla ricerca, magari inconsapevole, del Calice di Cristo? Quanti film sono stati fatti avendo questo come argomento? Quanti libri?
Il Codice aveva tutti i numeri per vincere. Esce nel 2001, quando i rapporti tra Santa Sede e Stati Uniti non sono propriamente idilliaci. Al suo interno: il Graal, l’anti-cattolicesimo, gli sporchi intrallazzi della Chiesa, la non-povertà di quest’ultima. E la relazione tra Gesù e la Maddalena. Oh, che rivelazione! Intanto, schiere di autori medioevali in lingue romanze si rivoltano nella tomba gridando: «Ma lo avevo detto prima io!» Niente. Non li sente nessuno.
Insomma, davanti ad argomenti così morbosi è difficile resistere.
E qui, nasce la magia. Lo splendido paradosso.
Vox populi, il libro non piace a nessuno, magari anche solo per partito preso. È insipido e noioso. Banale.
Allora perché siamo qui a ricamarci parole?
Perché le critiche negative, signori, non si battono ed una tira l’altra. Circolano alla velocità della luce. Quelle positive non possono competere.
Il Codice è aria fritta. Questo dicono tutti.
Aria fritta, però, in classifica da cinque anni. Miracoli del mormorio, delle critiche negative e della pubblicità!
Eh, la pubblicità… La pubblicità è il vero Graal, oggi.
L’originale regala la vita eterna. Questo dell’epoca moderna, poverino, fa quello che può. Ha un fine più modesto. E Brown lo ha raggiunto.
Il nuovo Graal ha regalato al fortunato Dan un quinquennio di fama. Fama significa interviste, la tua faccia sulle prime pagine dei giornali, il tuo nome ripetuto e rimbalzato da un titolo all’altro delle testate. E guadagno. Fama significa guadagno (giù la maschera, cerchiamo di non essere totalmente ipocriti: non si scrive per se stessi o per amore dell’arte).
Pubblicità.
Parlatene bene, parlatene male, purché ne parliate. No, anzi, correggiamo la famosa frase. Parlatene soprattutto male. Sì, per carità, parlatene male! Il bene fa piacere, il male seduce ed incanta per la ragione che gli uomini da sempre vollero piuttosto le tenebre che la luce. L’inferno ha più attrattiva del Paradiso, dopotutto.
E lui, il povero, accusato, vessato, stigmatizzato Dan seguita a sorridere. C’è di che abbassare gli occhi davanti a tutto questo grande progetto editoriale composto di subbugli, giudizi, copertine, trasmissioni televisive, opinioni degli esperti.
In Italia un fenomeno come quello del Codice non esiste.
Eco ha pubblicato il Pendolo di Foucault. Ha ricevuto applausi e belle parole. Punto. E dire che l’argomento era simile e, per di più, entrato in libreria in anticipo di quasi vent’anni; fabula e intreccio ruotavano su inganni, giochini, piani inesistenti, falsi storici, scritti esoterici… e Templari.
Niente.
Niente al confronto del fenomeno Brown. E sì che era Eco.
Forse tutto questo è perché l’Italia è diversa dall’America. Gli americani sono come dei bambini, dei creduloni. Prendono ciò che viene mostrato loro (meglio se in televisione) per oro colato e Leonardo è il bel protagonista di un libro – come ha detto un ragazzo intervistato all’uscita di una scuola.
Noi… Mah, per noi è diverso. Non per fare del campanilismo, ma l’italiano nasce sapendo che l’Uomo di Vitruvio e la Gioconda appartengono al Da Vinci, così come nasce conoscendo a memoria Nel mezzo del cammin di nostra vita e almeno un pugno di altri versi sparsi in luoghi notevoli della Commedia.
Questione di sensibilità, di carattere. Di DNA.
In tutto questo marasma, il povero ed additato Dan, professore emerito di tetrapiloctomia, continua a sorridere sornione. Confonde i frammenti del Nag Hammadi (Egitto) con quelli trovati a Qumran (Mar Morto), sciorina citazioni imperfette, plagia e lo fa pure male.
Sorride, perché finché i critici e gli invidiosi mormoreranno, lui sarà in vetta.
È la stampa, bellezza. È la pubblicità, bellezza. Ed è proprio lei la prima e l’ultima, l’onorata e l’odiata, la prostituta e la santa – tanto per rimanere in tema.
È lei il vero novello Graal.
Nell’immediato lo ha trovato Brown e lo ha volto a proprio favore. Forse, a tenere gli occhi aperti, potrà capitare di imbatterci in un altro. Non si sa mai.
(anno 2006)

Per approfondire:
DIEGO RANDAZZO, Il virus Da Vinci, «Il Pungolo», 3 (2005), 3.

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