«Ho vissuto molte vite; fui amico di Oscar Wilde e nemico di Leonardo…» Pilgrim, unico grande personaggio insieme al Dottor Jung, ha un unico desiderio: poter finalmente morire. Il motivo, contrariamente a ciò che crede il Dottor Jung alle cui cure è affidato, è l’aver vissuto troppo e troppo a lungo attraversando il tempo e conoscendo personaggi illustri. La verità che pesa sopra questi ultimi, al di là del rispetto che la società odierna porta loro, è forse un peso troppo grande da sopportare.
Ogni volta Pilgrim tenta il suicidio e ogni volta un medico lo dichiara morto, salvo poi «risvegliarsi» dopo qualche ora sotto altre spoglie.
Ogni risveglio è una rinascita, pur conservando la memoria delle vite precedenti – eccetto per il periodo dell’infanzia. Sembra quasi infatti che ogni volta Pilgrim «rinasca» già adulto. O almeno da lì lui inizia i ricordi.
L’uomo che non poteva morire è un romanzo storico, misterioso e filosofico, oppure è un racconto sulla rinascita dell’Europa del XX secolo, oppure ancora è la storia dell’eterno conflitto tra distruzione e creazione.
Troviamo un dottor Jung inedito, combattuto tra la sua stessa pazzia e disonestà frammista ad intuizione, compassione e genialità. Più che l’antagonista di Pilgrim, nel romanzo sembra essere un secondo personaggio principale. Pilgrim racconta e vive le sue vite, Jung le rivive su di sé e le interpreta secondo ciò in cui crede ed è lui in fondo che percorre un suo cammino di miglioramento.
Pilgrim, intanto, riuscirà a morire?
(Nadia Zapperi)

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