scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Sotto il gelso - Pagina 2

“Non me ne vado senza di te.”

“Non ho bisogno del tuo aiuto.”

Ora è lui a ridere: un suono armonioso e cristallino che mi stappa un sospiro.

“E’ la stessa cosa che mi hai detto l’ultima volta ed io ti ridarò la stessa risposta.”

Senza che io possa fare niente per fermarlo mi afferra le braccia e mi stringe contro il suo corpo. Lo odio, il mio angelo nero, che mi lancia per l’ennesima volta il suo strano e profumato incantesimo. Lascio cadere lungo il fianco il braccio che impugna la pistola e stringo il suo giubbotto con forza, fino a quando le nocche non diventano bianche.

“Ti odio”

“Ed io ti voglio bene. Ma i nostri sentimenti non hanno mai avuto importanza. Andiamo a casa”

“Non posso tornare indietro, lo sai!”

“Il passato sta bene con i morti, noi vivi apparteniamo al presente.”

“Ma dove dovrei stare io che sono morta a metà?” urlo in preda alla disperazione. Ancora il solito discorso. Ripetiamo le stesse frasi all’infinito, lo faremo sempre.

“Ci sono io con te ora! Questo non ti basta?”

“Non puoi cancellare quello che sono! Tu non sai cosa successe quel dannato giorno di diciassette anni fa…”

“Raccontami…se lo dividi con me, il dolore sarà più accettabile.”

Lo spintono lontano. Scappo per l’ennesima volta dal suo abbraccio caldo e rassicurante, lontano dal suo profumo inconfondibilmente fastidioso. “Non voglio che anche il tuo cuore si avveleni d’odio. Vai a casa.”

“Non c’è una casa dove tornare se tu non sei con me! Ho promesso che ti avrei riportata indietro e io non manco mai alla parola data…”

“Allora sarà la prima promessa che non potrai mantenere. Vattene o dovrò colpirti, come l’ultima volta.”

Ma prima di sentire la sua ovvia risposta lo colpisco alla testa col calcio della pistola, lo guardo cadere a terra e rimetto nella fodera l’arma, prima di voltarmi e di sparire nell’oscurità. Agganciata al mio marsupio stracolmo di gingilli inutili la maschera di un gufo sogghigna famelica, lasciandosi inghiottire dalle tremolanti tenebre della notte.

"La prossima volta che ci vedremo, fratello, potrei essere solo un gelido corpo accasciato sul terreno."

Un nuovo frusciare, quasi indistinto, riempie nuovamente la radura. E' il sibilo di qualcuno che sa come nascondersi. Non c'è più tempo per pensare, adesso, devo stare attenta. Tendo teatralmente il braccio che stringe la pistola verso la macchi indistinta di alberi ed esclamo: "Vieni fuori, so che sei da qualche parte. Sono stufa di giocare a rincorrerti, non siamo più bambini. Comportati da uomo."

Nei film, dopo le dichiarazioni ad effetto, il nemico sbuca fuori dai cespugli, fa il discorsetto di commiato ed il cattivo viene trivellato di colpi fino alla morte.
Però, quando il cespuglio alla mia destra si appiattisce sotto il peso di un corpo, so già da me che non ci saranno simili discorsi, perché questo non è un film e l'Attore ha una parte scadente.
E poi, in questa storia, quella cattiva sono io.

...

La porta della sala si aprì con un gran tonfo mentre un bambino di circa otto anni entrava correndo stringendo in una mano il tesoro che aveva appena conquistato, con l’intenzione di farlo vedere alla ragazza sdraiata sul divano.

“Sorella maggiore, sorella maggiore!” la ragazza appoggiò la rivista che stava leggendo, trattenendo uno sbuffo infastidito “Che vuoi, pulce?”

“Guarda cos’ho trovato” urlò allegro il bambino, sventolando il suo trofeo davanti alla ragazza.

“Cos’è quella roba?” “Sono delle bacche! Il Portinaio dice che sono commestibili!”

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