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Racconto 4 "Domeniche a piedi"

Domeniche a piedi

Da giorni il Foehn si è ritirato nelle sue lande del nord, da due mesi non piove. Sulla città grava, immobile, impenetrabile e irrespirabile, l’immensa cappa grigia dello smog. I raggi del sole faticano a oltrepassare quella cortina caliginosa e tutto assume un colore uniforme. E’ una città senza contrasto, una città senza ombre.
Dopo una giornata di duro lavoro, sprofondo in poltrona, la mano lentamente abbandona la presa sul telecomando, gli occhi a poco a poco si chiudono e cado nel dormiveglia. Dalla televisione continuano ad arrivarmi suoni e voci in maniera confusa:”Superamento della soglia di attenzione…Benzene… Polveri sottili…Anidride carbonica…Particolato…Tenere in casa i bambini…”
“Accidenti, ma come parli? Sii più chiaro.” Dico nel dormiveglia.
Poi ancora dalla televisione:”Ristagno dell’aria…Sostanze inquinanti…Marmitte catalitiche…centraline di rilevamento…Pm10…Sconsigliata l’attività sportiva all’aperto…”
“No, no, non capisco…”
“Domenica blocco totale della circolazione alle auto, nella metropoli e nelle aree omogenee!”
“Ma cosa è stato? Ho capito bene? Domenica non si può usare l’auto?” Riapro gli occhi in tempo per vedere un’immagine che sfuma e il giornalista che passa ad un’altra notizia. Dormivo. Forse ho sognato.
Poco dopo a cena , altro telegiornale e ancora quella notizia:”Domenica blocco totale della circolazione alle auto nella metropoli e nelle aree omogenee!” Il boccone mi va di traverso, mi sento soffocare, ho bisogno di aria. Corro alla finestra, la apro e respiro a pieni polmoni ma invece di riprendermi mi sento di soffocare ulteriormente; richiudo immediatamente la finestra perché l’aria fuori è peggio di quella dentro.
No, non è possibile domenica devo andare al ristorante con gli amici, devo andare al centro commerciale, devo andare al cinema , devo andare…devo andare… non importa dove , ma purchè con la mia auto. E come faccio senza?
Poi quella domenica arriva, il solito pallido sole si sforza di riscaldare l’aria fredda di questo nuovo giorno, e già dal mattino si nota qualcosa di strano: c’è silenzio! Non sento arrivare il rombo dei motori delle auto dal viale vicino a casa. Mi affaccio alla finestra e vedo un paio di ragazzi in tuta che corrono a passo lento in mezzo alla strada, vedo alcune persone che si avviano a piedi verso la chiesa e davanti al sagrato non c’è il solito groviglio di auto.
Ma c’è ancora qualcosa di strano e non capisco cosa. Decido di uscire e di fare un giro in bicicletta per le vie della città, per una volta, sgombre di automobili e mi sento libero. Mi sembra quasi che si respiri meglio di ieri e intanto continuo a sentirmi addosso quella sensazione di stranezza. Ci penso e ci ripenso e quando vedo alcuni ragazzini giocare a pallone in strada, finalmente capisco di cosa si tratti: questa domenica senza auto mi ricorda tanto quelle giornate,di quando ero bambino e anch’io giocavo a pallone in strada, le giornate in cui la nebbia occupava la città, ne inghiottiva i rumori e ne rallentava il ritmo di vita. E tutti si adattavano ad un ritmo più lento senza preoccuparsene, perché era normale che fosse così. Oggi questo non è più normale, bisogna correre, bisogna produrre e guadagnare, bisogna stare al passo coi tempi, non ci si può permettere di restare indietro, chi si ferma è tagliato fuori dai moderni schemi di vita e l’automobile è indiscutibilmente parte di questi schemi.
Ecco questa giornata senza auto ha il sapore di quelle giornate di nebbia di una volta, in questa giornata rivive il sapore di tempi e spazi perduti per sempre.
Per un giorno le auto rimangono ferme ai box, per spostarsi si usa la bicicletta e alle fermate degli autobus si formano assembramenti di persone; si ride, si scherza, si gioca in strada, c’è serenità e nessuno sembra essere triste perché non può usare l’automobile..
Il sole si abbassa all’orizzonte in un tenue tramonto, il giorno di silenzio e tranquillità si spegne nell’oscurità di un cielo senza stelle.
Poco dopo termina il divieto di circolazione delle auto e i motori si apprestano a rombare di nuovo.
Anch’io, come tutti del resto, salgo sulla mia auto, metto in moto e mi dirigo verso il centro città per andare al cinema. Dopo pochi minuti sono in coda al semaforo rosso, sono imbottigliato nel traffico; un’auto vicino alla mia diffonde musica ad alto volume e sembra di essere al luna park, i clacson suonano all’impazzata perché non si va avanti, tra automobilisti ci si guarda in cagnesco, ogni altro automobilista è un ipotetico avversario pronto a toglierci centimetri di spazio e ogni centimetro perso è un minuto di ritardo, così non trovo parcheggio, non arrivo in tempo all’inizio del film, lo perdo… e intanto il nevoso sale…
Ma dove è finita la serenità e la tranquillità del giorno appena trascorso?
Tutto è tornato come prima; è tarda sera, c’è traffico e puzzo di gas di scarico come se fosse pieno giorno e della domenica ecologica, ormai, non c’è più traccia.
Nonostante il blocco della circolazione delle auto per un giorno, è ancora…smog in valpadana

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