scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Chi siamo

Di seguito qualche nota biografica sulle persone che fanno parte della Redazione o, più semplicemente, che collaborano al nostro sito con l’invio di racconti, poesie, articoli. Questo non certo allo scopo di metterli in mostra come bei vestiti dietro una vetrina, ma per farveli conoscere, perché possiate sentirli più vicini a voi, vostri amici – pur nel modo lacunoso ed imperfetto a cui ci obbliga la scarsità di notizie destinate ad ognuno, scarsità dettata dalla volontà di non appesantire troppo la vostra lettura. In queste note troverete dunque ciò che ciascun autore vuol far sapere di sé (collaborazioni, opere pubblicate, personale visione del mondo…), e nel modo in cui sente più adatto dirlo, in base alla propria personalità: professionale o sbarazzino, serioso o esilarante…

Lo scrigno

Lo scrigno

Ne aveva sentito parlare da certi monaci. Niente di diretto sia chiaro, nessuna franca ammissione. Solo alcuni chiacchiericci, colti qua e là, all’ombra dei chiostri, quando l’aria si fa scura ed una brezza gelida inizia a giocare coi bordi delle logore vesti, indubbio segno che il vespro s’avvicina. Poche frasi sussurrate, sbocconcellate in fretta, come un morso di pane rubato in cucina, sotto lo sguardo severo del cellario, che strepita in continuazione per quei giovani cani di novizi, che vanno e vengono dalla dispensa come randagi attorno ad una pattumiera e ci penserà ben lui ad informar l’abate, di codeste mancanze. Son mancate due forme di pane, un salame e mezza brocca d’olive solo l’altro mese e qualcosa mi dice che ci saranno sferze e cilici, stasera a compieta, altro che riposo.
Così minaccia il cellario e la sua voce, anziana e petulante, esce dall’antro della cucina, frammista al vapore acqueo ed agli spessi odori del brodo, degli aromi e del pollame, che cuoce per rallegrar la mensa dell’abate.
Frà Marco non se ne preoccupa. Se quella notte s’agiteranno sferze e cilici, non saranno certo per lui. Per questo giovane novizio, che mangia poco e parla ancor meno. Non è entrato nell’ordine per rubare i salami al cellario. Fosse per lui, sarebbero ancora tutti lì, appesi in bell’ordine a fianco del camino. Nossignore, se ne stiano pur tranquilli i salami ed il cellario, che ci tiene tanto.
Lui è venuto qui solo per lo scrigno e che il cielo lo perdoni, se esiste e soprattutto, se presta un minimo d’attenzione alle faccende degli umani. Lo scrigno, già. Ne ha sentito parlare una sera, tanti anni prima, dai vecchi del suo villaggio, all’osteria della Marta.
I vecchi quando bevono ricordano e quando ricordano son pericolosi. Lui non beve ovviamente. Non ancora, è troppo piccolo, ma i vecchi sì. Seduti al grande tavolo davanti al camino ed ogni bicchiere è un ricordo. Ogni bicchiere, diec’anni che se ne vanno giù per il gargarozzo, senza tornare indietro, mai più. Solo i ricordi tornano su. Distorti, impuzzolentiti, resi quasi fetenti da quelle vecchie ugole infiammate dall’alcool e affumicate dal tabacco, ma pur sempre nitidi. Perché i ricordi non sono altro che il rutto del tempo, il segno che hai digerito il passato.
Ci sono i vecchi, dicevamo e c’è un Marco molto piccolo, seduto su una sedia in penombra, nell’attesa che il nonno finisca anche lui di ricordare, di ruttare la propria vita e la propria storia.
Si annoia, come tutti i bambini in simili circostanze, giocando con le ombre a bordi della stanza e cogliendo in maniera distratta qualche parola qua e là. Solo una frase gli fa drizzare le orecchie all’improvviso, come un cane che ode un rumore notturno, inconsueto e non sa se temerlo o incuriosirsi.
- Lo scrigno è ancora là – dice uno dei vecchi – da qualche parte, nei sotterranei dell’abbazia. La chiave ce l’ha solo l’abate. –
Da quel momento, da quella frase, inizia una lunga ricorsa, un percorso senza fine. Verso questo momento, questa sera, che ormai s’approssima al vespro e che Marco non vede l’ora si trasformi in compieta, perché la chiave dell’abate, sottratta durante il giorno con destrezza, sembra quasi bruciare sotto il suo saio, quando sfiora la pelle. Entrare nei sotterranei ed impossessarsi dello scrigno, di quello che c’è dentro. Cornucopia di bellezza infinita, madre di tutti i tesori, tesoro di per sé, per la ricchezza dei fregi, la sontuosità degli intagli, lo splendore delle pietre che lo adornano. E dentro? Dentro la ricchezza, non la volgare opulenza dei banchieri, che s’affannano a rincorrere stolide monete uguali tra loro. La ricchezza dell’unicità, della singolarità, del diamante più scintillante, del gioiello unico in cesellatura, del monile degno di un re. La ricchezza che diventa arte e l’arte che si fa ricca, per render unico chi la possiede.
Questo han detto a Marco, negli anni, le frasi colte qua e là, i bisbigli a mattutina, le mezze confessioni a cena, quando l’abate non guarda ed il vino scalda le parole.
Passano le ore. Frà Marco non presta neppure ascolto alla lettura, durante la cena e dopo la ricreazione comune, va nella sua cella, fingendo il sonno.
Adesso tutta l’abazia è avvolta nel silenzio, che la regola impone.
Il lieve cigolio dell’inferriata che protegge i sotterranei rimbomba come un tuono, sotto quelle antiche volte di pietra. Frà Marco si schiaccia contro una parete, con il cuore che batte all’impazzata. Pensa che tra pochi istanti, arriveranno tutti, richiamati da quel fragore, l’abate, il cellario, i novizi. Pensa alle spiegazioni che dovrà a dare, alla chiave scomparsa. Proprio ora, proprio qui, ad un passo dallo scrigno. Non osa pregare, non ora, non qui. Almeno non quel dio che ha scelto, che ha giurato di servire. Quel dio non capirebbe.
Se ne inventa un altro, un dio diverso, mentre rimane schiacciato contro la parete ed il cuore sembra lentamente rallentare.
Dio dei ladri, dei mentitori, dei bugiardi. Dio delle spie e dei tradimenti. Signore della fiducia tradita e mal riposta, padre dei dubbi e delle tentazioni, fratello d’ogni cupidigia, proteggi questo tuo indegno figlio. Fa che sappia finalmente, che capisca.
Non sto pregando il diavolo, pensa frà Marco, sto pregando un dio diverso. Qualcosa di più antico, di pagano, non necessariamente malvagio, solo diverso. Sia come sia, passano i minuti senza che si oda alcun suono. Frà Marco trova finalmente il coraggio di staccarsi dalla parete e di aprire l’ultima porta, quella che conduce allo scrigno.
La lanterna illumina una stanza spoglia, con dentro soltanto una piccola cassetta in legno grezzo. Con la gola secca frà Marco s’avvicina. Pone una mano sul sottile coperchio e finalmente apre.
Contempla per un po’ l’interno, vuoto e spoglio, come la stanza che lo accoglie in quel momento. Corruga la fronte, sembra non capire, poi finalmente, dopo qualche minuto, tutto diventa più chiaro.
Estrae dal sacchetto, che tiene sotto il saio, le poche cose che possiede. Un rosario, un piccolo ed intonso breviario, un accendino in plastica, alcuni spiccioli, una foto dei genitori. Depone tutto all’interno dello scrigno, poi lo chiude e fa qualche passo indietro. Adesso gli sembra che risplenda, che scintilli di mille bagliori. A quella vista arretra intimorito. Sulla soglia urta contro qualcuno alle sue spalle. Si volta di scatto. Il volto serio dell’abate lo sta fissando.
- La chiave – dice quest’ultimo pacatamente, tendendo una mano – adesso puoi ridarmela. Non ti serve più. –
Frà Marco gliela porge istintivamente, quasi di scatto. E’ visibilmente terrorizzato.
- Ci sono infiniti tesori sparsi per il mondo. Sepolti in isole deserte o celati tra le rovine di antiche città, ma in questa abazia non ne troverai. Questo scrigno - continua l’abate, indicando la cassetta che risplende sempre più – è per i tesori che porti, non per quelli che prendi .-

“ Non pensare che il tempo non passi
già la sai o forse almeno sospetti
la distanza tra un discorso e una prassi?
Nello scrigno c’è solo ciò che ci metti “

Cara Nadia, cari amici di scrigno.
Lo so che tradizione del sito vuole, che tutto ciò che viene pubblicato in questo luogo, sia sottoposto prima al giusto ed opportuno vaglio di altrettanto giusta ed opportuna redazione. Mi sembra normale. Sembra normale perfino a me, che normale non sono. Ed appunto perché non lo sono, ma anzi sommamente arrogante, mi permetto di inserire stà roba qua, come monito a me stesso e agli altri.

Alessio

Poteva esserci modo migliore

Poteva esserci modo migliore per dare un senso a questo splendido luogo? Un racconto carico di immagini, di odori, di meraviglia e di profondità. Grazie Alessio!

Alessio è stupendo,

Alessio è stupendo, grazie!!!
Trovo questo racconto prezioso, come uno scrigno contenente tesori, come il nostro scrigno è e sarà! ^_^

Mi associo ai ringraziamenti

Mi associo ai ringraziamenti per il bel regalo.

Un monito per tutti noi: lo scrigno va riempito per rendere più prezioso ciò che tendiamo solo a custodire.

Grazie Ale
---------------------------- . ----------------------------
Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Spiccioli

grazie a tutti voi...
però, come ho detto...lo scrigno va riempito...non occorre essere Alessandro Bastasi con la sua bravura...ognuno può portare ciò che ha...pensieri, riflessioni, critiche, pareri, spiccioli, foto dei genitori...
Che aspettate?
Alessio

Foto dei genitori... meglio

Foto dei genitori... meglio evitare... :

Però si possono invitare a leggere scrigno e depositare, con noi, le loro cose preziose

---------------------------- . ----------------------------
Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Una storia apocrifa - la

Una storia apocrifa - la parola "apocrifi" qui significa "ovviamente falso" - racconta di due persone, molto tempo fa, che erano molto annoiati, e che invece di lamentarsi si erano seduti per tutta la notte e ha inventato il gioco degli scacchi in modo che tutti il resto del mondo, a sera, quando non c'è niente da fare, può anche essere annoiati dal gioco perplessi e noioso hanno inventato. e adesso io sono in vacanza e ho usato per andare in hookah bar per sorseggiare la sua meravigliosa e davvero molto a te stesso.

?

Perdonami caro nuovo iscritto, ma non è che ho capito molto quello che hai scritto. Letto così sembra la traduzione on line dall'inglese all'italiano...
Cosa volevi dirci?
Io amo il gioco di scacchi ma è difficile trovare degli avversari mentre è molto più semplice, in confronto, trovare lettori e, con loro, condividere buone letture per non annoiarsi mai.

---------------------------- . ----------------------------
Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Creative Commons License Salvo dove diversamente indicato, il materiale in questo sito
è pubblicato sotto Licenza Creative Commons Attribuzione-Non commerciale-Condividi allo stesso modo 3.0 Unported.
Powered by netsons | Drupal and Drupal Italia coomunity | Custumized version by Mavimo
Based on: ManuScript | Optimized for Drupal :www.SablonTurk.com