scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

"Sotto il gelso" di Silvia Armanini

“L’ultimo racconto del Gelso”
Una ragazza siede sul cordolo di un'aiuola, nel buio di un parco nella periferia di Bologna. Sente benissimo il frusciare incauto del ragazzino che avanza verso di lei, scostando malamente gli arbusti e lasciandosi sfuggire degli sbuffi scocciati. Conosce quei passi, non ne ha paura, per questo si permette un fugace, doloroso ricordo, prima di voltarsi verso il giovane e sorridergli.

“Tre persone possono mantenere un segreto, se due di loro sono morte.”

- Non vidi mai con i miei occhi, quello che vi sto raccontando. Ma saprei dirvi ogni piccolo particolare, dal rumore del vento tra le foglie al profumo vischioso della resina. Quello fu l'ultimo incontro prima che le cose andassero così come sono andate: non fu quello il principio, ma posso dirvi che fu "l'inizio della fine" -

“Lo stai ancora cercando.”

Giubbotto in finta pelle, stivaloni scuri e capelli lunghi legati in una coda scomposta. Nero come un angelo infernale scivola alle mie spalle portandosi dietro l’opprimente vento autunnale e il suo acre profumo americano. Ma non ha niente di poetico il suo strisciare: rasenta quello dei lombrichi nella terra. Dell’angelo ha solo le fattezze e, forse, il destino.

“…”

“Smettila con questa farsa.”

“…”

“Lo sai meglio di me che non lo troverai mai perché lui è…”

“Zitto.”

“Fuggire dalla verità per l’ennesima volta ti consola?! Sei patetica.”

“Zitto, ho detto.”

“Anzi, sei più che patetica, sei…”

Conosco solo un modo per zittirlo e non ho problemi ad usarlo.

“Ho capito, sto zitto.”

Docile e accondiscendente: spesso è l’effetto che fa una pistola appoggiata al mento. Mi occorre che si zittisca perché ora è il momento delle domande.

“Come hai fatto a trovarmi?”

“Non è stato difficile.”

Aumento la presa sul grilletto

“Ok, ok! Ho seguito le tue tracce fino a qui. Sei diventata distratta o forse vuoi solo che ti trovi: sai meglio di me che hai bisogno del mio aiuto.”

La mia risata di scherno assomiglia ad un nitrito mal riuscito.

“E anche di quello di un buon psicologo.”

Ora è un gorgoglio a raschiarmi la gola: rido di nuovo.

“Siamo nel centro di un parco dove tutti ci possono vedere e mi stai puntando una pistola alla testa. Solo un pazzo rischierebbe tanto…”

“E solo un idiota potrebbe credere di essere visto nel buio delle tre di notte, in un desolato parco di periferia.”
“Se non erro mi hai appena offeso.”

“Complimenti dottore, ti meriti una laurea con lode. E ora sparisci.”

Lo spintono lontano, il suo profumo è troppo intenso e talmente agro da farmi girare la testa.

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