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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Cindy vi scrive" di Ruben Mosca

di Ruben Mosca
una bambina... una lettera-denuncia per tutti

Ciao a tutti! Sono cindy. Come potete vedere il mio nome è scritto con la lettera minuscola. Io non merito neanche un nome e il solo fatto di sentirmi chiamare mi onora.
Quando ancora non appartenevo al mondo degli angeli avevo un numero che mi identificava, ero 0089. Bello vero? Io qui sto bene: corro tra prati fioriti, gioco con altri bimbi e ho potuto rincontrare i miei genitori. Loro sono morti quando avevo 4 anni e da li mi hanno portata in un paesino vicino casa mia ed è stato proprio in quel luogo che ho incontrato il Padrone. Mi ha presa e mi ha spogliata bruscamente, dopodiché mi ha fatto indossare una strana tunica e mi ha portata in un luogo dove tanti bambini come me giocavano…sì sì… era un gioco orrendo. A me non piaceva! Non avevamo pause e mangiavamo pane bagnato, eravamo attaccati a queste macchine tutto il giorno. Un dì di dicembre, che non dimenticherò mai, andai dal padrone e gli chiesi una pausa perché stavo poco bene. Lui mi picchiò e non mi fece mangiare per due giorni. Io mi sentivo in colpa, non capivo che non ero io a sbagliare.
Gli anni passavano e non mi ci volle molto a capire come stavano le cose. Eravamo bambini sfruttati, il nostro compito era fare tappeti dall’alba al tramonto. Eravamo dannati! Niente giochi, niente affetti, niente! Ho pianto tante notti, ho sognato tante volte di essere felice, ma era solo una dimensione fantastica, dove si può respirare sott’acqua e librarsi tra i cieli più limpidi. Avrei voluto rovinare i sogni del Padrone, fargli capire come ci si sente, ma a lui non sarebbe importato niente, l’unica cosa che a lui importa sono i soldi. L’ultimo anno avevo 13 anni, i grossi giocattoli con cui passavamo il tempo erano rovinati e i tappeti non erano idonei alla vendita. Ovviamente il Padrone dava la colpa a noi, ci picchiava, ci metteva in punizione. Una bambina di soli 5 anni morì perché picchiata troppo violentemente, non la dimenticherò mai. Si chiamava Camilla ed era arrivata da solo una settimana, piangeva sempre, voleva sua mamma. Ora lei è qui con me e siamo diventate migliori amiche, e anche le nostre mamme lo sono diventate. Comunque non mi ci volle molto prima che io e altre centinaia di bambini la raggiungessimo. Una mattina di Agosto i macchinari scoppiarono. L’unica cosa che ricordo…fuoco e poi niente. Aprii gli occhi come quando ci si sveglia la mattina e vidi il viso di mia madre sorridermi. Mi chiese se stavo bene e poi aggiunse “Bentornata a casa! Devi aver sofferto molto senza di me!”. Io la abbracciai riuscendo a sentire il suo solito odore di pesca sui capelli. Un tocco dietro la schiena. Mi girai e vidi Camilla. Non fu facile riconoscerla; il suo viso era bello e felice. Mi sentivo in pace è una sensazione che non si può descrivere. Dopo 14 anni di inferno poter essere in paradiso. Vi scrivo questo perché qualcuno possa capire, possa aiutare chi ancora si trova in quell’inferno. Ehi! Io nei sogni del Padrone mi sono intrufolata…senza risultato. Comunque qualcuno canterà meglio questa storia. Mi affido a voi. Arrivederci dal Paradiso. Ah, Camilla vi manda un grosso bacione.
Ruben grazie per l’aiuto che mi stai dando.
Cindy.

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