scrigno

leggere nuoce gravemente all'ignoranza

Sotto il gelso - Pagina 3

“Commestibili? Ma và. Quel vecchiaccio ti stava sicuramente prendendo in giro. Fà un poco vedere…” disse allungando una mano verso il fratello che invece ritrasse la sua, stringendo con forza il frutto. “Prometti di ridarmele dopo?” la ragazza non riuscì a trattenere un sorriso “Certo.” “Promettilo!” le rispose il piccolo, ancora diffidente “Prometto che ti ridarò quelle inutili bacche, va bene?”. Il ragazzino annui, porgendogliele.
La ragazza le osservò prima con curiosità, poi con ansia. Infine con preoccupazione. “Dove le hai prese, pulce?” “Dai rami di un albero del cortile. Ora che le hai viste ridammele!” “Quale albero?” “Quello tutto secco al centro del cortile! Me le vuoi ridare o no?”. Il tono della ragazza si fece più aggressivo “Smettila di scherzare! Chi te le ha date?!”; il bambino indietreggiò, spaventato: sua sorella non usava mai quel tono con lui. “Le ho prese dal vecchio albero rinsecchito del cortile. Lo giuro!”.

La giovane fissò il piccolo frutto con terrore “Non è possibile…non ancora…perché adesso, poi?”. Il bambino si dondolava sui piedi, osservando preoccupato la sorella e indeciso sul da farsi. Alla fine appoggiò le mani sulle gambe della ragazza per sollevarsi e vedere meglio quel suo piccolo tesoro che sembrava averla impressionata tanto. “E’ un tesoro davvero prezioso, vero? Ora però ridammelo, me lo hai promesso.”. “Te lo ridò se tu mi porti dove lo hai preso.” “Certo che ti ci porto!” replicò il piccolo protendendo la mano per reclamare il suo trofeo. Era talmente felice di riaverlo indietro che non si accorse del tremolio delle dita della giovane. Corse verso la porta, ordinando alla sorella di seguirlo, ma prima di uscire di casa le intimò: “Ti conviene coprirti bene, sorella maggiore, fuori c’è una nebbia fittissima!”.
Il cuore della ragazza mancò un battito.
Arrivati al centro del cortile, completamente coperto dalla nebbia, il bambino indicò un vecchio albero addormentato nel mezzo dello spiazzo. “Le ho trovate lì sopra, le mie bacche!” disse orgoglioso. La ragazza si avvicinò quasi con apprensione al tronco, allungando e ritraendo più volte la mano desiderosa di accarezzare la pianta, ma nel contempo timorosa di farlo, continuando a sussurrare una cantilena sgomentata “Non è possibile…ormai sei troppo vecchio per dare nuove bacche…perché di nuovo…”
“Piuttosto, sorella maggiore” disse il ragazzino troppo concentrato a cercare nuovi frutti sui rami per notare lo strano comportamento della giovane “che albero è mai questo?”.
La nebbia parve farsi più fitta, come se si fosse riempita di ricordi sgradevoli, ed i rumori si attutirono di colpo, divorati dal grigiore opprimente.
La ragazza sentì la gola raschiare sotto il veleno di parole che aveva dimenticato e che avrebbe voluto continuare a ignorare, infine emise un rantolo soffocato
“Un albero di Gelso, fratellino.”

...

Mi alzo di scatto, scostando il sacco a pelo madido di sudore. Come tutte le altre volte, il ricordo mi sconvolge. Come tutte le altre volte, da diciassette anni a questa parte, i miei sogni sono invischiati nelle rinsecchite radici dell'albero del Gelso. Anche qui, in questo ameno campeggio Emiliano, nascosta in una tenda sul limitare delle piazzole.

- Non erano passate che poche ore, dal funerale celebrato nel cortile, ma già la tomba era stata profanata e la maschera famelica di un gufo la aspettava sullo zerbino della porta di casa, ancora sporca di terra. Se a restituirgliela fosse stato il Cantante o l'Attore non lo scoprì mai nessuno. Probabilmente lei stessa non lo volle mai sapere. Fu da allora che iniziò a cambiare, appassendo come un fiore sul finire della primavera finché venne il giorno in cui scomparve; per lunghi mesi la credemmo morta. Fino al giorno in cui suo giunse quella notizia... -

È affollata Milano, tra il via vai degli immigrati con i loro profumi insoliti e i ragazzi con le cartelle in spalla che si spintonano per allontanarsi il più possibile dalle scuole. Cammino lenta mentre tutto il mondo corre, imbacuccata sotto il sole opaco di settembre.

Odio Milano e la sua fretta, la sua gioia, la sua perenne e grigia estate.

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