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leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Dentro di noi - l'intervista (II parte)

“Ci siamo trovati con un volume di interventi notevole, anche dal punto di vista qualitativo. Riflessioni inscrivibili in innumerevoli tipologie: da quella dello studente a quella dell'accademico, dall’appassionato al semplice lettore fino all’affezionato per arrivare, come detto, all’oppositore. Tutti accomunati da un’indubbia qualità e profondità di pensiero” continua Bortolotti. “A tal punto da riuscire a convincere l’editore Longanesi a promuovere il libro al primo colpo, non senza però un’attenta rilettura”. C’è sicuramente un aspetto commerciale in tutto questo, ma ad emergere è prima di tutto il contenuto dell’opera caratterizzata come detto da una candida ed onesta piacevolezza di pensiero che aggrega gli autori degli interventi contenuti in questo Dentro di Noi. C’è il meglio di noi in quelle pagine si sente echeggiare nella sala del nostro incontro. Ma cosa si intende per meglio di noi ci chiede Antonio, catapultato d'un tratto dall'altra parte della barricata a far domande a noi giornalisti. Assieme proviamo a darci una serie di risposte, senza riuscire però a sintetizzare una comune conclusione. Questo probabilmente è il meglio di noi; il fatto di avere moltitudini di idee, esperienze ed anime. Chi era allora Tiziano Terzani? Era un viaggiatore; scriveva e parlava di popoli, terre e uomini, ma era disposto a cambiare idea e tornare, in gergo, indietro nei suoi passi se scopriva un lato sconosciuto, veritiero e meritevole d’attenzione della faccenda. Viaggiare, per trovare se stessi e gli altri. Cercare, non essere mai appagati o meglio non accontentarsi di ciò che si sa. Rimetterci in discussione in quanto uomini. Creare il dubbio per arrivare a capire chi veramente siamo e qual è il nostro scopo. Incontrarsi in questa terra. “Dubito Ergo Sum!” esclama un signore seduto dietro di me. Suona come l’Eureka! di Archimede; che atmosfera! A questo punto sembra quasi di conoscerci già tutti per nome ma la conferenza sta per finire. Antonio e Massimo mi avvicinano – ho delle domande da fargli – invitandomi a proseguire la discussione con loro. Magari fuori, davanti ad un bicchiere. Padova si sa, è la città del Santo ma anche dello spritz…

Inizia così la nostra discussione privata: è la mia prima intervista e stranamente mi sento subito a mio agio nelle inedite vesti di giornalista quando, proprio sul più bello, d’un tratto una banda di musicisti fuori in piazza inizia un gran fracasso rendendo il nostro dialogo assai impegnativo. “Sposa bagnata, sposa fortunata” penso, intanto i miei due ospiti se la ridono approfittando della situazione per dare ordini alla giovane cameriera di turno mentre io con aria un po’ timida e imbarazzata inizio a far domande…

Terzanismo. Nuovo paradigma di pensiero, sentimento comune o semplice equivoco?

MDM: Preferisco pensare che tutti gli “ismi” e gli “isti” siano senz’altro riduttivi. Lo dico perché si sente spesso parlare ad esempio di “Terzanismo” più che altro per comodità ovvero per confinare qualcosa, per mettere delle barriere. Mi lasciano sempre un po’ di incertezza. Vuol dire che c’è un idolo quindi qualcuno che lo segue. Ma non lo segue come un riferimento positivo, lo segue spesso alla cieca. Credo sia sbagliato bendare gli occhi in questo modo. Dato che Terzani era prima di tutto un uomo come gli altri, sentir parlare di Terzanismo fa un po’ ridere!

AB: Le etichette mettono dei confini. Sicuramente quello di Terzani non può essere un fenomeno passeggero, c’è qualcosa di più. Non c’è alcun terzanismo quindi.

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