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"Una storia di ombre il delitto Moro" di Lorenzo Perego

Il 9 maggio 1978 il cadavere di Aldo Moro, trucidato dalle Brigate Rosse dopo 55 giorni di prigionia, viene ritrovato nel bagagliaio di una r4, in via Caetani a Roma. Un delitto politico, volto a bloccare il "compromesso storico", cioè l'entrata dei comunisti nel governo, appoggiata da Moro.
Quell'omicidio presenta però molteplici lati oscuri, che aprono uno scenario nel quale le Br furono probabilmente manovrate dai servizi segreti, italiani e statunitensi, nell'ambito del più ampio discorso costituito dalla cosiddetta "strategia della tensione" e dall' "operazione Gladio".
lo intuisce lo stesso Moro, nelle sue ultime lettere scritte durante il sequestro; lo afferma Giovanni Pellegrino, presidente della Commissione Parlamentare Stragi, nel suo rapporto; lo ammettono Franceschini e Moretti, brigatisti, il secondo esecutore materiale del delitto.

Aldo Moro si era reso conto di essere stato abbandonato nelle mani dei terroristi. Lo realizza con incredibile lucidità e lo scrive: scrive la sua volontà di abbandonare la Dc e di passare al gruppo misto in parlamento, non vuole nessun compagno di partito al suo funerale.
Giunge per lui inoltre inaspettata la sentenza di morte, dopo le aperture fatte nei confronti dei brigatisti, anche da parte del Presidente della Repubblica Leone, pronto a graziare un terrorista per uno scambio di prigionieri.

Anni dopo il delitto, nel 1995, Giovanni Pellegrino presenta la sua relazione sul periodo stragista. Il senatore ravvisa parecchi fatti sospetti: innanzitutto lo strano blocco delle linee telefoniche al momento e nella zona del sequestro; l'immobilismo generale delle forze dell'ordine (ai vertici delle quali spiccavano esponenti della loggia massonica P2), che non riuscirono (o non vollero) liberare Moro, prigioniero di un semplice appartamento di via Fani, dal quale i terroristi si muovevano costantemente per recapitare messaggi politici e lettere dell'ostaggio. Vale la pena ricordare quanto fu invece celere la liberazione del generale Dozier nel 1982.
In secondo luogo, la sparizione di alcune prove durante le indagini e le modalità del sequestro, non conformi alle normali tattiche usate dalle Br.
Anche la mafia si era attivata per liberare il presidente Moro, su proposta di Stefano Bontade, ma Pippo Calò bloccò il tutto con questa frase: "Stefano, ma ancora non l'hai capito, uomini politici di primo piano del suo partito non lo vogliono libero".
Infine, spuntò una pista che conduceva direttamente ai servizi segreti, che ovviamente chiusero la porta in faccia agli onorevoli membri della Commissione Parlamentare.

Una testimonianza sorprendente arriva poi da Alberto Franceschini, uno dei fondatori delle Br. Egli dice chiaramente che le Br furono infiltrate a partire dalle università (citando la deposizione di un generale), e che "furono indirizzate senza che i loro componenti ne fossero consapevoli".
Mario Moretti, altro storico fondatore del gruppo terrorista, identificato come colui che materialmente sparò al presidente della Dc, fu invece intervistato da Sergio Flamigni, senatore del Pci e massimo esperto del delitto Moro. Flamigni sostiene che fu proprio Moretti a manovrare le Br dall'interno: questa argomentazione si ricollega certamente all'oscuro passato del capo brigatista. Moretti infatti in gioventù fu in contatto con Annamaria Casati Stampa, nobildonna di amicizie fasciste; inoltre amici d'infanzia testimoniano le convinte simpatie del terrorista per il fascismo.
E' un discorso che si riallaccia alla tesi secondo la quale le Br furono create ad hoc dai servizi segreti per essere utilizzate nel periodo degli "anni di piombo": una tesi che non possiamo sviluppare in questa sede.

Le Br furono dunque pedine di un gioco più grande. La certezza documentaria non ci sarà, ovviamente, finchè i servizi segreti terranno chiusi i loro archivi: la mancanza di collaborazione ed il continuo ostacolare le indagini, si possono considerare probabilmente come ammissioni di colpevolezza. Il tutto non è che un tassello dell'enigmatico scenario degli anni della strategia della tensione.
Anni per i quali l'Italia non ha provato abbastanza vergogna, in cui si è fatta manovrare. anni scordati troppo in fretta.

BIBLIOGRAFIA

-FLAMIGNI, SERGIO
1997 Il mio sangue ricadrà su di loro. Gli scritti di Aldo Moro prigioniero dell Br, I ed, Milano, Kaos
-GANSER, DANIELE
2005 Gli eserciti segreti della Nato. Operazione Gladio e terrorismo in Europa occidentale, trad. it. di CALZAVARINI SILVIO, I ed, Roma, Fazi
-PELLEGRINO, GIOVANNI
1995 Il terrorismo, le stragi e il contesto storico-politico. Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi. Proposta di relazione redatta dal Presidente della Commissione, Roma
-RENZETTI, ROBERTO, Fisica/mente.net, visitato l'11/01/2007, www.fisicamente.net
-SCOTTONI, FRANCO
1993 Franceschini sul caso Moro: "Forse le Br furono usate", in "La Repubblica", XXVII (6 Dicembre 1993)
-www.wikipedia.it

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