scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Sogni - Capitolo 2

Come ogni sera leggo una fiaba ad Anna e Sofia, aspettando che prendano sonno e ogni tanto uno sbadiglio scappa anche a me; loro ogni tanto interrompono la mia lettura domandando della fata piuttosto che della strega cattiva e io ho sempre l’impressione che siano piccoli stratagemmi per tardare il momento del sonno, allora, in modo ormai automatico, porto l’indice alla punta del naso e dico: «Ssst ! Silenzio!» Quando vedo che i loro occhi cominciano a chiudersi, rallento volutamente la lettura e leggo quasi sottovoce, quasi a volerle ipnotizzare. Ecco, ora hanno preso sonno, aspetto un pochino ancora e poi rimbocco per bene le loro coperte, spengo la luce, lascio solo il consueto punto luminoso e mi appresto a raggiungere Liliana a letto.
«Lili, faccio una doccia veloce e ti raggiungo» le dico dal corridoio, ma non odo risposta. Una doccia è necessaria per togliersi di dosso le fatiche e lo stress della giornata. Dopo la doccia mi sento rivitalizzato, infilo il pigiama e scivolo sotto le coperte anch’io. Liliana è lì, immobile; mi avvicino a lei nel buio e le sussurro piano: «Ehi, Lili…» e intanto appoggio le labbra sul suo collo, ma lei con un gemito di fastidio si accartoccia tra le coperte.
«Va beh! Ho capito anche stasera… si dorme».
Accendo l’abat-jour e rimbocco le coperte anche a lei, come ho fatto con le bimbe. La guardo dormire. È così serena nel sonno, semplicemente bella.
Chissà se starà sognando e che cosa? Forse starà sognando di avere un po’ più di tempo da concedere alla nostra intimità, ma mi rendo conto che questo è quello che io vorrei che lei sognasse. No, non so proprio immaginare che cosa stia sognando.
Sospiro. La capisco, ha avuto la solita giornata impegnativa, essere direttore creativo le assorbe un sacco di energie, poi ci sono le bambine, la casa, corri di qui, corri di là… e ora è stanca morta.
Anch’io durante il giorno ho il mio bel daffare; essere direttore di un supermercato al centro commerciale, potrà sembrare cosa da poco, ma richiede sacrificio e dedizione; ci sono i rappresentanti, le ordinazioni, la merce che non arriva, quella scaduta, gli scaffali che devono essere sempre pieni, il personale che manda la malattia, quello che si imbosca, le cassiere che sbagliano i conti, i clienti che si lamentano, il parcheggio per le auto sempre pieno, la vigilanza per la sicurezza, chi mi chiama di qui, chi mi chiama di là… A sera sono stanco morto anch’io. Anch’io sono impegnato tutto il giorno, ma stasera avrei voluto un po’ d’intimità e invece mi tocca leggere il giornale. Apro il «Corriere», salto le pagine di politica, quelle di cronaca, salto anche quelle di economia e vado direttamente allo sport, ho bisogno di rilassarmi. Inizio a leggere un articolo di calcio, ma dopo poche righe mi accorgo che leggo e penso ad altro. Mi è tornata in mente quella breve pausa caffè che mi sono concesso in mattinata in compagnia di Claudia, la direttrice del negozio di articoli sportivi del centro, e della sua rappresentante di abbigliamento sportivo, che di tanto in tanto viene a proporle nuovi prodotti. Una donna giovane, sulla trentina, capelli castani, mossi, occhi castani, pelle bianca e rosea, un corpo normale, neanche tanto alta, elegante non soltanto nel vestire, ma nel portamento. E poi un bel sorriso e una voce suadente. L’avevo vista già altre volte, di sfuggita, ma stamattina è stata la prima volta che abbiamo avuto la possibilità di scambiare due parole, giusto giusto due parole. Niente di più.
Ma ad un certo punto i nostri sguardi si sono incrociati e il suo ho sentito che mi è penetrato dentro, mi ha scavato a fondo. È stata una sensazione strana, bellissima. Una sensazione che non riesco a spiegare.
Adesso vorrei incontrarla di nuovo. Chissà? Se tornasse domani potrei invitarla a bere un caffè o un aperitivo. Sì, ma non so neppure come si chiama…
Potrei dire a Claudia di venirmi a chiamare quando arriva la sua rappresentante e fare una pausa tutti assieme. No, no, così mi esporrei troppo, mi farei vedere interessato…
Accidenti! Ma a che cosa sto pensando? Ma che pensieri mi vengono per la testa?
Io ho la mia Lili e le voglio molto bene. E intanto la guardo mentre dorme beatamente, anzi mi fa anche un po’ invidia perché io non riesco a dormire. Ho un forte desiderio di stringerla a me, di abbracciarla e tenerla lì, così, stretta a me. Ma mi dispiace interrompere il suo meritato riposo. E le mie bambine, poi? No, ma che razza di pensieri!
Mi sforzo di non pensarci, ma intanto non vedo l’ora che arrivi il mattino e andare al lavoro, perché potrei incontrare di nuovo la bella rappresentante di articoli sportivi.
Poi Morfeo vince i miei astrusi pensieri e finalmente cado tra le sue braccia.
(Stefano Chiarato, Muggiò, 6 dicembre 2007)

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