scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Bruno Bettelheim - Il mondo incantato

Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe.

Ogni favola ha una sua morale. Leggendo questo libro ci si renderà conto che c’è molto di più di una semplice morale nelle fiabe per bambini. L’autore, attraverso percorsi psicoanalitici, ci porta dal regno della fantasia a quello della realtà.
Il bambino ha bisogno delle favole. Le favole non sono semplici storielle che servono agli adulti per far prendere sonno ai piccoli, ma sono storie di vita che insegnano a diventare grandi, a costruirsi una propria identità, stima di se stessi.
Così nella prima parte del libro ci viene spiegato, tanto magistralmente quanto semplicemente, l’uso, l’importanza di raccontare le fiabe. Raccontare: ecco una parola chiave; nel libro, ad esempio, viene riportata l’importanza di raccontare, più che di leggere, le favole ai bambini, così che essi possano sviluppare la propria immaginazione; quest’ultima nei moderni libri di fiabe in commercio, è sempre più alleggerita dall’uso esagerato di illustrazioni. Il racconto, sempre più spesso è sostituito dalle figure.
La seconda parte del libro analizza le fiabe più celebri ed eccone svelati significati impensabili.
Le favole raccontano di problemi generazionali, di conflitti tra genitori e figli, di rivalità fraterne, ma parlano anche di sessualità e – perché no – di amore. Tutti problemi e situazioni che i bambini incontreranno nella loro crescita.
Non mancano continui accostamenti tra le fiabe raccontate da Perrault e quelle dei fratelli Grimm, la cui differenza di raccontare la stessa favola, ne cambia il significato.
Interessanti anche alcune divagazioni nella antica mitologia.
Non tragga in inganno il sottotitolo del libro: …significati psicoanalitici. Non è un libro destinato a psicologi o ad esperti del settore, è un libro per genitori e, nonostante qualche termine tecnico di facile comprensione, le circa trecento pagine del libro scorrono via fluidamente e piacevolmente.
Un libro che non può mancare sullo scaffale di casa, accanto ai libri di favole.
(Stefano Chiarato)

Favole

Un'uggiosa domenica d'autunno, mi trovo a girare per un mercatino delle pulci, quando vengo attratto da una bancarella di libri. C'è molta gente, i libri buttati lì alla rinfusa formano una montagna in movimento sotto mani indaffarate come a una catena di montaggio.Provo a farne parte, ma dopo che mi sono passati per le mani nuovissimi libri di Tom Clancy, Bruno Vespa e altri provenienti direttamente dalla TV spazzatura, desisto. Approdo ad un'altra bancarella con libri ben disposti, alcuni su scaffali, altri dentro a grosse scatole, alcuni addirittura cellophanati. Segno che il "rigattiere" ne ha cura. Ancora libri TV spazzatura, poi qualcosa si muove: Pavese, Yehoshua, Isabelle Allende, Dumas... L'occhio mi cade su due tascabili della Einaudi. Due libri di favole. I n° 7 e 8 della collana Gli Struzzi. Sono degli anni '70, in buone condizioni, solo uno ha la copertina macchiata dall'umidità, forse ha languito troppo tempo in cantina. Due bei libri, formano un tomo di 760 pagine. Si tratta di: Grimm Fiabe e Andersen Fiabe. Con tanto di presentazione, di I. Calvino per i F.lli Grimm e di G. Rodari per Andersen. Sono i testi originali; non ci sono figure, solo una decina di stampe in B/N in quello dei Grimm. Ci sono tutte le fiabe, le più famose e fiabe sconosciute, ma molto belle, fiabe divertenti e fiabe veloci da mezza paginetta. Il rigattiere mi vede interessato: "Sono due bei libri, sono molto belli, ci sono tutte le fiabe!" "Vedo, vedo." Inizia così una discussione sull'importanza delle favole e della difficoltà di genitori e nonni a raccontarle ai bambini. Concordiamo che oggi a raccontare è la TV e racconta tutt'altro che fiabe. Gli dico ancora che non è facile trovare libri così; nelle librerie si trovano sunti delle favole e al posto delle parole ci sono disegni. Ottimi disegni, per carità! Mi mostra l'interno del suo furgone: stava giusto sistemando un marasma di libri per bambini e ragazzi, dalle fiabe contemporanee del Battello del Vapore al famigerato Geronimo Stilton. "A quelli del Battello del Vapore potrei anche dare un'occhiata, ma questi due... prendo questi. Quanto vuole?" "Cinque Euro."
Pago e ritengo di aver fatto un buon affare. Mentre rientro a casa col mio tesoro stretto in pugno, immagino già di raccontarle a Martina prima della buona notte.

Bettelheim dice quanto sia importante raccontare fiabe ai bambini e lamenta il fatto che i libri di oggi usino disegni al posto delle parole. Parole dense di significato. Non avevo mai fatto caso a questo concetto fino a quando, appunto, non l'ho sentito dalle parole di Bettelheim, ma soprattutto fino a quando non mi sono imbattuto in questi due libri. Grimm Fiabe e Andersen Fiabe mi hanno permesso di fare il confronto tra i loro testi originali e le favole, che a questo punto non meritano più d'essere chiamate così, che si trovano nelle librerie oggi.
Ne "Il Brutto Anatroccolo" di Andersen, il padre viene solo accennato, la madre vuole bene al suo piccolo anche se diverso. L'anatroccolo scappa a causa del rifiuto degli altri animali del cortile, si imbatte nelle oche, coi cacciatori, è messo alla prova come anatra da uova, rimane intrappolato nel ghiaccio e incontra i cigni solo quando è già un giovane cigno.
Tutto questo in un libro della Disney che ho in casa non c'è. Il padre ha un ruolo, l'anatroccolo è scacciato dalla madre, incontra un'anitra di legno e incontra i cigni quando è ancora un anatroccolo. Due favole diverse!
La Sirenetta nel film della Disney prende il nome di Ariel; nella favola è la Sirenetta e basta.
In un altro libro che ho in casa Biancaneve è ridotta ad una pagina. Ma che favola é?
Ho sempre ammirato Disney per i fumetti, i cartoni e i film per ragazzi, ma in fatto di favole non capisce un...
Non credo che nelle librerie si trovino sunti dei romanzi Di Manzoni piuttosto che di Saramago o di Pirandello; può cambiare l'editore o l'edizione ma il romanzo è sempre quello.
Perchè i testi di questi straordinari autori di fiabe invece vengono violentati e defraudati del loro contenuto? Sono forse scrittori di categoria inferiore?
E poi siamo sicuri che i libri di favole siano solo per bambini?
Secondo me no, perchè leggerle fa riflettere sulle attenzioni che si devono avere nei riguardi dei minori e che dall'altezza di adulti non riusciamo più a distingure, ma soltanto abbassandoci alla loro possiamo entrare nei loro desideri, sentimenti o problemi.
Raccontate favole ai vostri bambini! Aiutano a crescere. E come dice quel monellaccio di Roberto Benigni: "Le favole non insegnano ai bambini che esistono i draghi, lo sanno già, insegnano come si fa a vincerli!"
(Stefano Chiarato)

Un nonno

Gentile Stefano Chiarato, sfuggitami la recensione inserita da Nadia, mi rallegro per Martina che ha un papà come si deve.
Viva le favole e lunga vita a chi le legge!

Grazie Frank

Grazie Frank, lusingato e onorato delle Tue parole.

favole

Una favola è un sentiero che attraversa la fantasia. Ci sono curiosità, sorprese, un po' di paura, un po' di sollievo, qualche risata e la certezza, illusoria, che in fondo una giustizia c'è e le cose torneranno al posto giusto. A pensarci bene non sono troppo diverse da quei sentieri che percorriamo con l'anima, con la mente, in età più adulta, sempre con la speranza che finalmente le cose vadano nel modo giusto, al loro posto cioè. C'era un umorista, Marcello Marchesi, che diceva che le favole non bisognerebbe raccontarle ai bambini per ingannarli, ma ai grandi per consolarli. Una battuta un po' amara, che fa sorridere, ma non del tutto vera. Le favole servono ad esorcizzare paure ataviche, hanno un compito preciso nel percorso educativo del bambino, servono a stimolare la riflessione, la creatività e la fantasia. Ma cosa servono gli editori ai bambini? Storie predigerite, esemplificate, illustrate, edulcorate: pseudo-favole. Io per gioco mi sono cimentata nel genere, e siccome amavo disegnare e dipingere, ho anche illustrato le mie favole, di cui potete leggere qualche esempio proprio qui: quei tre o quattro editori a cui le ho spedite le hanno trovate troppo sofisticate per dei bambini, o troppo "diverse". Forse per quelli che loro immaginano siano i bambini, perché i bambini "veri"alle mie favole si sono sempre divertiti, anche se ho smesso di scriverne e le invento, se necessario, su due piedi, come consiglio di fare a tutti quegli adulti che vogliano mettere un po' di cura nel lato "ludico" dei piccoli, così spesso mal affidato a trasmissioni spesso stupide, e a libri dove tutto è troppo spiegato, troppo illustrato, e spazio per sognare non ce n'è più.

Chi ha ucciso Walt Disney?

Los Angeles(California) o Paperopoli (Callisota)?
Oggi 24 febbraio 2011, alla presenza di Topolino e Paperino,è stata riesumata la salma del noto animatore Walt Disney. L'esame autoptico ha dato un esito sorprendente: Disney non è morto, come si sosteneva, per collasso cardiocircolatorio poco prima del Natale del 1966,ma di morte violenta. Il coroner ha rilevato inconfondibili tracce di colpi inferti con corpo contundente quasi sicuramente di legno. E' stato in seguito ritrovato un filmino superotto con audio; si intravede il noto animatore americano colpito violentemente da un burattino che grida una frase misteriosa: "Io tirolese? Oh bischero!" sullo sfondo un brucaliffo ed una ragazzina dall'aria mediterranea (Leila?)

Favole e disegni. Favole e Disney

Sono d'accordo col tuo pensiero.
Penso anche che una favola che nasce già accompagnata da disegni o illustrazioni, possa essere un arricchimento il problema è quando le immagini prendono il posto delle parole.
Ma perchè hai smesso di scrivere favole? Tu che sei capace scrivine ancora, chè c'è bisogno di favole.

Vorrei anche fare una precisazione riguarda la Disney: quando dico che in fatto di favole non capisce niente, intendo dire che farebbe bene a non prendere favole di altri e modificarle a proprio piacere a scopo di lucro.La Disney non ha bisogno di prendere favole di altri, perchè sa crearne di molto belle di suo. Bambi e Wall-e ne sono gli esempi migliori.

Roba da matti

Forse non ci crederete, ma la lettura de Il mondo incantato mi è stata consigliata da un matto. Sì, proprio così: una di quelle persone che non ci stanno più tanto con la testa.
“Ah! Devi leggere Il mondo incantato. Vedrai ti piacerà.” mi disse il “professore”.
Lo chiamavamo così per l'aria distinta e colta che si dava, anche se il suo aspetto lasciava trasparire quello di un vagabondo, cosa che in realtà non è.
A quel tempo stavo leggendo “Un genitore quasi perfetto” sempre di Bettelheim. Lo leggevo stando al bancone della portineria dell'ospedale dove lavoro, cercando di far passare le ore lunghissime del turno di notte. Il “professore” vagava come uno zombie per gli androni dell'ospedale; diceva di non riuscire a dormire e di stare sveglio anche diverse notti senza chiudere occhio. Ogni tanto si fermava al mio bancone e iniziava a raccontare di questo e di quello; partiva con discorsi ragionati e sensati, ma dopo un po' si perdeva in divagazioni astruse e non capivo più dove volesse andare a parare. Non so, forse nella sua demenza capiva che non lo seguivo più e improvvisamente come se avesse azionato un interruttore, si interrompeva e diceva: “Beh! Ciao, devo andare.” e si allontanava nel buio, più che della notte, della sua solitudine. Avevo l'impressione di essergli di compagnia, di aiutarlo a passare le ore vuote della sua solitudine. Ma anche lui aiutava me a passare qualche quarto d'ora nei momenti vuoti del mio lavoro e non mi dispiaceva. Ora non gli è più permesso di vagare di notte per i corridoi e gli androni dell'ospedale.
Così una di quelle notti mi chiese cosa stessi leggendo. Chiusi il libro tenendo un dito dentro per non perdere il segno e gli mostrai la copertina di “Un genitore quasi perfetto” e fu lì che mi consigliò la lettura de “Il mondo incantato”. E in seguito si informò se lo avessi letto e se mi fosse piaciuto.
Sì, devo dire che mi ha consigliato bene. Ma non solo, recentemente mi ha chiesto: “Ma Il visconte dimezzato, lo hai letto?”
“No.”
“Allora devi leggerlo.”
Mi ha consigliato bene una volta, poteva non consigliarmi bene una seconda?
E poi ancora parlando di scrittori, a bruciapelo mi ha chiesto: “E Conrad ti piace?”
“Non so non ho mai letto nulla di Conrad, lo conosco solo di nome.”
“Allora ti porto Tifone gioventù. Vado a casa a prendertelo!”
“Ma dai, non stare a tribulare, me lo porterai la prossima volta.”
Non c'è stato nulla da fare, è scattato come una molla e dopo mezz'oretta è tornato col libro di Conrad. “E' tuo puoi tenerlo!”
E poi dicono che sono matti!

Muggiò 13.01.13

Trova il tempo per leggere, è la base del sapere.

Conrad e il professore

E' una bellissima esperienza e grazie per averla condivisa con noi. Il finale poi è bellissimo "E' tuo, puoi tenerlo". Oggi non succede più con niente e nessuno. Ecco perchè lo chiamano "il professore" :)
I lettori sono tutti un po' matti perchè si estraneano dal mondo per vivere in un altro, ascoltare altre voci, vedere altre realtà.
Di Conrad in genere si conosce o si consiglia "Cuore di tenebra". Ci farai sapere com'è "Tifone gioventù".

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Una stanza senza libri è come un corpo senza anima.

Lettore lento

Sono un lettore lento. Per ora il libro é in sala d'attesa, sullo scaffale della mia libreria. Quando lo leggerò Ti e Vi farò sapere com'è.

Trova il tempo per leggere, è la base del sapere.

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